Mercato

Maggio 2020: Italia in deflazione, per la prima volta dal 2016. È questo il dato più recente sull’inflazione rilevato dall’Istat, che abbassa ulteriormente le stime pubblicate in precedenza. Se la stima preliminare era infatti -0,1%, l’istituto di statistica rivede al ribasso le curve dell’andamento dei prezzi per il mese scorso, fino ad arrivare a una diminuzione dello 0,2% sia su base mensile, sia su base annua. Le cause? Sono principalmente da ricercarsi, come afferma l’Istituto, alla forte flessione dei prezzi dei carburanti (una delle componenti più volatili del paniere), che provocano una diminuzione dei prezzi dei prodotti energetici a un livello importante (da -7,6% a -12,7%) che non si registrava da luglio 2009 (quando si attestò a -14,6%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rimangono infatti stabili rispettivamente a +0,8% e a +1,0%. Anche la flessione congiunturale dell’indice generale, è dovuta per lo più alla diminuzione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-4,2%), solo in parte compensata dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari non lavorati (+1,2%). L’inflazione acquisita nel 2020 è pari a -0,1% per l’indice generale e a +0,6% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) diminuisce dello 0,3% sia su base mensile sia su base annua (da +0,1% del mese precedente) con stima preliminare di -0,2%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,2% su base mensile e dello 0,4% su base annua.

In questo generale panorama di deflazione, occorre precisare comunque che, rispetto al mese di aprile, i prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona (tra cui prodotti per l’igiene personale e beauty, che toccano quindi da vicino gli scaffali di farmacie e parafarmacie), mantengono a maggio, su base annua, una crescita sostenuta (+ 2,4%), rallentando soltanto di un decimo di punto rispetto al mese precedente. Per quanto riguarda, nello specifico, i servizi sanitari e le spese per la salute, l’Istat rileva una variazione congiunturale nulla (0% da aprile a maggio) a fronte di un punto percentuale dello stesso periodo del 2019, mentre la variazione tendenziale rispetto a maggio dello scorso anno porta un segno più (0,5%). A conclusione, una nota metodologica. Il rapporto dell’Istat infatti evidenzia che gli indici dei prezzi al consumo del mese di maggio sono stati elaborati durante l’emergenza sanitaria da Covid-19, che ha determinato la sospensione delle attività di ampi segmenti dell’offerta di beni e servizi. La pluralità di canali utilizzati dall’indagine per l’acquisizione dei dati, tuttavia, ha permesso di ridurre gli effetti negativi dovuti all’elevato numero di mancate rilevazioni.

Giulia Capotorto

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