Istat: in 10 anni i comuni rurali perderanno il 5,5% dei residenti. In aumento anziani e single

Consumatore

Nei prossimi dieci anni la popolazione residente in Italia calerà a un tasso medio annuo dei 2,5‰, dai 59,2 milioni del 2021 ai 57,9 milioni nel 2030. La contrazione interesserà l’intero Paese, ma con intensità differente da Nord a Sud: -0,9‰ all’anno nel Settentrione, -1,6‰ al Centro, -5,3‰ nel Mezzogiorno. La fotografia arriva dall’Istat e ovviamente trova nel mondo della farmacia uno spettatore particolarmente interessato, sia per le ricadute che l’evoluzione demografica avrà nel tempo sulla sostenibilità degli esercizi farmaceutici, sia per gli effetti sulla spesa sanitaria derivanti dall’invecchiamento della popolazione.

 

Istat, la popolazione residente in Italia (in mln), scenario mediano

 

Le differenze saranno cospicue anche su scale più piccole: tra il 2021 e il 2031, calcola per esempio l’Istat, l’86% dei comuni delle zone rurali registrerà un saldo negativo della popolazione, in media del 5,5% (da 10,1 a 9,5 milioni di residenti). Più in generale, patirà un calo demografico l’80% dei comuni, a causa della bassa fecondità e dei flussi migratori (per le realtà territoriali è più frequente l’emigrazione, verso l’estero o verso altre aree del Paese). È il caso in particolare del Mezzogiorno, dove i comuni delle zone rurali con bilancio demografico negativo nel decennio sono il 94% del totale e dove si riscontra una riduzione stimata della popolazione pari all’8,8%.

Bilancio demografico è ancora più sfavorevole, continua l’Istat, per i 1.060 comuni che ricadono nelle Aree interne, che da qui al 2031 registreranno un calo degli abitanti pari al 9,1% (10,4% considerando il solo Mezzogiorno). «In una situazione relativamente migliore si collocano i comuni a densità intermedia (piccole città e sobborghi), dove il calo demografico atteso è dell’1,9% (la popolazione transita nel decennio da 28,3 a 27,7 milioni): in tale area è minore anche la quota di comuni interessati dal calo demografico, il 70% del totale, che tuttavia sale all’84% nel solo Mezzogiorno.

Infine, sebbene a un livello minore, anche città e Zone densamente popolate saranno interessate da spopolamento: la capacità attrattiva delle aree a più forte urbanizzazione farà sì che nel decennio il calo complessivo della popolazione sia solo dell’1,8%, con il 65% dei Comuni destinati a subire un saldo negativo tra i propri residenti.

 

Popolazione residente 2021-2031 per urbanizzazione (in migliaia)

 

L’altro fenomeno demografico che chiama direttamente in causa la farmacia è quello dell’invecchiamento: oggi, ricorda l’Istat, la popolazione di 65 anni e più rappresenta il 23,5% del totale e quella nella fascia 15-64 anni il 63,6%, per un’età media vicina ai 46 anni. Entro il 2050, dicono le stime, le persone di 65 anni e più potrebbero rappresentare il 34,9% del totale, da cui un «impatto sulle politiche di protezione sociale sarà importante». I giovani fino a 14 anni di età, sebbene si preveda una fecondità in recupero, potrebbero rappresentare entro il 2050 l’11,7% del totale, in lieve flessione, per un rapporto tra ultrasessantacinquenni e ragazzi di circa tre a uno (cioè in netto squilibrio).

Anche la struttura familiare subirà cambiamenti importanti: la previsione dell’Istat è che nel giro di vent’anni le famiglie cresceranno di circa un milione di unità (da 25,3 milioni nel 2021 a 26,3 milioni nel 2041, +3,8%), ma saranno sempre più piccole e frammentate, con un numero medio di componenti che potrebbe calare da 2,3 a a 2,1 persone. Anche le famiglie con almeno un nucleo (ossia contraddistinte dalla presenza di almeno una relazione di coppia o genitore-figlio) varieranno la loro dimensione media, da 3,0 a 2,8 componenti.

 

Famiglie per tipologia, evoluzione demografica 2021*-2041

 

Infine l’invecchiamento della popolazione, abbinato all’aumento della speranza di vita, farà incrementare il numero di persone sole; gli uomini, dice l’Istat, cresceranno del 18,4% e supereranno i quattro milioni nel 2041. Le donne sole passeranno da 4,9 a quasi 6 milioni, +22,4%. L’evoluzione, ovviamente, interesserà soprattutto le persone in età avanzata: «se già nel 2021 la quota di persone sole di 65 anni e più rappresenta la metà di chi vive da solo, nel 2041 raggiungerà il 60%. In termini assoluti, le persone sole arriveranno a 10,2 milioni (+20%), delle quali 6,1 milioni avranno 65 anni e più (+44%). L’aumento della speranza di vita tra gli anziani, conclude infine l’Istat, potrebbe comportare un futuro aumento del fabbisogno di prestazioni assistenziali. Per la farmacia teleassistenza, teleconsulto e telemonitoraggio potrebbero diventare servizi sempre più strategici.

Altri articoli sullo stesso tema
Send this to a friend