Nel Monopoly delle farmacie Walgreens piazza l’allungo

Filiera

Non era tra le prime che hanno cominciato a comprare farmacie una volta entrata in vigore la Legge sulla concorrenza. Ma il suo carniere è già oggi il più pieno, almeno ad ascoltare i rumors che rimbalzano da Lazio e Toscana. Stiamo ovviamente parlando di Walgreens Boots Alliance, la multinazionale angloamericana guidata da Stefano Pessina: in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore ai primi di febbraio, il tycoon italiano aveva fatto balenare la possibilità di forti investimenti sul mercato italiano e l’acquisizione di almeno un migliaio di farmacie. Un target da raggiungere in qualche hanno, aveva avvertito Pessina, ma intanto gli “emissari” del gruppo si sono rimboccati le maniche e stanno lavorando. Risultato, tre farmacie acquisite in Toscana (un paio nel lucchese) e altre due o tre a Roma, almeno una delle quali ubicata in una zona di estremo pregio e con un giro d’affari di fascia alta. Unite alle due farmacie ex Essere Benessere rilevate a Milano (una in piazza Duomo), fanno poco meno di una decina di acquisizioni, un valore che rischia di essere nettamente sottostimato dato che tutte le trattative si svolgono sotto uno spesso telo di riservatezza. Condizionale d’obbligo anche sui valori di acquisto: nominalmente si va dallo 0,8 all’1,1-1,2, ma si conferma quanto gli addetti ai lavori sostengono già da tempo e cioè che i coefficienti rimangono agganciati al fatturato annuo ma in realtà i valori reali oscillano in base allo stato di salute della farmacia e ai suoi fondamentali.

Negozia e tratta instancabilmente anche Dr.Max, la catena dell’Est europeo controllata dal fondo d’investimenti Penta. Quattro, a quanto risulta a Pharmacy Scanner, le farmacie già acquisite formalmente, alle quali dovrebbero aggiungersene a breve altre due o tre i cui titolari avrebbero già firmato i pre-contratti di vendita. E poi c’è Lloyds Farmacie, la catena che attraverso Admenta fa capo al gruppo McKesson-Celesio: i suoi numeri restano al momento avvolti nel mistero, ma ha partecipato attivamente ad alcune aste fallimentari (anche se in quelle dove si è notata la sua presenza non ha mai vinto) e diverse fonti riferiscono che i suoi agenti girano per tutto lo Stivale in cerca di farmacisti disposti a vendere.

Mancano invece notizie di nuovi acquisizioni da parte di Unico e Cef, che sembrano ferme con il contatore a tre e una farmacia rispettivamente. Potrebbe essere soltanto l’effetto della riservatezza con cui sempre più spesso si negoziano le compravendite, oppure – come suggeriscono alcuni osservatori – ci sarebbe all’origine una voluta pausa per dare il tempo a Federfarma di completare il progetto della sua “rete delle reti”. In ogni caso è convinzione di molti osservatori che per vedere acquisti massicci bisognerà attendere il nuovo anno, quando sul mercato cominceranno a proporsi piccoli gruppi di titolari pronti a vendere le loro farmacie in un unico pacchetto. Per le catene, sarebbe come andare a comprare all’ingrosso, con evidenti risparmi innanzitutto sul tempo.

Intanto dalla Repubblica Ceca rimbalzano alcuni aggiornamenti su Dr.Max che per i farmacisti italiani sono ormai notizia. Nel giorni scorsi la divisione locale del gruppo ha comunicato di aver chiuso il 2017 con un giro d’affari di circa 630 milioni di euro, in crescita dell’8% sul 2016. Tra i fiori all’occhiello il programma di loyalty della catena, che nella sola Repubblica Ceca conta oltre 2,8 milioni di clienti iscritti, e la private label, che nel 2017 ha totalizzato vendite per oltre un miliardo di corone (40 milioni di euro).

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