Consumatore

Quasi un italiano su tre preferisce che i medicinali arrivino dalla farmacia “tradizionale”, in calce e mattoni, piuttosto che da una web- o mail-pharmacy, cioè una farmacia pure player che vende esclusivamente a distanza. Anche quando l’acquisto avviene online e la consegna è a domicilio: meglio un corriere incaricato dalla farmacia, dice il 22% dei nostri connazionali, piuttosto che un vettore nazionale che recapita su larga scala. Anche perché, è un’altra opinione sottoscritta da un terzo degli italiani, affidarsi a una farmacia “fisica” scongiura il rischio di imbattersi in farmaci contraffatti.

I numeri arrivano dall’edizione 2020 dell’Health Report, l’indagine annuale con cui Stada, azienda farmaceutica tedesca presente nel nostro Paese con Eg Italia, fotografa annualmente opinioni e orientamenti degli europei in materia di salute. Condotta su un campione di 24mila persone di età superiore ai 18 anni, rappresentative di 12 Paesi per età e genere (oltre all’Italia Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Polonia, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera e Regno Unito), la ricerca si basa su interviste condotte tra febbraio e marzo, dunque quando l’epidemia da coronavirus aveva appena messo piede in Europa.

E i risultati rappresentano per la farmacia “fisica” una bella affermazione, a patto però di leggere le cifre senza farsi prendere la mano: quattro europei su cinque, recita il Rapporto, preferiscono ricevere i farmaci di cui hanno bisogno dalla mano del loro farmacista. In altri termini, quando c’è in ballo una ricetta medica la loro fiducia va alla farmacia sotto casa.

 

Domanda: «Avete più fiducia quando a consegnare il farmaco è una farmacia “fisica” oppure una web-pharmacy?»

 

Sarebbe però sbagliato dedurre dai dati un’affermazione della farmacia “tradizionale” sull’online: il consumatore italiano, così come il suo collega europeo, non boccia internet, chiede soltanto di poter acquistare acquistare a distanza nello stesso esercizio che già frequenta di persona, e magari ha imparato ad apprezzare. La contrapposizione, dunque, non è tra online e offline, ma tra la farmacia impersonale e anonima che vende solo a distanza e quella “reale”, con volti e nomi, che si può visitare di persona oppure contattare via internet a seconda dei momenti e dei bisogni.

Semmai, la ricerca potrebbe essere letta come uno sprone alle farmacie in calce e mattoni perché comincino a valutare seriamente una presenza online, non necessariamente per vendere ma anche solo per comunicare e assistere. Dalle risposte, infatti, emerge netta l’indicazione che una buona “reputation” nel mondo reale è per molti italiani un invito a estendere la relazione con il farmacista di fiducia anche nel mondo digitale, ovviamente quando è comodo farlo. E poi, occhio a non sottovalutare quella quota di italiani (il 23%, quasi uno su cinque) che dice di rivolgersi consapevolmente e con fiducia alle “web-pharmacy”: soltanto tra i tedeschi i pure players raccolgono consensi maggiori (39%), e stiamo parlando di un Paese dove online si possono vendere anche i farmaci con ricetta. La media europea si ferma al 21%, in Francia non supera il 14 e i transalpini che preferiscono la farmacia “tradizionale” per il rapporto umano con il farmacista sono il 40%, ossia l’8% in più degli italiani.

Dalla ricerca, poi, arrivano indicazioni interessanti anche sulla cosiddetta sanità digitale. Per la quale gli europei non sembrano mostrare diffidenza, anzi: il 40% degli intervistati (il 39% tra gli italiani) userebbe volentieri un’app da smartphone per inviare al curante i propri dati e quindi risparmiare tempo quando c’è da fare un check-up; il 37% (italiani 39%) le utilizzerebbe per tenere sotto controllo la propria salute e intervenire immediatamente in caso di problemi. E il 75% (l’84% tra i nostri connazionali) vede con favore l’eventualità che sia il medico a prescrivere un’app per smartphone, che tenga traccia dei trattamenti o dei suoi progressi. Grande apertura anche nei confronti della telemedicina: 7 europei su 10 sono favorevoli a visite e consulti via web (un anno fa erano solo il 54%), in Italia sono addirittura il 79% e rispetto al 2019 la crescita è stata di 28 punti.

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