Consumatore

In Germania è ormai gara aperta tra le farmacie per imperniare sulla ricetta elettronica prossima ventura nuovi servizi digitali che semplificano il percorso del paziente. La dematerializzazione dovrebbe scattare dal febbraio del prossimo anno e anche se non è chiaro quale fine faranno le prescrizioni su carta (rimarranno o spariranno?) è certo già da ora che la ricetta elettronica sarà elettronica davvero: non si stamperanno promemoria come da noi e ciò che il medico prescriverà in formato digitale arriverà all’assistito e alla farmacia nello stesso formato. Ed ecco il motivo per cui da quelle parti la filiera è in fermento: chi sarà bravo a sfruttare la dematerializzazione per snellire il “patient journey” si assicurerà un evidente vantaggio sui suoi concorrenti.

C’è persino chi non intende aspettare il febbraio 2020. E’ il caso di Phoenix, il gruppo europeo della distribuzione intermedia presente in Italia con Comifar, che in queste settimane sta girando la Germania per presentare ai farmacisti titolari la propria app, “Deine apotheke” (La mia farmacia), offerta a un prezzo variabile in funzione del giro d’affari del singolo punto vendita: la funzione principale permette al cliente di scattare dallo smartphone una fotografia della ricetta (ma quando arriverà la digitalizzazione potrà mandare direttamente la prescrizione), inviarla alla sua farmacia di fiducia e concordare data e ora in cui passare per il ritiro dei farmaci. L’app si scarica tramite Qr-code e mette il cliente in connessione con la farmacia che lui stesso ha indicato attraverso il download. Dovrebbe restare preservato, quindi, il diritto del paziente di scegliere la farmacia di sua preferenza, sancito per legge in Germania come in Italia.

 

L’app “La mia farmacia” di Phoenix. Consente di fotografare una ricetta o il codice a barre di un prodotto e inviare l’immagine alla propria farmacia di fiducia. Il farmacista riceve l’ordine e indica l’ora alla quale passare per il ritiro. Lo spot tv che pubblicizza l’app ne mette in evidenza la comodità: si risparmia tempo per se stessi o per fare lo shopping con maggiore tranquillità.

 

Su un binario parallelo si sta muovendo anche Noweda, cooperativa dei farmacisti che oggi distribuisce a più di 9mila clienti. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di semplificare il percorso dell’assistito, ma qui non ci sono app bensì un portale internet dal quale il cliente può effettuare il suo ordine di acquisto: digitando il proprio cap si ottiene un elenco delle farmacie aperte in zona, quindi si seleziona il punto vendita di fiducia e si carica la foto della ricetta, oppure il nome del prodotto o ancora il numero seriale che accompagna il codice a barre stampato sulla confezione; la farmacia conferma l’ordine e indica quando il cliente potrà passare a ritirarlo, oppure chiede se preferisce il recapito a domicilio.

Tra i soggetti che si stanno preparando alla dematerializzazione c’è anche la Dav, Deutsche apothekerverband, il sindacato tedesco dei farmacisti titolari. L’associazione, che rappresenta le 19mila farmacie private della Germania, sta infatti lavorando a una propria app che permetterà ai cittadini di ricevere la ricetta elettronica dal proprio medico e inviarla immediatamente alla loro farmacia di fiducia. L’app verrà offerta gratuitamente a tutte le farmacie tedesche che vorranno aderire e – come spiega il sito lanciato dalla Dav per pubblicizzare il progetto – l’obiettivo è quello di preservare «il diritto del paziente di scegliere liberamente la farmacia, senza condizionamenti».

 

Anche la Dav avrà la sua app. Il sindacato delle farmacie tedesche lancerà il proprio applicativo per smartphone quando la ricetta dematerializzata sarà realtà: l’assistito potrà ricevere le ricette del proprio medico e rispedirle subito alla sua farmacia di fiducia. L’obiettivo è quello di offrire ai cittadini uno strumento che preserva la libertà di scelta della farmacia dove servirsi.

 

Con la propria app la Dav mira soprattutto a mettere i bastoni tra le ruote della farmacia online olandese DocMorris, che nella digitalizzazione delle ricette vede una considerevole opportunità di business. Già oggi il gruppo – che fa capo al distributore svizzero Zür Rose – è un concorrente temibile per le farmacie tedesche in calce e mattoni anche nel farmaco etico, che in Germania può essere acquistato anche online. Per acquistare da DocMorris, però, il paziente è costretto a spedire le ricette per posta, cosa che richiede il suo tempo, oppure farsele fare a distanza da un medico ma non sempre le casse mutua accettano poi la richiesta di rimborso. Con la ricetta dematerializzata, invece, tutto sarà molto più semplice ed è per questo che da qualche settimana il gruppo sta lavorando con la Spifa, la più grande associazione tedesca dei medici specialisti, per lo sviluppo di un’app proprietaria con cui gestire le prescrizioni elettroniche. La funzionalità principale è sempre la stessa, consentire al paziente di ricevere la ricetta del medico e inviarla alla farmacia per pianificare ritiro o consegna a casa, ma il timore dei farmacisti tedeschi è che questo applicativo induca gli assistiti a mandare le ricette soltanto a DocMorris. La Spifa, per rintuzzare le polemiche, ha già detto che all’app potranno accedere tutte le farmacie, ma c’è anche chi è convinto che alla fine saranno direttamente i medici a spedire alla web-pharmacy olandese. E visto che, secondo un recente sondaggio, il 66% dei tedeschi ha già comprato un farmaco con ricetta o sop-otc via internet (uno su due tra gli ultra55enni), l’eventualità preoccupa seriamente i farmacisti titolari.

E l’Italia? Ai farmacisti titolari di casa nostra le vicende tedesche insegnano una volta di più che la digitalizzazione può riscrivere, in modo semplificato, il percorso del paziente e anche quello della ricetta. Viene però da chiedersi perché in Germania la prescrizione elettronica sia stata subito colta come un’opportunità per rendere più comoda la vita delle persone (vedi anche Boots Uk, che ha lanciato di recente un’app con cui i pazienti possono chiedere al medico di ripetere la ricetta e farsela mandare in farmacia) e in Italia, invece, le farmacie stanno ancora facendo molta fatica a convincersene.

E’ vero che da noi sopravvive ancora un po’ di “analogico”, il promemoria, ma a Trento – dove si è eliminato pure questo pezzo di carta, non c’è traccia di innovazioni alla tedesca. «Qualche anno fa le farmacie comunali del capoluogo avevano annunciato un’app per far fare alla ricetta un percorso digitale unico tra medico e farmacista» racconta a Pharmacy Scanner Paolo Betti, presidente di Federfarma Trento «ma poi non s’è saputo più nulla. Il fatto è che la dematerializzazione, quando è arrivata, è stata subito vista da molti come una potenziale disarticolazione dei percorsi consolidati tra studio del medico e farmacia. Ha quindi prevalso la preoccupazione di preservare lo status quo piuttosto che proporre nuovi servizi».

Qualcosa ha cominciato a muoversi soltanto di recente, grazie anche allo sviluppo dell’home delivery in farmacia. Ma quello che attualmente fanno le app già in circolazione è al massimo la fotografia della ricetta e il suo invio alla farmacia, con la possibilità – in alcuni casi – di concordare l’orario del ritiro. E la resistenza delle farmacie davanti a innovazioni come queste continuano a essere elevate. In attesa che arrivi qualcuno e sparigli le carte (vedi intervista a Erika Mallarini).

Recommended Posts