Personale, Mediobanca: la “fame” spropositata di collaboratori delle farmacie italiane

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E se la carenza di personale laureato che grava sulle farmacie non dipendesse soltanto dallo stress dell’emergenza pandemica, da orari e turni sempre più usuranti e da salari (ritenuti) non all’altezza, ma fosse anche il risultato di una fame sproporzionata di collaboratori che, nel giro di pochi anni, avrebbe portato le farmacie stesse a prosciugare quasi letteralmente la riserva di neolaureati e farmacisti in cerca d’impiego che alimenta la domanda di occupazione? È il dubbio che insinua il Report sulla farmacia italiana pubblicato una quindicina di giorni fa da Mediobanca, di cui Pharmacy Scanner aveva già riferito in un articolo risalente alla settimana scorsa.

 

Numero delle farmacie e sviluppo del personale, evoluzione 2015-2021

 

Spiega tutto il capitolo in cui gli analisti dell’Istituto milanese ripercorrono con alcuni indicatori l’evoluzione del canale negli ultimi sei anni (vedi sopra): tra il 2015 e il 2021, dicono i dati del report, il numero delle farmacie in attività sul territorio è cresciuto complessivamente del 9,3%, da 18.201 a 19.901 sedi; nello stesso periodo, invece, il totale dei collaboratori laureati che lavorano negli esercizi farmaceutici è aumentato di addirittura il 66%, da 30mila a 50mila.

 

fatturato delle farmacie italiane, evoluzione 2015-2021

 

Viene subito da chiedersi quali siano le ragioni dello squilibrio che intercorre tra i due indicatori, ma attenzione alle risposte affrettate: si può parlare di farmacie chiamate nel tempo a incombenze crescenti, ma bisogna essere precisi su ciò di cui si sta parlando: come ricorda Mediobanca, tra il 2015 e il 2021 il fatturato della farmacia è calato complessivamente del 4%, quello generato dal farmaco con ricetta del 9,3%, il giro d’affari del parafarmaco è diminuito del 14%, l’igiene e bellezza del 6,9% (vedi sopra). In parole povere: forse in questi sei anni è aumentata la burocrazia, di certo non sono cresciuti i clienti, gli ingressi e le vendite.

«Quelli di Mediobanca sono dati senz’altro interessanti» commentano i commercialisti Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta «il fatto che quelle relative ai collaboratori siano cifre arrotondate, tuttavia, fa pensare che si tratti di stime, anche perché il Report, che altrove cita regolarmente le fonti dei dati, in questo caso non dà riferimenti». E così, diventa anche difficile capire se i numeri siano “pesati”, cioè considerino diversamente lavoratori full time e part time. «Di conseguenza» riprendono Tarabusi e Trombetta «diventa difficile valutare quanto sia fondato quel +66% di farmacisti laureati che propone Mediobanca. Di certo il personale in farmacia è cresciuto: secondo una veloce analisi condotta su un campione statisticamente attendibile di farmacie nostre clienti, tra il 2015 e il 2021 i collaboratori laureati in servizio sono cresciuti del 10%. Quello che è certo, è che è significativamente cresciuta l’incidenza del costo della forza lavoro sul margine: se dieci anni fa rilevavamo un peso medio del 44%, oggi in tutti i cluster nei quali suddividiamo le nostre farmacie osserviamo che il lavoro assorbe più del 50% del margine. È un dato che include tutto il personale della farmacia, inclusi i soci titolari, ma è comunque evidente la significativa crescita dell’onere del fattore lavoro».

Anche se vanno presi con cautela, i numeri del Report valgono comunque un commento anche per Damiano Marinelli, consulente delle farmacie indepedenti, che è stato tra i primi a notare la tabella di Mediobanca (e segnalarla a Pharmacy Scanner): «Per quanto mi riguarda» osserva «il dato sui collaboratori farmacisti va letto accanto a quello degli addetti non laureati: i primi crescono in sei anni del 66,7%, i secondi invece calano del 4% quando è fatto noto che in questo periodo nelle farmacie si sono appesantite le mansioni ordinarie, cioè quelle non professionali». I numeri, in sostanza, confermerebbero che in farmacia c’è un’organizzazione del lavoro “squilibrata”. «Sicuramente la pandemia ha generato in moltissime farmacie un extralavoro» ammette Marinelli «ma una parte di questo carico aggiuntivo può essere svolto da personale non laureato. Ci sono compiti diversi per figure e specializzazioni diverse».

Anche per Giulio Muro, head hunter di Profili e ideatore della survey sulla carenza di personale in farmacia organizzata a luglio in partnership con la nostra rivista, le cifre di Mediobanca meritano un approfondimento. Ma a suo giudizio le grandezze sono verosimili. «In questi anni le farmacie hanno incrementato sensibilmente i loro organici» ricorda «e lo dimostra anche il fatto che oggi non c’è quasi esercizio o catena che non sia in cerca di personale. Le cause di questa espansione sono tante, e tra queste non dimenticherei i servizi ma anche il prolungamento degli orari di apertura». Non stupisce nemmeno il dato in controtendenza relativo agli addetti non laureati. «La consulenza professionale è un valore aggiunto della farmacia» osserva ancora Muro «e quindi è comprensibile che le farmacie abbiano voluto incrementare la componente laureata dello staff, anche a costo di metterla poi a gestire il magazzino. Non dimentichiamo però che tra le cause per cui molti farmacisti oggi lasciano il lavoro ci sono senz’altro stress e ritmi intensi, ma anche lo svilimento professionale che deriva dallo svolgimento di mansioni che non sono della professione».

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