All’inizio dell’anno non tutte le imprese della distribuzione farmaceutica se n’erano accorte. Ora che i primi effetti si sono fatti sentire, però, l’allarme è scattato: la delibera dell’Aifa che l’8 gennaio scorso ha ridotto del 5% il prezzo al pubblico di poco più di 400 medicinali rimborsati dal Ssn, in ottemperanza a quanto disposto dall’articolo 1, comma 365, della legge 199/2025 (la Legge di bilancio per il 2026), rischia di mettere sotto ulteriore pressione fatturati e utili del comparto, già stressati da anni di marginalità risicata e costi industriali in vertiginosa crescita. Lo scrivono a chiare lettere Adf e Federfarma Servizi (le due organizzazioni che rappresentano la distribuzione intermedia) in una lettera congiunta inviata il 27 gennaio scorso alle industrie del farmaco: l’intervento dell’Aifa, è la sintesi, ha comportato la svalutazione delle giacenze di magazzino dei grossisti, i quali sono ora obbligati a «vendere sottocosto» perché la loro quota di spettanza si ferma al 3,65% (a fronte di prezzi che, come detto, sono stati ridotti del 5%).
Adf e Federfarma Servizi, di conseguenza, chiedono che le industrie riconoscano ai distributori un «indennizzo» sui medicinali interessati dalla delibera dell’Aifa (i due terzi dei quali sono classificati nella distribuzione territoriale), «almeno per gli ordini effettuati a dicembre». Probabilità di vedersi accolta la richiesta? Poche a quanto pare, perché se qualche produttore ha già provveduto a “conguagliare” per conto proprio (lo riconosce anche la lettera delle due associazioni), la gran parte avrebbe invece risposto picche alle sollecitazioni che nelle settimane scorse qualche distributore aveva già avanzato per conto proprio.
Per rispettare l’adagio della pioggia che cade sempre sul bagnato, poi, è opportuno ricordare che la grana del 5% si somma a un’altra notizia – sempre delle settimane scorse – che non ha fatto saltare di gioia i distributori. Stiamo parlando del contenzioso sull’extramargine dello 0,65% sul quale il Tar Lazio dovrebbe esprimersi entro fine mese: come ha scritto Pharmacy Scanner, il ricorso presentato nel maggio scorso da una decina di aziende del generico contro la Manovra 2025 che rivedeva le quote di spettanza di industria e grossisti (dal 66,65% al 66% per i primi, dal 3 al 3,65% per i secondi) va avanti e arriverà al giudizio di merito, perché all’udienza del 13 gennaio scorso la maggior parte dei ricorrenti ha optato per la rinuncia (tra quesi Eg, Teva, Viatris, Zentiva e Sandoz) ma Doc Generici e Ibsa hanno manifestato l’intenzione di andare avanti. Si saprà qualcosa attorno a fine mese, con i distributori che nel frattempo tengono il fiato sospeso perché un’eventuale vittoria dei produttori li priverebbe di un quota significativa di ricavi.
A fronte delle incertezze che gravano sul comparto, così, diversi distributori hanno dovuto rivedere struttura e importi dei tariffari praticati alle farmacie. Comifar, per esempio, ha alzato di un euro il contributo per il servizio di consegna urgente (da 8,50 a 9,50 l’aumento della tariffa base per le farmacie che realizzano un fatturato mensile fino a settemila euro), mentre Q Farma, che finora non lo prevedeva, ha introdotto da quest’anno un “fee” di 7 euro (sempre per la consegna urgente), ridotto come per Comifar in misura proporzionale al fatturato mensile. Farmacentro dal canto suo, ha portato a 230 euro il contributo mensile base a carico delle farmacie socie per la copertura dei costi logistici, mantenendo però l’esenzione totale dalla compartecipazione per gli esercizi con fedeltà di almeno l’81% e per tutte quelle che garantiscano un incremento di fatturato e fedeltà entro un certo range.
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«Le aziende della distribuzione intermedia hanno subito negli ultimi anni una vera e propria esplosione dei costi» sottolinea a Pharmacy Scanner il direttore generale di Farmacentro, Marco Mariani «la nostra cooperativa, come rivela un’analisi interna, ha sopportato tra 2021 e 2025 un aumento del 18% del costo del lavoro dipendente, del 10% della movimentazione interna delle merci, del 22% del costo dell’energia, del 24% del costo dei trasporti e di addirittura il 184% del costo del denaro. Sono incrementi pesantissimi, soprattutto per la rapidità con la quale si sono presentati. E va considerato che le nostre imprese non hanno modo di recuperare agendo sulla marginalità, che è in contrazione da anni e soltanto di recente ha invertito la tendenza grazie all’intervento il legislatore con l’extramargine dello 0,65%».

