Otto italiani su dieci ritengono che la digitalizzazione possa migliorare la gestione di prenotazioni, accettazioni e pagamenti delle prestazioni sanitarie. Quasi altrettanti, il 79,4%, sono convinti che le nuove tecnologie possano favorire il coordinamento tra medici di famiglia, specialisti e ospedali. La popolazione italiana, insomma, mostra una sostanziale apertura all’innovazione digitale della sanità, anche nelle fasce d’età più avanzate. A frenare, semmai, è la familiarità con gli strumenti più evoluti: se ricette elettroniche e referti online sono ormai entrati nelle abitudini di una larga parte dei cittadini, televisite, dispositivi indossabili e servizi basati sull’intelligenza artificiale (IA) risultano ancora meno diffusi.
È quanto emerge dall’indagine demoscopica realizzata da Fpa, società del gruppo Digital360, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. La ricerca, presentata il 22 ottobre a Forum Pa Sanità 2026, ha esplorato le valutazioni dei cittadini sulle principali criticità del Servizio sanitario nazionale, le aspettative per il futuro e il rapporto con l’innovazione tecnologica.
Sul versante della digitalizzazione, i risultati evidenziano un atteggiamento favorevole soprattutto quando le tecnologie promettono benefici immediati e facilmente riconoscibili. L’82,1% degli intervistati considera utile il digitale per semplificare prenotazioni, accettazioni e pagamenti, il 79,4% per migliorare il coordinamento tra i diversi professionisti e livelli dell’assistenza e il 77,9% per facilitare la comunicazione tra medico e paziente. Il 74,5%, inoltre, ritiene che l’innovazione possa contribuire a ridurre i tempi di attesa per visite ed esami.
Il quadro cambia quando dalle aspettative si passa all’effettiva familiarità con gli strumenti disponibili. Il 74,4% degli italiani dichiara di sentirsi a proprio agio con le ricette elettroniche, il 67,3% con la consultazione online dei referti e il 63,1% con le applicazioni per prenotare prestazioni sanitarie. Sono servizi ormai consolidati, che rispondono soprattutto all’esigenza di semplificare gli adempimenti amministrativi e ridurre gli spostamenti e i tempi necessari per accedere alle cure.
Meno diffuso è invece il ricorso alle soluzioni digitali più avanzate. Il 42,1% degli intervistati dichiara di non avere mai utilizzato una televisita, il 38% dispositivi indossabili per monitorare i parametri di salute e il 34,2% servizi basati sull’AI per ottenere informazioni o orientamento sanitario. Anche le valutazioni sull’utilità delle nuove tecnologie diventano più prudenti quando entra in gioco l’intelligenza artificiale: soltanto il 57,2% considera utile l’innovazione per supportare medici e operatori sanitari, anche attraverso l’AI, contro percentuali superiori al 74% registrate negli altri ambiti esaminati.
Per le farmacie, impegnate nell’ampliamento dell’offerta di servizi sanitari e nell’integrazione con le piattaforme digitali del Servizio sanitario nazionale, i risultati offrono indicazioni interessanti. La disponibilità dei cittadini a utilizzare strumenti tecnologici per prenotare prestazioni, comunicare con i professionisti e semplificare l’accesso alle cure costituisce un terreno favorevole allo sviluppo di nuovi modelli di assistenza territoriale. Allo stesso tempo, la minore familiarità con le applicazioni più evolute richiama l’importanza dell’accompagnamento degli utenti e della capacità di rendere immediatamente riconoscibili i benefici dei servizi proposti.
L’altra grande questione affrontata dall’indagine riguarda le criticità del sistema sanitario. Per il 74,2% degli italiani, il problema principale rimane quello delle liste d’attesa per visite, esami e prestazioni, seguito dalla carenza di medici, infermieri e personale sanitario (55,6%), dall’aumento dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie per curarsi (38,8%) e dalle difficoltà di accesso ai servizi (29%).
Guardando ai prossimi dieci anni, la graduatoria delle preoccupazioni cambia parzialmente: al primo posto sale la carenza di personale sanitario (55,2%), seguita dall’ulteriore allungamento delle attese (53,7%) e dall’aumento della spesa sanitaria a carico delle famiglie (49,4%). Quest’ultima voce guadagna 10,6 punti percentuali rispetto alla criticità percepita oggi. Anche nella scelta delle strutture sanitarie, la tempestività e la rapidità delle cure rappresentano criteri prioritari, seguiti dalla fiducia nei professionisti. L’innovazione tecnologica, dunque, viene apprezzata soprattutto quando produce miglioramenti concreti nell’accessibilità, nei tempi e nella qualità della relazione con il paziente.
«Dobbiamo guardare anche a quanto è stato fatto in questi anni, ai tanti progetti di innovazione digitale e organizzativa che sono stati avviati e realizzati a livello centrale e locale» osserva Gianni Dominici, amministratore delegato di FPA. La sfida, aggiunge, è valorizzare le esperienze già realizzate nelle Regioni per «passare dall’innovazione isolata a un’innovazione di sistema».
«Dall’indagine emerge come i cittadini non respingano il digitale, anzi lo utilizzino sempre di più» commenta Mariano Corso, cofondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e presidente di P4I – Partners for Innovation. «Tuttavia, ricorrono soprattutto a strumenti semplici, che hanno un’utilità immediata per semplificare esigenze che potremmo definire burocratiche». Sugli utilizzi più avanzati, conclude, «c’è ancora un ampio margine di miglioramento, soprattutto quando entra in gioco l’AI». Per colmare il divario serviranno accompagnamento, evidenza dei benefici e integrazione delle nuove tecnologie nei percorsi di cura.
