Nell’ultimo Black Friday e Cyber Monday solo il 40% dei siti di e-commerce ha rispettato in pieno il Regolamento Ue sulla comunicazione di sconti e offerte e uno su tre ha riportato i prezzi dei prodotti in modo scorretto. È il dato più netto che emerge dalla ricognizione condotta dalla Commissione europea con le autorità nazionali antitrust di 23 Paesi dell’Unione, più Islanda e Norvegia, sui comportamenti adottati durante le due ricorrenze dello scorso novembre.
Lo “screening” ha riguardato 314 retailer online ed è stato lanciato per verificare il rispetto della normativa europea a tutela dei consumatori, in particolare la direttiva sulle indicazioni di prezzo e quella sulle pratiche commerciali sleali. Il punto chiave è la cosiddetta regola dei 30 giorni: quando viene pubblicizzato uno sconto, il prezzo di riferimento deve coincidere con il più basso applicato nei trenta giorni precedenti. Una misura pensata per contrastare i rialzi artificiali immediatamente precedenti alle campagne promozionali e i ribassi solo apparenti. Il risultato è significativo: il 30% dei merchant monitorati ha comunicato riduzioni di prezzo in modo errato e un ulteriore 30% si sarebbe mosso solo parzialmente in linea con le regole, lasciando dunque una minoranza – il 40% – pienamente compliant. In altri termini, nei picchi promozionali più importanti dell’anno la correttezza tariffaria non appare ancora uno standard consolidato.
L’indagine fotografa anche l’arsenale di tecniche commerciali che il retail digitale adotta in modo non sempre trasparente. Il 36% dei siti ha tentato di aggiungere al carrello prodotti o servizi opzionali e in quattro casi su dieci ciò sarebbe avvenuto senza un consenso chiaro del consumatore. Altro capitolo quello dei confronti di prezzo. Il 34% degli operatori mostrava comparazioni, ma nel 60% dei casi non spiegava in modo trasparente il parametro utilizzato. Un confronto con il listino? Con il prezzo medio di mercato? Con un concorrente selezionato? Senza questa informazione il claim promozionale perde verificabilità e rischia di trasformarsi in semplice leva persuasiva.
Non meno rilevanti le pratiche di pressione all’acquisto. Il 18% dei siti utilizzava messaggi come «ultimi pezzi disponibili» o timer con conto alla rovescia; oltre la metà dei casi esaminati è stata giudicata potenzialmente fuorviante. Infine il “drip pricing”, rilevato nel 10% dei casi: prezzo iniziale accattivante e costi aggiuntivi che emergono solo nelle ultime fasi del checkout, dalle spese di spedizione alle commissioni di servizio. Una dinamica che altera la comparabilità delle offerte e penalizza gli operatori più trasparenti.
«Il Black Friday e il Cyber Monday offrono grandi opportunità sia alle imprese sia ai consumatori» ha commentato la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen «tuttavia, offrire la possibilità di fare un affarone non deve rappresentare una scusa per aggirare le regole». «La fiducia è essenziale sia per i consumatori sia per le imprese. Sconti ingannevoli e false promozioni minano tale fiducia» ha aggiunto Michael McGrath, commissario Ue per la Tutela dei consumatori.

