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Lascereste ai clienti la possibilità di scrutare nel magazzino della vostra farmacia e verificare se il farmaco di cui hanno bisogno è disponibile? Le farmacie Boots sì, grazie a un servizio di imminente lancio che si colloca nella digitalizzazione imboccata con decisione dalla catena inglese: disponibile da fine agosto-primi di settembre in un migliaio di farmacie della catena, consentirà ai pazienti che hanno installato sul loro smartphone l’app del gruppo di controllare anticipatamente se il farmaco prescritto dal medico è disponibile e in quanti pezzi. In sostanza, ciò che già oggi fanno nel commercio on line Amazon e parecchi altri rivenditori.

Secondo quanto riferisce un articolo del Pharmaceutical Journal, il servizio poggerà sulla stessa piattaforma Pmr (Patient medication record) che – sempre dall’app – permetterà tra breve ai clienti Boots di consultare lo storico dei farmaci assunti, chiedere al medico la ripetizione della ricetta e infine ordinare il recapito a casa dei medicinali prescritti o il pick up in negozio dei medicinali (come annunciato cinque settimane fa dalla catena inglese, vedi servizio di Pharmacy Scanner). Ad assicurare la “leggibilità” delle giacenze sarà un nuovo sistema informatico, nome Columbus, che incrocerà i dati del Pmr con l’inventario centralizzato delle forniture, in modo da consentire ai pazienti di verificare lo stato delle scorte nella loro farmacia ogni volta che ordinano con l’app.

L’idea di Boots è quella di fornire lo stesso servizio anche ai medici di famiglia, che così potranno controllare la disponibilità del medicinale prima di prescriverlo. «In questo modo» ha spiegato al Pharmaceutical Journal Stephen Watkins, direttore della logistica di Boots «i medici di famiglia potrebbero dire al paziente: sto per prescriverti questo farmaco, puoi andare alla farmacia Boots di Covent Garden perché lì ce l’hanno in magazzino. Non ci metterai più di cinque-dieci minuti ». Ovviamente, l’idea che Boots possa suggerire ai medici quali farmacie consigliare ai loro assistiti ha subito generato polemiche, che la catena inglese ha cercato di sopire con qualche precisazione: «Non intendiamo fare in modo che i medici dirigano i pazienti nei nostri punti vendita» ha avvertito la catena «gli assistiti mantengono il proprio diritto di scegliere a quale farmacia rivolgersi».

Polemiche a parte, questo nuovo tassello mette ancora più a fuoco la strategia con cui Boots intende rialzarsi dopo la caduta del 2018, quando i profitti del gruppo sono calati del 20% sull’anno precedente. E’ evidente, innanzitutto, che l’impegno principale è rivolto ad accrescere il traffico da ricetta, e questo è senz’altro un elemento sul quale anche i farmacisti italiani dovrebbero riflettere. La seconda evidenza è che ottenere tale obiettivo Boots non cerca di aumentare i volumi complessivi delle ricette, ma tenta semmai di toglierle alle altre farmacie incrementando il proprio livello di servizio. Con un indirizzo ben chiaro: la digitalizzazione come leva per snellire/semplificare il percorso che porta il paziente da casa fino al medico e poi da quest’ultimo alla farmacia. Un percorso, è la convinzione di Boots, che si può accorciare e accelerare con abbondanti dosi di digitalizzazione. E anche da questa indicazione arrivano spunti di riflessione per le farmacie italiane: che nel digitale hanno speso parecchio, ma finora soltanto o principalmente da questo lato del banco, quello del farmacista titolare. Hanno invece investito poco o nulla sul lato opposto, quello dove sta il paziente. Forse, è arrivato il momento di cambiare prospettiva.

 

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