Mercato

Un italiano su quattro cerca la farmacia di turno con l’app, cioè tramite smartphone o tablet, e uno su cinque la usa per trovare la farmacia più vicina. Sempre un italiano su cinque (il 19%, per essere precisi), se ne serve per raccogliere informazioni sui farmaci. Buona diffusione hanno anche le cosiddette app per il “coaching”, che aiutano cioè ad adottare o rispettare stili di vita più corretti: il 19% dei nostri connazionali le usa per monitorare le proprie abitudini (alimentazione, allenamenti), il 12% per controllare i parametri vitali (battito, pressione), il 7% per ricevere avvisi di visite mediche o esami in arrivo. Quanti ai dispositivi wearable associati a un’app, i più utilizzati sono gli orologi, seguiti dai braccialetti.

Sono alcuni dei dati che arrivano dalla ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. L’indagine porta alla superficie luci e ombre: app e mobile sono sempre più familiari per moltissimi italiani, ma non tutti camminano alla stessa velocità e le persone che più avrebbero bisogno di strumenti digitali che semplifichino la vita quotidiana – i pazienti cronici, per esempio – sono quelli che mostrano la minore propensione all’uso delle nuove tecnologie. Risultato, l’anno scorso l’80% degli italiani si è ancora mosso di persona per ritirare referti o documenti clinici anziché farseli inviare via mail o whatsapp, l’83% ha pagato direttamente una prestazione o il ticket piuttosto che saldare a distanza, l’86% si è recato nello studio del medico di fiducia anziché scrivergli per posta elettronica o sui social.

La chiave di volta per incidere sulle abitudini degli assistiti sarebbero i chatbot – gli assistenti robot basati su algoritmi – ma a oggi non ci sono aziende sanitarie od ospedaliere che li utilizzino, sebbene  l’8% preveda di introdurlo entro la fine del 2018. «Se da un lato, l’utilizzo delle app da parte dei cittadini è aumentato rispetto all’anno scorso» è il parere di Emanuele Lettieri, responsabile scientifico dell’Osservatorio «dall’altro è diminuito l’interesse da parte di chi ancora non le utilizza. Si è in attesa di soluzioni più affidabili e di strumenti di interpretazione del dato più avanzati. Su questi due temi – affidabilità e potere informativo – si giocherà nei prossimi anni la “partita” delle app per il monitoraggio dello stile di vita, con medici e produttori che avranno un ruolo determinante per consolidare/limitare questo mercato».

In ogni caso il terreno su cui seminare è fertile: nel 2017 ha utilizzato almeno un servizio online in ambito sanitario il 51% degli italiani (erano il 49% nel 2016), con i picchi più elevati tra i cittadini laureati o di età compresa tra i 25 e i 54 anni, ovvero la fascia di età più abituata a utilizzare il digitale nella vita quotidiana. In particolare, il servizio digitale più utilizzato dagli italiani è la raccolta di informazioni via web sulle strutture sanitarie (32% contro il 26% del 2016), seguito dalla prenotazione online di esami e di visite (22%). Il 14% ha comunicato via email con il proprio medico di famiglia e l’11% ha pagato online le prestazioni sanitarie di cui ha usufruito. Il 36% (contro il 33% del 2015) utilizza internet per ricercare informazioni e opinioni su problemi di salute e malattie, il 30% se ne serve per trovare informazioni su farmaci e terapie.

 

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