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In questi giorni ho ripreso un libro che avevo letto nel 2005: “Chi ha spostato il mio formaggio?”, autore Spencer Johnson. E’ un best seller mondiale, che ha venduto più di 20 milioni di copie ed è stato al primo posto assoluto tra i titoli più richiesti su Amazon. I protagonisti sono due topolini, che di nome fanno Nasofino e Trottolino, e due gnomi, Tentenna e Ridolino; vivono in un labirinto e tutti i giorni indossano tuta e scarpe da ginnastica e vanno a mangiare il formaggio conservato in un deposito lì vicino. Lo fanno da così tanto tempo che gli gnomi considerano ormai quel cibo come qualcosa di eterno, per cui ogni giorno si alzano sempre un po’ più tardi perché tanto è sempre lì. Non è lo stesso per i due topi, che prima di arrivare al deposito e mangiare fanno sempre qualche giro di esplorazione nel labirinto per tenersi in allenamento.

Una mattina i topi scoprono che nel magazzino non c’è più una sola scaglia di formaggio. Uno dei due roditori si rende conto che se non ce n’è più è perché finito e seguendo l’istinto si mette subito in cerca con il suo amico e scopre un altro deposito. I due gnomi, invece, quando scoprono che il cibo è finito iniziano a imprecare e sbraitare: dov’è il nostro formaggio? – chiedono – chi ce l’ha portato via? Cominciano a vagare attorno al magazzino, fanno buchi nei muri nel caso qualcuno lo avesse nascosto e il mattino seguente si ripresentano lì nella speranza che il formaggio sia tornato.

Ormai la metafora l’avrete capita: il labirinto è la realtà in cui lavoriamo, il formaggio rappresenta la gratificazione che riceviamo dalla nostra attività. I topolini hanno capito per tempo che le cose non sarebbero durate in eterno, che quanto facevano ogni giorno non avrebbe assicurato sempre lo stesso ritorno e anziché adagiarsi sulla sicurezza del presente, hanno affrontato con coraggio il cambiamento.

Per i due gnomi invece la scomparsa del formaggio è una sorpresa (non vedevano o non volevano vedere che le scorte stavano calando, fare ogni giorno lo stesso tragitto e ripetere la stessa routine era comodo e rasserenante) e quindi la loro reazione si rivela illogica: il cibo non è finito, qualcuno l’ha soltanto spostato. Questa convinzione rimane intatta finché un giorno Ridolino comincia a capire. Prende allora il coraggio a due mani e inizia anche lui a vagare nel labirinto, per cercare nuovo cibo. Ma prima di partire lascia a Tentenna un messaggio sul muro: «Se non cambi rischi di scomparire». Purtroppo Tentenna non si è mai arreso all’idea di cambiare, sperando che il formaggio tornasse dove e come era prima. Tentenna rimane nella sua zona di comfort perché non accetta il cambiamento e ne è mortalmente spaventato.

Il messaggio è chiaro e si può riassumere in cinque punti:

1. Il cambiamento è inevitabile. Se non cambi rischi di scomparire perché il formaggio non dura in eterno (e se non lo capisci, penserai sempre che qualcuno te l’ha spostato).

2. Anticipa il cambiamento: quando il formaggio inizia a calare, è il momento di guardarsi attorno.

3. Cambia: se sei il primo a farlo, hai un vantaggio sugli altri.

4. Apprezza il cambiamento: prima ti adatti, prima ne beneficerai.

5. Sii pronto a cambiare rapidamente e a farlo con gioia.

Il farmacista italiano deve decidere se essere come Nasofino e Trottolino, ovvero come coloro che sono stati pronti a cambiare, a innovare per cercare il miglioramento continuo, quel kaizen tanto caro alla filosofia industriale giapponese. Molti purtroppo sono come Ridolino, vorrebbero cambiare ma si lasciano trasportare da quelli bloccati come Tentenna. E tanti altri ancora sono proprio come Tentenna, non vogliono cambiare, si appigliano ad ogni scusa possibile per non farlo.  Quanti sono i farmacisti che ragionano come i nostri due gnomi? Penso, per esempio, a quei titolari che se la prendono con la concorrenza dell’online: non stanno forse accusandolo di spostare il formaggio? Penso a quelli che dicono che Instagram e Facebook sono futilità, mentre oggi molte aziende sfruttano i Social per il proprio business. Mi riferisco a quei farmacisti che, davanti all’ascesa delle catene, continuano a rinviare la decisione di affiliarsi a un network e preferiscono stare da soli. Quanti perdono tempo a imprecare perché il mercato è cambiato, anziché rimettere le scarpe da ginnastica e cercare nuovo formaggio? I segnali che nel deposito non ci sono più le scorte di un tempo sono evidenti: il moltiplicatore non è più quello di qualche anno fa, il valore immobiliare della farmacia si è ridotto, i fatturati si sono contratti, il valore della ricetta media è diminuito, la distribuzione diretta e quella per conto crescono sottraendo fatturato, le manovre di contenimento della spesa pubblica incidono negativamente sulla marginalità. Accidenti, qualcuno sta spostando il formaggio.

Il libro si chiude senza rivelare quale fine abbia fatto Tentenna, che sembra rimanere fermo ad imprecare senza muoversi dal deposito vuoto. Provvede il secondo libro, uscito molti anni dopo: grazie a una gnoma (ci voleva una donna a salvarlo) di nome Speranza, il nostro protagonista si convincerà a lasciare il deposito ormai vuoto e cercare nel labirinto nuovo formaggio. Ritroverà così gli amici Nasofino, Trottolino e Ridolino, i quali nel frattempo avevano scoperto che si può vivere non di solo formaggio, ma anche mangiando mele. E pure questa metafora apparirà chiara ai più.

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