Farmapolis, la catena di sei farmacie dove il capitale veste soltanto il camice bianco

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C’è capitale e capitale nella proprietà delle farmacie italiane: quello in giacca e cravatta della finanza e dei fondi d’investimento e quello in camice bianco dei farmacisti che a un certo punto scelgono di organizzarsi in qualcosa di più di un network di titolari indipendenti. È la storia di Farmapolis, catena pugliese di sei farmacie cui Pharmacy Scanner fa visita in questa terza tappa del suo viaggio tra le reti proprietarie di taglia “medio-piccola”: nata nell’agosto del 2017, è un’aggregazione di capitale che fa capo alla holding Farmauriga, quattro farmacisti soci e tre rami aziendali: la catena, l’e-commerce Docbros.it e la linea di cosmetici Bioté.

«Quattro anni fa, dopo uno studio approfondito del professor Marcello Tarabusi, abbiamo conferito abbiamo conferito in una srl le nostre farmacie e il loro personale» spiega Nicola Favia, chairman e co-founder «le quote di partecipazione di ognuno dei soci sono commisurate al valore degli esercizi e vanno dal 22 al 29%. Gli altri co-founder sono Giovanni De Tommasi, vicepresidente del cda, e i consiglieri Michele Pellegrini Calace e Domenico Palazzo. Perché abbiamo fatto questa scelta? Ritenevamo che fosse arrivato il momento di organizzarci in una formula collaborativa forte, nello scenario che si è concretizzato con la Legge sulla concorrenza i network servono a poco; vengo da esperienze di tipo cooperativo, conosco bene pregi e debolezze del modello, ma ritengo che oggi le farmacie abbiano bisogno di aggregazioni con un forte centro di gravità».[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

 

Le farmacie Farmapolis riportano usualmente il brand del gruppo in netta evidenza accanto all’insegna dell’esercizio, ma la scelta viene sempre fatta caso per caso e a seconda dei legami della singola farmacia con la sua comunità. Dall’alto: Farmacia De Cristo a Bari, Farmacia Palazzo a Putignano (ancora Bari),  Farmacia Del Ponte a Bisceglie (Barletta-Andria-Trani).

 

Dalla scelta di confluire in un’aggregazione di capitale è discesa la centralizzazione degli acquisti: il magazzino della catena conta oggi più di 200mila referenze e per le consegne il gruppo dispone di un service dedicato. Sono standardizzati anche i layout delle farmacie, inclusi planogrammi, category e comunicazione (segnaletica, claim eccetera). «Anche le insegne sono brandizzate, con il marchio Farmapolis sotto il nome del punto vendita» riprende Favia «ma le scelte vengono fatte caso per caso sulla base del legame che c’è tra ogni farmacia e la sua comunità. Inoltre crediamo molto nella crescita e nella formazione del nostro personale: abbiamo già assegnato le direzioni a quattro giovani collaboratori.

 

Il layout interno, invece, rispetta scrupolosamente il format della catena, compresi claim e segnaletica di testata. Sopra, Farmacia Favia di Bari; a seguire, Farmacia Risorgimento di Cellamare e Farmacia De Cristo (sempre Bari).

 

Molte scelte sono state fatte sulla base di osservazioni e raffronti. «Abbiamo girato molto per le farmacie del grande capitale» conferma Favia «e non abbiamo visto cose migliori di quelle che caratterizzano le farmacie indipendenti. Anzi, talvolta era peggio: mancanza di coordinamento tra le farmacie, personale privo di una direzione, comportamenti eterogenei. Deduzione: se il farmacista è bravo, sa fare meglio. Il nostro progetto discende da questo assunto: al centro ci sono il cittadino e i suoi bisogni, e a soddisfarli provvede un circuito ben organizzato di farmacie dove si lavora in team».

 

I servizi rappresentano la principale specializzazione delle farmacie Farmapolis. In particolare, tutte sono fornite di laboratorio galenico che si affaccia sull’area vendita, dove viene effettuato il deblistering in dosi personalizzate.

 

A titolo di esempio Favia cita i servizi in farmacia, dalla telemedicina alle analisi di prima istanza, che rappresentano il fronte di maggiore impegno per Farmapolis. «Tra città e comune della provincia cambiano le esigenze degli assisti, quindi l’offerta è strutturata sulla base della domanda locale. Inoltre abbiamo in organico un laureato in Scienze infermieristiche, che coordina i team delle singole sedi e assicura prestazioni professionali come iniezioni e medicazioni».

Per agevolarne l’accessibilità, il gruppo ha anche sviluppato un’app a marchio che consente di prenotare i servizi (antigenici e vaccini compresi) in tutte le farmacie della catena, alcuni con erogazione anche a domicilio. «Ci riconosciamo nel concetto di farmacia diffusa» precisa al riguardo Favia «che applichiamo anche nel caso della medicina: grazie ad app e tablet, siamo in grado di effettuare alcune esami anche a casa del paziente».

Rientra nello stesso concetto anche l’home delivery: «Abbiamo preferito evitare il ricorso a un fornitore esterno ma affidarci al nostro personale qualificato» chiarisce Favia «un occhio esperto infatti nota a volte bisogni inespressi che così trovano la giusta risposta. È capitato, per esempio, di scoprire nelle case di alcuni anziani cassette del pronto soccorso strapiene di confezioni scadute».

Da non dimenticare, infine, la carta fedeltà: tredicimila i clienti registrati, che dall’anno prossimo saranno profilati accuratamente per necessità di salute grazie a un crm che il gruppo sta realizzando per conto proprio. «La nostra necessità è quella di disporre di una piattaforma capace di aggregare tutti i dati provenienti dai numerosi touchpoint di cui disponiamo» spiega Favia «e soprattutto che profili i clienti secondo le necessità specifiche della farmacia: chi è diabetico, chi soffre di ipertensione, chi ha figli, chi ha pet in casa».

Non resta che chiudere con qualche numero che dia conto della progressione del gruppo: «Negli ultimi tre anni abbiamo raddoppiato il giro d’affari» riassume Favia «e la marginalità è cresciuta di 4,5 punti. Abbiamo acquistato altre due farmacie, portando così a sei il numero dei punti vendita della catena, e nel 2021 abbiamo venduto 1,5 milioni di pezzi, cui si aggiungono quattromila prestazioni di telemedicina». Considerato poi che per patrimonio genetico il farmacista titolare è un lupo solitario, rappresenta un piccolo record anche il fatto che in cinque anni l’affiatamento tra i quattro soci non sia mai venuto meno. «Il motivo è semplice» conclude Favia «non ci siamo scelti perché eravamo amici, ma perché condividevamo lo stesso orientamento e credevamo nello stesso progetto d’impresa: quindi ci siamo dati regole chiare, che abbiamo sempre rispettato, e siamo cresciuti con l’autofinanziamento».

 

Le precedenti puntate:

Viaggio nella “terra di mezzo” delle catene medio-piccole: prima tappa, la varesina Più Medical

Farmacie Stilo, la catena “small” a gestione familiare che vuole crescere a Milano

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