Sorpresa, l’Inghilterra non è più la patria delle catene: le “indipendenti” sono il 50,3% e resistono meglio. Ma non per sempre

Filiera

Una volta si diceva Inghilterra e si pensava al Big Ben, agli autobus a due piani e alle catene di farmacie. Ora non più, almeno per quanto riguarda le catene. Lo dicono i numeri, per la precisione quelli che arrivano dall’Nhsbsa, ossia l’ufficio statistico del Servizio sanitario pubblico: le farmacie indipendenti sono ormai diventate nel Paese la maggioranza assoluta. Per la precisione, il 50,3%. La fetta restante se la spartiscono le catene, che da quelle parti vengono censite in base all’estensione: le insegne che raggruppano fino a 99 farmacie aggregano il 17,6% del totale, quelle che ne sommano dalle 100 in su rappresentano il 32,1%.

A colpire di più è il fatto che in cinque anni fa i rapporti si sono pressoché invertiti: il censimento del gennaio 2021, infatti, dava le farmacie indipendenti al 37,1%, le piccole catene al 14,7% e le grandi catene al 48,2%. Anche la base dati, peraltro, era diversa: nel 2021 si contavano in totale 10.837 farmacie del territorio (escluse le farmacie online), oggi sono 9.983 (ossia l’8% in meno).

 

Indipendenti vs catene, in cinque anni la forbice si è invertita

Fonte: elaborazione Pharmacy Scanner su dati Nhsbsa 2026

 

Cos’è successo? A riportare i numeri su un grafico, è come se le due lame della forbice si fossero richiuse quasi all’unisono: si sono ridotte le farmacie delle grandi catene, sono cresciute in modo direttamente inverso le indipendenti. Nei cinque anni si è ridotto anche il totale lordo delle farmacie in attività, ma l’emorragia risulta contenuta: tra il 2021 e il 2026 è venuto a mancare l’8% delle farmacie, ma nello stesso periodo gli esercizi indipendenti sono cresciuti del 24,5% (da 4.024 a 5.011), le farmacie delle piccole catene sono aumentate del 9,8% (da 1.593 a 1.749), quelle delle grandi catene sono calati di un consistente 38,6% (da 5.220 a 3.203).

Per capire un po’ meglio cosa sta succedendo a nord della Manica, si può consultare il rapporto “The value of community pharmacy dispensing”, pubblicato il 29 gennaio scorso dalla Company Chemists’ Association, il sindacato britannico delle catene di farmacia. Lo studio è un mirabile esempio dell’abitudine tipicamente britannica, e molto poco latina, di lasciar parlare le cifre: d’altronde, se gli inglesi hanno avuto John Locke e noi Tommaso d’Aquino, un motivo ci sarà. E le cifre dicono che la crisi in cui versa oggi la farmacia inglese ha poco a vedere con il modello adottato da quelle parti e molto invece con la politica farmaceutica perseguita negli ultimi anni dai governi di Sua Maestà. Anche perché, non va dimenticato, la maggior parte delle farmacie inglesi (indipendenti o in catena) deve il 90% dei suoi ricavi al Servizio sanitario pubblico. E l’85% di questi discendono dalla dispensazione dei farmaci.

 

Chiusure, indipendenti meno colpite delle farmacie in catena

Fonte: elaborazione Pharmacy Scanner su dati Nhsbsa 2026

 

La Cca argomenta con dovizia di dati le proprie tesi. In dieci anni, fa notare il rapporto, il volume dei medicinali dispensati per il Nhs dalle farmacie del territorio (indipendenti e catene) è aumentato del 17%, mentre l’onorario fisso – che in Inghilterra si chiama Single activity fee – è cresciuto tra 2017 e 2025 di appena 21 pence (circa 25 centesimi di euro), a fronte di un’inflazione che è lievitata del 35%.

Il servizio sanitario, avverte ancora lo studio, non pensi che il contributo proveniente dai servizi convenzionati sia sufficiente a controbilanciare: nonostante le farmacie inglesi siano partite molto prima delle italiane, il livello della remunerazione per queste prestazioni è ancora marginale. I servizi, scrive in particolare la Cca, «offrono ai professionisti della farmacia l’opportunità di sviluppare competenze di tipo clinico e ovviare alle difficoltà di accesso che caratterizzano le strutture pubbliche. Tuttavia, non possono essere utilizzati per colmare il calo dei finanziamenti destinati all’attività di dispensazione». Un’attività, ripete la ricerca, da cui arriva a dipendere il 90% dei ricavi di molte farmacie.

Se i problemi sono gli stessi per tutti (indipendenti e catene), perché allora a chiudere più spesso sono le farmacie delle grandi insegne? I dati suggeriscono che sia – quasi lapalissianamente – una questione di dimensioni: le grandi catene hanno dalla loro le economie di scala, le farmacie indipendenti costi di struttura decisamente più leggeri (per esempio, non c’è da mantenere la rete di account e area manager di cui ha bisogno una catena di oltre 300 esercizi); in altri termini, parrebbe che a fronte di ricavi dal Nhs in reiterata contrazione, le farmacie più piccole mostrano capacità di resistenza maggiori di quelle di un grande circuito.

Non va poi dimenticato che, di solito, una catena del capitale tende a preservare (e quindi escludere da tagli ed economie) i dividendi ai soci. Considerato che, sempre in base ai dati del Nhs, il 40% delle farmacie inglesi che hanno chiuso negli ultimi sette anni si concentrano nelle aree più disagiate del Paese, viene da pensare che ai sottofinanziamenti del Nhs le farmacie indipendenti abbiano risposto tenendo duro, le catene del capitale invece tagliando le sedi meno redditizie. Che molto spesso sono quelle – appunto – ubicate nelle zone rurali o nei piccoli centri, dove la capacità di spesa delle comunità locali sono ridotte.

Il messaggio che arriva da un’Inghilterra sempre meno patria delle catene, in sostanza, non è tanto il fatto che la farmacia indipendente è più professionale di quella in catena, ma piuttosto che la prima è più resiliente della seconda: a fronte di una spesa farmaceutica pubblica che continua a calare, le piccole farmacie (che siano di proprietà di un farmacista o di un privato) tengono meglio il mare quando è agitato.

Attenzione però: meglio non significa per sempre. E infatti, come dimostra il grafico sopra, nell’ultimo anno circa le indipendenti hanno cominciato a chiudere più spesso di quelle delle grandi catene. Il Nhs, è allora l’allarme della Cca, deve rendersi conto che quella destinata alle farmacie non è spesa improduttiva. Parola di nuovo alle cifre: nell’ultimo anno i farmacisti di comunità inglesi hanno scongiurato almeno 610mila errori prescrittivi, da cui economie per oltre 466 milioni di sterline; ogni intervento del farmacista, infatti, viene remunerato con un onorario professionale di 5,57 sterline (6,40 euro), mentre per ogni visita dal medico che il Nhs evita si risparmiano 45 sterline (52 euro), che diventano 1.565 sterline (1.800 euro) se a essere scongiurato è il ricovero.

Poi c’è da considerare l’accessibilità che contraddistingue le farmacie, tema che è spesso sbandierato anche dai farmacisti italiani: in Inghilterra, dice il report, il 90% degli abitanti dispone di una farmacia a meno di 20 minuti di distanza (a piedi) e la probabilità un’area disagiata abbia la sua farmacia è due volte maggiore rispetto a quella di tutti gli altri servizi, sanitari e non. Le farmacie, in altre parole, assicurano una capillarità che oggi diventa ancora più importante alla luce della progressiva digitalizzazione del Servizio sanitario: «oltre 5 milioni di adulti nel Regno Unito (circa il 10%) non hanno mai utilizzato Internet e il 22% non possiede le competenze digitali essenziali per le attività quotidiane (altro tema molto caro alle farmacie italiane».

Che cosa tenere allora delle statistiche del Nhsbsa e del rapporto della Cca che sia utile alla farmacia italiana? Di sicuro due cose: i piccoli esercizi, con la loro resilienza e flessibilità, rimangono una risorsa di cui nessun servizio pubblico può fare a meno; secondo, i servizi sono importanti e aprono alle farmacie nuovi spazi di affermazione professionale, ma la dispensazione del farmaco rimane di gran lunga l’attività più rilevante e dunque servizi e prestazioni servono a sostenerla e valorizzarla. Non a caso, nelle farmacie inglesi si vaccina, si fa aderenza alle terapie, monitoraggio del corretto uso di farmaci e presidi, disassuefazione dal fumo, counselling per le donne in gravidanza (quali medicinali assumere e quando) e prescrizione indipendente. Di telefarmacia, invece, nessuna traccia al momento.

Altri articoli sullo stesso tema