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Ci sarebbe ancora lo spettro di Amazon dietro alla partnership ufficializzata l’altro ieri, martedì 15 gennaio, da Walgreens Boots Alliance e Microsoft con un comunicato stampa ripreso dai media di mezzo mondo. Questa almeno è la lettura proposta dal canale di news economiche Cnbc, uno dei (pochi) giornali che hanno cercato di approfondire la notizia andando al di là della nota diramata dai due gruppi. Per il network tv, in particolare, l’accordo mirerebbe a contrastare le ambizioni di Amazon non tanto o non solo nell’e-commerce farmaceutico, quanto piuttosto nel sempre più importante mercato dei big data sanitari. Non va dimenticato, infatti, che il gigante dell’e-commerce ha concluso di recente due importanti operazioni – l’accordo con JP Morgan e Berkshire Hathaway per migliorare l’assistenza sanitaria dei dipendenti dei tre gruppi riducendone i costi e l’acquisizione della farmacia online Pillpack – che metteranno presto nelle sue mani una mole considerevole di dati digitali sulla salute.

Che cosa farà Amazon di questo immenso patrimonio di bit non è difficile da immaginare: il gruppo di Jeff Bezos ha già sviluppato un know how senza pari nello sviluppo di algoritmi (sistemi di intelligenza artificiale) che assistono ogni giorno milioni di clienti del marketplace, consigliando prodotti, prezzi e soluzioni di acquisto ritagliate su misura. All’origine di questi algoritmi ci sono le informazioni raccolte dalla stessa Amazon dai suoi utenti (e dai loro comportamenti di navigazione), non occorre quindi essere ingegneri informatici per cogliere il valore dei big data sanitari: algoritmi per l’aderenza terapeutica, per la prescrizione di farmaci o device in base al profilo assicurativo dell’assistito (nel caso della sanità privata americana), per la programmazione di visite o esami. E ancora, per la ricerca o la produzione di medicinali personalizzati.

E’ a questi scenari, per Cnbc, che dunque guarderebbe la partnership tra Walgreens e Microsoft. Non a caso, l’intesa pone un particolare accento sulle risorse digitali: Microsoft Azure diventerà il cloud di Wba, che trasferirà sulla piattaforma la sua attività di elaborazione dati e fornirà i suoi 380mila dipendenti della suite Microsoft 365 app cloud, comprendente Office 365, Windows 10 e altre risorse per la mobilità e la sicurezza. Microsoft, ha spiegato alla Cnbc Satya Nadella, ceo del gruppo, farà da “collante” per l’aggregazione di dati provenienti da più fonti, che a sua volta sosterrà lo sviluppo di programmi e servizi. Walgreens, ha continuato, aveva bisogno di trovare un partner che, dal punto di vista tecnologico, fosse capace di orchestrare l’ecosistema informatico per mettere a punto i nuovi servizi che ha allo studio.

Quali possano essere questi servizi lo lascia intuire il comunicato di Wba e Microsoft: nel corso dell’anno Walgreens aprirà in via sperimentale nelle sue farmacie fino a 12 corner di e-Health, cioè “shop-in-shop” (negozi nel negozio) specializzati nella vendita di hardware e device; la nota stampa non dice di più ma con ogni probabilità l’offerta comprenderà app, wearable (dispositivi indossabili per la rilevazione dei parametri biometrici) e dispositivi IoT, capaci cioè di connettersi a internet per trasmettere dati o scaricarli. Perché l’obiettivo della partnership Wba-Microsoft– come dice il comunicato stampa congiunto – è quello di «personalizzare l’assistenza sanitaria e renderla più accessibile e affidabile». Non fosse abbastanza chiaro qual è l’obiettivo, basterebbe bussare alla porta di Fitbit, azienda leader nel mercato dei wearables per chi fa attività fisica: in dieci anni di business, l’azienda ha raccolto dati cardiologici per 90 miliardi di ore e 8.500 miliardi di passi, informazioni biometriche per 167 miliardi di minuti di fitness, dati sulla qualità del sonno per 5,4 miliardi di notti. Il mercato della salute, oggi, passa di qui.

 

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