Più di nove italiani su dieci considerano utile la consegna a casa dei farmaci per le persone fragili; quasi la stessa percentuale vede con favore la possibilità che medicinali e presidi oggi distribuiti attraverso ospedali e Asl possano essere forniti direttamente in farmacia. Ancora, quasi un connazionale su quattro si è rivolto alla farmacia per farsi misurare la pressione, il 17% per uno screening, il 23,7% per prenotare analisi e visite mediche, il 19,3% per vaccinarsi contro influenza e covid e il 14% per servizi di telemedicina. Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca realizzata dal Censis per Federfarma con l’obiettivo di indagare livello di soddisfazione e attese degli italiani verso la farmacia.
D’altronde, alla domanda sui servizi in farmacia che ritengono più utili, gli italiani rispondono con chiarezza: il recapito a domicilio dei farmaci per persone fragili (indicato dal 94,4% dei rispondenti), la distribuzione di farmaci e presidi per patologie croniche oggi forniti da ospedali o Asl (94,1%), la consulenza sull’uso corretto dei farmaci (92,7%), la misurazione della pressione (91,5%), l’orientamento ai servizi territoriali del Servizio sanitario nazionale (91,1%), la prenotazione di analisi e visite (90,5%), l’aderenza terapeutica (90,4%), test per la misurazione di colesterolo, glicemia, emoglobina glicata, creatina, transaminasi, ematocrito (89%), il monitoraggio dei pazienti cronici (88,9%), i vaccini antinfluenzali e/o anti-covid (88,7%), lo screening al colon retto (87,6%), la telemedicina (86,2%), altri tipi di vaccini (83,2%).
Un conto però sono i desideri, un altro la realtà: se nove intervistati su dieci ritengono utile il servizio Cup, dice il Censis, di fatto solo il 23,7% dice di andare in farmacia per prenotare analisi e visite mediche. E ancora: il 24,3% va perr farsi misurare la pressione, il 17,2% per usufruire di uno screening, il 19,3% per vaccinarsi contro influenza e/o covid, il 13,9% per servizi di telemedicina, l’11,5% per misurare colesterolo, glicemia, emoglobina, emoglobina glicata, creatina, transaminasi ed ematocrito, il 9,6% per tamponi per lo streptococco, il 6% per altri tipi di vaccini (pneumococco, Hpv), l’11,5% per la misurazione di colesterolo, glicemia, emoglobina, emoglobina glicata, creatinina, transaminasi, ematocrito, l’8,8% per il monitoraggio dell’aderenza terapeutica. Per il 94,9% degli italiani, invece, la farmacia rimane innanzitutto il luogo dove rifornirsi di farmaci, oppure per ottenere consigli su piccoli disturbi (65,4%). E allora, la domanda è se lo scarto tra aspettativa ed effettiva richiesta sia da imputare a un’offerta ancora non abbastanza estesa (solo una parte delle farmacie offre il servizio richiesto) o cattiva comunicazione (i clienti non sanno che nella loro farmacia quella prestazione c’è).
In ogni caso, dalla ricerca del Censis emerge chiaro il fatto che per il pubblico la farmacia dei servizi ha valore soprattutto perché rende più semplice e immediato l’accesso alle cure. Non a caso, quando viene chiesto quali vantaggi deriverebbero dal trasferimento in farmacia di alcune attività oggi concentrate in altre strutture sanitarie, la grande maggioranza degli italiani indica benefici molto concreti: risparmio di tempo, riduzione degli spostamenti e minori tempi di attesa. In altri termini, vaccinazioni, elettrocardiogrammi, holter cardiaci o pressori, screening diagnostici e servizi di telemedicina, quando vengono erogati in farmacia, riducono le barriere di accesso alle prestazioni sanitarie e rendono più semplice il percorso di cura dei cittadini, in particolare per le fasce più fragili della popolazione.
Per il retail della farmacia, l’indicazione è abbastanza chiara: se la fiducia dei cittadini nei confronti del farmacista rimane un elemento consolidato, la domanda che emerge dalla ricerca riguarda soprattutto la capacità della farmacia di ampliare la propria offerta di servizi sanitari di prossimità, dalla distribuzione dei farmaci alla prevenzione, dalla consulenza professionale alle prestazioni diagnostiche di base. È su questo terreno – più servizi, maggiore accessibilità e integrazione con il sistema sanitario – che gli italiani sembrano immaginare l’evoluzione della farmacia nei prossimi anni.


