Mercato

Nel canale farmacia, dice Iqvia, la marca del distributore mostra quote di mercato ancora molto lontane da quelle del Largo consumo. Ma – sorpresa – il comparto commerciale mostra fatturati e volumi in crescita a tassi più elevati. Basta mettere a confronto i dati che la società di ricerche ha elaborato per Pharmacy Scanner con quelli provenienti dal Rapporto di IRi sulla marca privata nella grande distribuzione: in questo canale, dice l’indagine (presentata un paio di settimane fa a Bolognafiere nella cornice di Marca 2020), la private label chiude il 2019 con un incremento del 4,6% sul giro d’affari. Nell’area della farmacia che riunisce i prodotti della libera vendita, dicono le analisi di Iqvia, l’incremento è del 5,2% a valori e del 4,4% a volumi.

 

Libera vendita, quote a valori

Libera vendita, quote a volumi

 

A stemperare facili entusiasmi, restano le distanze in cifre: nella gdo la marca privata copre poco meno del 20% delle vendite e sfiora gli 11 miliardi di giro d’affari, nella farmacia vale complessivamente lo 0,3%  e genera un fatturato di quasi 81 milioni di euro. Eppure, nell’area del “senza ricetta” la private label mostra segnali di dinamismo che vale la pena analizzare: il giro d’affari, per esempio, sfiora i 50 milioni di euro e vale il 62% circa delle vendite della mdd nella farmacia (in proporzione, il commerciale pesa sul totale mercato del canale per poco più del 41%). E poi c’è la crescita tendenziale: a valori, come s’è già detto, la marca privata cresce del 5,2%, i prodotti dell’industria di marca invece registrano fatturati pressoché fermi (+0,1%).

 

Idm e Mdd nei diversi panieri, valori

 

Un’analisi dei trend che mostrano marca dell’industria (Idm) e marca del distributore (Mdd) nei diversi panieri del mercato della farmacia, poi, offre ulteriori spunti di riflessione: nel segmento che più di ogni altro sostiene i fatturati delle aziende dalla croce verde – quello dei notificati/integratori – la private label cresce a un passo nettamente maggiore della marca industriale (16,5% vs. 3,1%, vedi sopra) anche se in cifre la distanza tra i fatturati è ancora abissale (10,8 miliardi per la idm contro i 10,5 milioni della mdd). Nel paniere della patient care, poi, il passo è divergente, con la private label che cresce del 9,4% e i prodotti dell’industria che arretrano del 5,9% (ma anche qui non va dimenticata la distanza tra i fatturati: 1,6 miliardi per l’idm, 24 milioni per la mdd).

 

Idm e Mdd nei diversi panieri, volumi

 

Anche dall’andamento dei diversi panieri per volumi (ossia confezioni vendute) si possono ricavare utili elementi di riflessione. Nel segmento notificati/integratori, per esempio, la crescita in pezzi della mdd è superiore a quella in valori (+18% vs +16,5%, vedi grafico sopra e quello più in alto), cosa che invece non succede alla marca dell’industria (+1,1% vs +3,1%). Serviranno verifiche sul campo, ma c’è la possibilità che il fenomeno sia dovuto alla scelta di una gran parte delle farmacie di collocare i prodotti della marca privata nella fascia primo prezzo piuttosto che in quella premium. Se fosse, si tratterebbe di politiche in progressiva obsolescenza: come riferisce il Rapporto IRi, nella gdo la private label ha ormai messo radici stabili anche nelle fasce di prezzo più elevate, grazie alla fedeltà di cui marchio e insegna godono in fette sempre più ampie di pubblico. La discussione è aperta.

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