Post-pandemia, IRi: risalgono gli ingressi e tornano gli acquisti d’impulso. Anche in farmacia

Consumatore

Nel corso del 2021 il retail ha visto due importanti “ritorni”, che rivelano il progressivo recupero di abitudini e comportamenti del “pre-pandemia” da parte dei consumatori: la ripresa degli acquisti d’impulso e la risalita degli ingressi nei punti vendita di beni primari, ossia alimentari e farmacie. Fotografa i due fenomeni una recente analisi di IRi, focalizzata sui canali del Largo consumo ma costellata di spunti utili anche al mondo della farmacia.

La prima evidenza riguarda la ripresa degli ingressi: smaltito il crollo dovuto alle restrizioni del primo lockdown, le visite nei negozi di alimentari e nelle farmacie hanno imboccato una curva a crescere dalla primavera dell’anno scorso e ora viaggiano abbondantemente al di sopra delle controcifre del 2020. «Quindi i consumatori» scrive IRi «hanno ricominciato a frequentare i punti vendita di beni primari e continuano ad aumentarne la frequenza. Questo è un fatto molto importante perché inverte la tendenza del primo anno di pandemia, quando si andava più di rado nei negozi per fare la spesa e si cercava di riempire di più il carrello. Il risultato era una penalizzazione delle vendite dei prodotti di impulso, una spinta su quelli segnati sulla lista della spesa e, implicitamente, un aumento degli acquisti nel canale e-commerce».

 

 

E’ anche vero però che la ripresa degli ingressi deve fare i conti con alcune significative evoluzioni dei comportamenti sociali. Il più rilevante arriva dallo smart working: le norme anti-contagio hanno protratto il «lavoro agile» in molte aziende, di conseguenza gli spostamenti per e da i luoghi di lavoro sono rimasti inferiori ai numeri del pre-pandemia anche nella seconda parte del 2021 (circa il 17% in meno). E anche di questo occorre tenere conto per valutare l’andamento più recente degli acquisti d’impulso.

 

 

Come detto, l’analisi di IRi prende in considerazione i canali della distribuzione moderna. Ma il quadro che ne risulta può comunque offrire alla farmacia un utile elemento di raffronto: nel 2021, è la sintesi, gli acquisti d’impulso hanno messo a segno un importante recupero sull’anno precedente; ma il gap, rispetto al pre-pandemia, ancora non è stato colmato. In particolare, negli alimentari confezionati gli acquisti d’impulso hanno generato nel 2021 il 6,3% delle vendite, sei decimi di punto in più rispetto al 2020 ma tre in meno sul 2019.

 

 

La ripresa però, dice ancora IRi, non è stata uguale per tutte le categorie merceologiche e nella distribuzione moderna il basket degli acquisti d’impulso ha mutato sensibilmente composizione (vedi immagine sopra). Ma qui viene a mancare ogni confronto con il canale farmacia. «Di certo pure qui c’è stata una ripresa degli acquisti d’impulso» commenta Emanuele Mormino, consulente delle farmacie indipendenti «anche se l’incidenza di questo specifico mercato sulle vendite generali non è certo quella che si osserva nel Largo consumo».

Nel caso delle farmacie, poi, la ripresa degli acquisti d’impulso va messa in relazione anche con gli interventi messi in campo nell’ultimo anno dai titolari. «Spinte dalla pandemia» spiega Mormino «molte farmacie hanno razionalizzato l’area commerciale, liberato spazi, migliorato la comunicazione e sgombrato il banco. Ne è derivata una chiarezza che ha aiutato la lettura dell’offerta».

Ma la pandemia ha inciso anche sulla composizione del basket dell’acquisto non programmato in farmacia. «Covid ha dato parecchi spunti, con mascherine, igienizzanti e altri prodotti» ricorda Mormino «per quel che ho visto poi è aumentata anche l’incidenza del cura persona e in particolare dell’oral care. Ma stanno ottenendo buoni risultati anche le farmacie che nelle aree dedicate agli acquisti d’impulso propongono snack salutari: non dimentichiamoci che molti consumatori hanno tratto dalla pandemia l’invito a stili di vita meno disordinati, in particolare nell’alimentazione. La farmacia può fare molte proposte al riguardo».

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