Interviste

Fedeltà, aggregazioni, razionalizzazioni, remunerazione. Sono le quattro note sulle quali società e cooperative della distribuzione controllate dai farmacisti dovranno scrivere la propria musica secondo Antonello Mirone, riconfermato martedì per altri tre anni alla presidenza di Federfarma Servizi dall’assemblea elettiva dell’associazione. A Mirone – che nel nuovo esecutivo sarà affiancato da Roberto Pennacchio (Farla) alla vicepresidenza, Stefano Golinelli (Farmacentro) alla segreteria e Paolo Cainelli (Unifarm) alla tesoreria – Pharmacy Scanner ha chiesto di passare in rassegna le direttrici sulle quali l’associazione lavorerà nei tre anni a venire.

Presidente, farmacia e filiera del farmaco stanno vivendo un momento di trasformazione e incertezza particolarmente forte. Quali sono le sfide che attendono fin da subito le imprese associate a Federfarma Servizi?
Al primo posto metto senza dubbi la riforma della remunerazione. Ci auguriamo che si arrivi rapidamente a un modello condiviso, perché le aziende della distribuzione hanno urgente bisogno di stabilità. Una stabilità che va a beneficio anche della farmacia, visto che il comparto intermedio è vitale per la filiera.

Ci sono però distributori che non condividono…
Non siamo a priori per questa o quella soluzione, ciò che è indispensabile è la stabilità. Il nostro auspicio è che i due segmenti finali della filiera – cioè grossisti e farmacie, visto che l’industria se n’è rimasta fuori – trovino rapidamente una convergenza su una proposta univoca, che superi vecchie contrapposizioni in cui ognuno cercava di tirare la coperta dalla propria parte.

Le imprese della distribuzione intermedia soffrono anche in altri Paesi, Francia e Germania per citarne due. L’impressione è che il comparto sia alle prese con una crisi strutturale: basta rivedere la remunerazione per mettere i problemi alle spalle?
Ovviamente no, servono altri passaggi. Occorre accrescere la coesione, vanno intensificati i processi di efficientamento, bisogna proseguire con le aggregazioni e le concentrazioni tra imprese. E ancora: vanno individuati servizi da mettere a fattor comune e, soprattutto, è necessario costruire un rapporto più stretto e durevole tra farmacia e distributore.

Si riferisce alla fedeltà delle farmacie clienti?
Oggi la volubilità è ancora caratteristica di troppi farmacisti. Occorre invece che titolari e grossisti si mettano d’accordo su cosa si vuole fare e dove si vuole andare: va fatta una programmazione, condiviso il posizionamento, definito l’orientamento commerciale. E urge razionalizzare, a partire dalle consegne: i sei passaggi al giorno che chiedono alcune farmacie non sono più sostenibili.

In un altro articolo di questo numero di Pharmacy Scanner parliamo di sistemi di intelligenza artificiale per il riordino automatico, che tra le altre cose contribuiscono a ridurre le consegne. E’ questa la direzione da imboccare?
Sì, ma non occorrono per forza gli algoritmi. Ci sono imprese della distribuzione che stanno razionalizzando le consegne con una pianificazione settimanale, mensile o più estesa ancora.

Parlava di aggregazioni. La recente partnership tra Unifarm e Farmacentro con Sinerfarma è un modello che può essere di riferimento?
E’ un esempio di formule che vanno seguite con attenzione per capire se sono modelli vincenti da incoraggiare. E’ evidente però che non devono andare a discapito di esperienze già avviate.

Si riferisce, immagino, a Federfarma.co, che nei piani di Federfarma Servizi deve diventare la super-centrale di acquisto delle cooperative…
E lo sarà, se i farmacisti non si mettono a fare come Penelope e sciogliere la notte la trama ordita di giorno. Non è però questo il caso di Sinerfarma: come le due società hanno messo in chiaro nei loro comunicati, la nuova compagnia non tratterà gli acquisti già centralizzati in Federfarma.co.

Parliamo delle farmacie di proprietà delle società dei farmacisti. Nei gruppi Facebook dei farmacisti c’è chi è tornato a esprimere fastidio per le cooperative che comprano farmacie…
Questi colleghi dovrebbero avere la capacità di guardare oltre: le farmacie acquistate dalle cooperative sono soltanto farmacie sottratte al capitale. Va invece valutata l’eventualità di un impegno a condividere la gestione di queste farmacie con formule di azionariato diffuso a beneficio dei soci.

Chiudo tornando al tema delle concentrazioni: le imprese associate a Federfarma Servizi sono una ventina, secondo diversi esperti nel giro di 4 o cinque anni rimarranno in Italia non più di 5 o 6 distributori. Quanti di questi saranno cooperative?
Preciso: associamo 21 imprese che mettono assieme poco più di 60 magazzini. Quanto alla sua domanda, il punto rimane la concentrazione in capo a un unico soggetto nazionale di alcune funzioni chiave come gli acquisti e la logistica. Se questo è ciò che si concretizzerà, potrà anche sopravvivere una rete di magazzini regionali, purché coordinati da un’unica centrale nazionale.

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