Lloyds Pharmacy verso lo “spezzatino”, McKesson e Phoenix ragionano sul futuro del brand

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Sono sul mercato da un paio di mesi e potrebbero finire nelle mani di un equity fund gli asset che McKesson ancora detiene in Europa dopo avere ceduto a Phoenix nel luglio scorso le attività in Italia, Belgio, Francia, Irlanda, Portogallo e Slovenia. Erano invece rimaste fuori da quell’accordo le risorse del gruppo americano in altri quattro Paesi: Regno Unito (tra le quali 1.400 farmacie sotto l’insegna Lloyds Pharmacy e Aah, società della distribuzione intermedia), Norvegia (200 farmacie della catena Vitusapotek più 70 in franchising con il marchio Ditt Apotek, che fanno capo al distributore Nmd), Austria (un grossista che serve più di 1.100 farmacie clienti) e Danimarca (Tjellesen Max Jenne, un’altra società della distribuzione intermedia).

E’ evidente che con quel che resta delle attività di McKesson c’è abbastanza per mettere in piedi un nuovo polo europeo della distribuzione farmaceutica, con potenzialità di tutto rispetto tanto nell’ingrosso quanto nel retail. Un polo che, ad ascoltare la stampa inglese, potrebbe finire nelle mani di un fondo d’investimento: secondo quanto rivelato dall’emittente Sky News (la stessa che questa primavera aveva anticipato di diversi mesi il deal con Phoenix), si sarebbero già fatti avanti con un offerta tre equity fund, Aurelius Group, Epiris e Hig Europe (che nelle settimane scorse è entrato nella proprietà della catena italiana Acqua & Sapone), ma non è chiaro se l’obiettivo è quello dei rilevare soltanto gli asset in terra inglese oppure tutte le “rimanenze” di McKesson.

La valutazione delle offerte, riferiscono ancora i media britannici, richiederà diverse settimane e dunque servirà pazienza. Tuttavia, gli sviluppi che si profilano all’orizzonte aprono interrogativi che coinvolgono anche le attività di McKesson cedute a Phoenix. Come avevamo già fatto notare a luglio, infatti, lo smembramento della catena Lloyds (che in alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, passa al gruppo tedesco e in altri, come il Regno Unito, rimane per ora agli americani in attesa di capire chi comprerà) porrà a breve termine la questione della proprietà del brand Lloyds. Secondo informazioni raccolte da Pharmacy Scanner nelle settimane scorse, sarebbero già in corso valutazioni e scambi di vedute tra McKesson e Phoenix sui destini del marchio, con diverse ipotesi sul tavolo una delle quali sarebbe la concessione in licenza dell’insegna al gruppo tedesco per un congruo numero di anni, con l’impegno da parte di quest’ultimo a procedere a un rebranding a tappe delle sue farmacie.

Come detto è un’ipotesi di lavoro tra le tante, ma vale la pena osservare che Phoenix già dispone in Europa di diverse insegne di farmacia che nel tempo potrebbero prendere eventualmente il posto di Lloyds. C’è per esempio Benu, marchio cui fanno capo 1.500 farmacie in una decina di Paesi, oppure Rowlands nel Regno Unito (520 punti vendita) o ancora Help Net in Romania (400 farmacie).

 

Le 2.800 farmacie Phoenix in Europa e le Lloyds acquisite a luglio

 

I numeri arrivano dal bilancio del gruppo relativo alla prima metà dell’anno contabile, che nel caso di Phoenix va dal febbraio 2021 al gennaio 2022. La multinazionale, che con 161 magazzini è il più importante distributore farmaceutico d’Europa oltre a essere il primo retailer della farmacia con oltre 2.800 esercizi di proprietà, chiude il primo semestre con ricavi per 18,9 miliardi di euro, in crescita del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2020. L’ebitda, invece, si ferma poco sotto i 309 milioni di euro (in calo del 4,6%) e gli utili dopo le tasse toccano i 98,5 milioni (-12,8%). «L’andamento dei ricavi e degli utili sottolinea la forte posizione del gruppo nel mercato sanitario europeo» commenta Sven Seidel, amministratore delegato di Phoenix Pharma «si tratta di un successo di squadra, al quale hanno contribuito i colleghi di tutta Europa. Sono la base migliore per le sfide che ci attendono nella seconda metà dell’anno».

Al 31 luglio, in particolare, il patrimonio netto del gruppo cresce di 181,2 milioni di euro e tocca i 3,1 miliardi, l’indebitamento netto scende invece da 2,4 a 2,2 miliardi. Le stime per l’anno 2021-2022, di conseguenza, prevedono una crescita dei ricavi leggermente superiore a quella del mercato farmaceutico europeo nel suo complesso e un utile ante-imposte leggermente superiore a quello registrato nel 2020-2021.

Le 2.800 farmacie che fanno capo a Phoenix sono distribuite in 14 Paesi, tra i quali Norvegia, Regno Unito, Olanda, Svizzera, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania. Altre 400 farmacie circa dovrebbero aggiungersi nei prossimi mesi con il completamento dell’operazione che, a luglio, ha consentito al gruppo di acquisire una parte cospicua degli asset di McKesson in Europa: tra questi le 260 farmacie di Admenta Italia (con insegna Lloyds), altre 101 della belga Lloydspharma e 90 farmacie in Irlanda (sempre insegna Lloyds). In aggiunta, il gruppo lavora con oltre 13mila farmacie indipendenti di 16 Paesi europei, sotto l’egida dei suoi programmi di partnership e cooperazione.

Alle farmacie di proprietà si aggiungono poi le farmacie indipendenti che collaborano con Phoenix nell’ambito di “catene virtuali” o gruppi di cooperazione, come Valore Salute in Italia: sono 13mila in tutta Europa e spesso queste aggregazioni coesistono con le catene direttamente controllate dal gruppo: è il caso di Aptieka 1 in Lettonia (poco più di cento farmacie), così come di Benefica in Romania (circa 250 farmacie) o ancora Pharmapoint in Repubblica Ceca (oltre 230 esercizi) e Compagno in Slovacchia (450 farmacie). La stessa insegna Benu, che in Lituania e Lettonia inquadra le farmacie Phoenix, in Estonia identifica una virtual chain di circa 140 esercizi indipendenti.

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