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Scarpa (Integratori & Salute): mercato 2024 solo +2% per crisi. Farmacie continuino a investire

Interviste

Anche il 2024 si chiuderà con una crescita per il mercato degli integratori alimentari, ma più contenuta rispetto agli anni passati. Non per un calo di fiducia verso questi prodotti da parte dei consumatori, quanto piuttosto per una contrazione della capacità di spesa degli italiani dovuta alla protratta incertezza della congiuntura. La previsione è di Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute (l’associazione che rappresenta le aziende del settore ed è parte di Unione italiana Food), che a Pharmacy Scanner anticipa andamenti a venire del mercato e leitmotiv dell’anno in corso.

Presidente, è opinione abbastanza diffusa che nell’healthcare consumi e abitudini di acquisto del pubblico si siano ormai “normalizzati”, cioè siano usciti dal clima dell’emergenza pandemica e abbiano recuperato andamenti e tendenze del pre-covid. Stesso discorso per il mercato degli integratori?
Anche nel nostro caso si può dire tranquillamente che siamo tornati al pre-pandemia. Non è però che quanto successo negli ultimi tre anni non abbia lasciato segni duraturi. L’esperienza del covid ha accresciuto sensibilità e attenzione per la salute intesa soprattutto come prevenzione, che è proprio l’area dove vanno a impattare gli integratori.

Qual è allora la vostra previsione per quest’anno?
La nostra stima è che il comparto chiuderà a dicembre con una crescita attorno al 2%, dunque in lieve rallentamento rispetto al passato. Ma sarebbe sbagliato leggere il dato tendenziale come un allentamento della fiducia del consumatore nei confronti di questi prodotti. Piuttosto è vero il contrario, come ho detto la pandemia ha messo sotto attenzione l’importanza della prevenzione e gli integratori giocano in ruolo di peso in questo contesto.

Allora qual è la ragione di questo “rallentamento” della crescita?
La congiuntura economica, in massima parte: crisi e incertezza pesano sulle tasche degli italiani, che in numero sempre maggiore devono far quadrare i conti e dunque sono costretti a selezionare con grande attenzione le loro spese. Anche se tutti i sondaggi sono concordi nel sostenere che, di solito, la salute è l’area dove il consumatore tende a tagliare di meno.

Dobbiamo dedurre che il canale online è destinato ad allargare ulteriormente la sua quota di mercato? Un recentissimo sondaggio condotto da università Cattolica e Aifa diceva che per il 71% degli italiani l’e-commerce è più conveniente…
L’online ha cambiato le abitudini di acquisto degli italiani, ma non va dimenticato che la pandemia ha anche messo in luce l’importanza della farmacia quale presidio di prossimità. Credo dunque che il farmacista rimarrà un punto fermo quando l’esigenza è quella di avere un consiglio o un orientamento, l’online invece entra in gioco quando l’esigenza è la comodità.

Ha parlato di consiglio del farmacista. La sua associazione da tempo si impegna per fornire agli operatori sanitari, ma anche al pubblico, un’informazione scientifica di qualità. Ultimo esempio, la review “Integrazione alimentare: stato dell’arte e nuove evidenze scientifiche” presentata ufficialmente l’altra settimana…
Siamo convinti che oggi gli integratori possono rivendicare piena dignità nel panorama delle soluzioni per la salute e la prevenzione se sono supportati da adeguate evidenze scientifiche. Attenzione però: parliamo di evidenze scientifiche ma non va dimenticato che i nostri prodotti si basano su nutrienti, non su principi attivi come i farmaci, quindi occorre un approccio diverso. Il fatto però è che non tutti sembrano capirlo.

Sembra una frecciata all’Unione europea, con cui in passato avete avuto diverse differenze di vedute…
Anche l’industria ha le sue colpe, ma riteniamo assurdo che i claim degli integratori debbano essere approvati per decretazione; dovrebbero essere le iaziende a decidere, sotto la loro responsabilità e sulla base dei trial condotti sui prodotti, accollandosi il rischio d’impresa che ne discende.

E invece?
Invece a decidere sono i burocrati, cui manca la competenza in materia e che spesso valutano o decidono come se stessimo parlando di piante e non di estratti vegetali, che sono un’altra cosa. L’effetto è paradossale: il sistema di regole messo in piedi dall’Ue finisce per dare un vantaggio alle imprese dei suoi Paesi concorrenti, come Usa e Cina, che così riescono a essere molto più competitive delle aziende europee. Risultato, i nostri consumatori dispongono in tema di prevenzione di un ventaglio di opzioni più ristretto rispetto ad americani o altri.

Abbiamo parlato di farmacie: qual è la considerazione che hanno di questo canale le vostre aziende?
Come ho detto, con il covid la farmacia ha etseso il proprio ruolo ben al di là di quello che si riteneva possibile: oggi riveste un ruolo centrale nella salute dei cittadini, forse ancora superiore a quello del medico; nel tempo, poi, i farmacisti hanno curato la loro professionalità che oggi gode della massima considerazione da parte del pubblico.

Che cosa pensa del fatto che il pubblico più abituato a rivolgersi agli integratori per la propria salute – giovani, fasce medio-alte per livello culturale – sia an he quello che solitamente acquista online?
Vedo che i giovani sono molto preparati riguardo ai temi della salute e della prevenzione, il mio parere è che nel mercato di oggi non ci si può riposare sugli allori ed è necessario continuare a investire, sulla professionalità così come sull’innovazione. Ma innanzitutto, serve che le istituzioni regolatorie cambino approccio.

 

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