Phoenix, aumentano ricavi e farmacie di proprietà. «Vogliamo continuare a comprare»

Filiera

Sono 2.800 in 14 Paesi europei le farmacie del gruppo Phoenix, la multinazionale tedesca della distribuzione farmaceutica presente in Italia con Comifar. Inquadrate in quattro catene (la più grande delle quali è Benu, con 1.500 punti vendita in una decina di Stati) hanno totalizzato nel 2020 più di 155 milioni di ingressi e dispensato circa 400 milioni di farmaci. Al conteggio vanno poi aggiunte le 13.500 farmacie in 16 Paesi, indipendenti nella titolarità ma affiliate alla multinazionale attraverso network e programmi di cooperazione. E per finire ci sono altre 40mila farmacie clienti, sparse in una trentina di Paesi europei, che Phoenix serve con una rete di 161 centri logistici.

I numeri arrivano dal Rapporto del gruppo per l’anno fiscale 2020 (che ha chiuso al 31 gennaio 2021): l’andamento della gestione operativa sfiora i 36 miliardi di euro, in aumento del 4% sull’anno precedente, i ricavi superano i 28 miliardi (+3,2), l’ebitda arriva a 653 milioni (+8,3%), i profitti prima delle tasse si avvicinano a 300 milioni. «Nonostante la pandemia» recita il Rapporto «il gruppo può considerare il 2020 un anno di successo». Phoenix, d’altronde, chiude in crescita sul 2019 in circa tre quarti dei mercati nazionali dov’è presente, con la Germania che da sola copre più di un terzo dei ricavi complessivi (9,7 miliardi di euro).

 

La presenza del gruppo in Europa: i Paesi dove è leader

 

Nell’ultimo anno, inoltre, Phoenix ha approfittato dell’accelerazione impressa dalla pandemia alla digitalizzazione dei sistemi sanitari europei per sviluppare l’omnicanalità, l’e-commerce e nuovi servizi digitali in diversi Paesi. In Germania, per esempio, il gruppo ha lanciato Gesund.de, una piattaforma di servizi sanitari a distanza che connette i pazienti con gli erogatori di prestazioni. Gli utenti, in tal modo, possono gestire tutte le necessità di salute da casa o dall’ufficio, grazie creare un ecosistema che abbraccia farmacie, medici e altri servizi (infermieristici, clinici, assicurativi).

Nell’ambito del programma di partnership Simpatika, poi, Phoenix ha lanciato in Ungheria una piattaforma b2c che consente alle farmacie affiliate di proporre ai loro clienti un servizio di consegna dei farmaci tramite posta, home delivery o click&collect. Negli Stati baltici è stata lanciata MinuDoc.ee, una piattaforma per la telemedicina, mentre in Germania, con la controllata Adg, il gruppo sta proponendo ai farmacisti una nuova generazione di registratori di cassa, che sono anche Pos e terminali web allo stesso tempo.

Tra i progetti c’è anche quello di allargarsi nel canale dell’e-commerce: «Con l’avanzare della digitalizzazione» spiega il gruppo «nuovi concorrenti stanno cercando di affermarsi sul mercato dell’online in concorrenza con le farmacie tradizionali. Stiamo monitorando queste attività e stiamo valutando in quali aree è opportuno aprire o ampliare la nostra offerta digitale». Negli ultimi 12 mesi, intanto, Poenix ha lanciatonuovi servizi di e-commerce in Romania e Finlandia, mentre nei Paesi Bassi è stato inaugurato un nuovo “web shop” Benu. «Con i nostri servizi omnicanale stiamo anche supportando in tutta Europa le farmacie indipendenti per collegare i loro store online e offline».

Ma nel 2020/21 Phoenix ha anche incrementato il novero delle farmacie di proprietà, confermandosi al primo posto tra le catene europee e al primo posto anche tra le imprese della distribuzione farmaceutica. Nell’ultimo anno, ricorda il Rapporto, «abbiamo acquisito in Romania altre due catene, Remedia ed Ecofarma, e ora siamo per dimensioni il terzo operatore del Paese». E per il 2021/22 il proposito è quello di proseguire nella crescita. «La strategia del gruppo Phoenix consiste nell’acquisire farmacie al fine di espandere la propria posizione di mercato».

 

I Paesi dove Phoenix è presente con farmacie di proprietà

 

Davanti a una dichiarazione di questi genere, la prima tentazione è quella di chiedersi quali territori di caccia potrebbero attirare gli appetiti del gruppo. Tra le immagini che accompagnano il rapporto, ce n’è una che riassume in un colpo d’occhio i Paesi dove Phonix è presente con le sue farmacie di proprietà e quelli dove opera soltanto come grossista: colpiscono le assenze in tre mercati strategici, quelli francese, tedesco e italiano. Ma se nei primi due entrare nella distribuzione finale è impossibile perché la titolarità è riservata ai farmacisti, in Italia invece il capitale ha mano libera. Senza contare che oggi Comifar è l’unico, tra i primi cinque grossisti in attività nel Paese, a non avere farmacie di proprietà. Con la marginalità che si tira dietro la distribuzione italiana, sono in molti gli osservatori che si chiedono per quanto potrà ancora durare.

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