Extracanale

Nei negozi della distribuzione moderna – iper, super, discount, specializzati persona e casa – la profondità assortimentale continua a calare, a una velocità più che doppia rispetto al secondo semestre 2019: in media, dall’inizio dell’anno il numero di referenze a scaffale si è contratto del 3,4%, ma nell’80% delle categorie merceologiche con più di dieci prodotti l’arretramento raggiunge il -5%. I numeri arrivano dall’ultimo white paper di IRi sulle tendenze assortimentali del Largo consumo e danno conto di un fenomeno che, dice la società di ricerche, va ormai considerato strutturale.

 

Totale Largo Consumo: numero medio di referenze

 

Per IRi, in particolare, è ormai legittimo parlare di una razionalizzazione degli assortimenti in atto in tutto il comparto del Largo consumo, disgiunta dall’andamento delle vendite (vedi grafico sotto) e anche dall’emergenza pandemica, che pure ha avuto il suo peso nel periodo del lockdown (marzo-aprile, vedi grafico sopra). Colpisce anche la contrazione nei nuovi lanci: il numero medio di nuove referenze lanciate dall’inizio dell’anno è calato del 20,8% rispetto al corrispondente periodo del 2019 (abbiamo evidenziato le due categorie dove farmacia e canali della distribuzione moderna sono concorrenti diretti).

 

Numero medio di referenze vendute e variazione % vs anno precedente

 

L’erosione della profondità assortimentale, poi, sembra interessare indifferentemente marca del distributore e marca industriale, anche se nelle singole categorie merceologiche si registrano differenze consistenti: nel pet care, per esempio, il numero di referenze a scaffale della mdd resta stabile, nel cura persona il calo è due volte maggiore rispetto alla marca industriale.

 

Mdd e Mi: referenze medie e variazione vs anno precedente

 

«La razionalizzazione degli assortimenti che sta interessando il Largo consumo» spiega a Pharmacy Scanner Marco Repezza, docente di retail & tade marketing all’università di Bologna «è l’effetto delle performance positive che stanno caratterizzando le piccole superfici, causa a loro volta della crisi dei grandi centri commerciali». Visto da questa prospettiva, per Repezza il fenomeno dovrebbe riscuotere l’attenzione anche del canale farmacia: «L’evidenza è che non è più tempo di eccessi, il consumatore ha necessità limitate e oggi il bisogno è quello di uno snellimento dei processi decisionali, lato consumatore ma anche lato retailer».

Attenzione però, la farmacia è un canale specializzato che fa dell’ampiezza dell’assortimento uno dei suoi punti di forza. Quindi, avverte Repezza, più che di razionalizzazione degli assortimenti occorrerebbe parlare di semplificazione. «Oggi il consumatore chiede proposte semplici, perché è spaventato, stressato e impaurito per il futuro più prossimo. Non a caso, nel food si affermano due tendenze in apparenza contrarie, da un lato cresce la voglia di cucinare a casa e dall’altro aumenta la spesa per i cosiddetti generi di conforto, come pasticceria, merendine, liquori. Un’accurata selezione delle referenze a scaffale nel cura persona, nel parafarmaco e nel senza ricetta è il modo migliore per rispondere ai bisogni di chi acquista. Semplificare appunto, non razionalizzare, perché il rischio altrimenti è di appiattirsi sul bipolarismo marca leader-primo prezzo, impoverendo l’offerta».

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