Nel largo consumo confezionato la marca del distributore ha continuato a guadagnare terreno e consolidare il proprio ruolo nelle strategie delle insegne della gdo anche nel 2025. Tanto che ormai, rispetto al perimetro della Distribuzione moderna, la Mdd arriva al 23,1% (dal 22,4% del 2024), e in rapporto al “perimetro esteso” – ossia sommati tutti i canali della distribuzione organizzata – si attesta al 30,4% (dal 29,9% del 2024). I numeri arrivano Lo dicono arrivano dal convegno di apertura dell’edizione 2026 di Marca, la fiera internazionale della marca del distributore (Bologna, 14-15 gennaio).[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]
In valore, dicono le stime, il giro d’affari della marca privata nel canale della Distribuzione moderna si aggira sui 16,5 miliardi di euro nel 2025, mentre nel perimetro omnicanale sale a 31,5 miliardi. I dati sono stati elaborati da Teha Group su rilevazioni Ipsos per Adm – Associazione distribuzione moderna e confermano un trend che già perdura da diversi anni. Nel dettaglio, la traiettoria di crescita della Mdd appare costante lungo l’ultimo ciclo: dal 2019 al 2025 la quota a valore passa dal 19,5% al 23,1% nella Distribuzione moderna e dal 26,6% al 30,4% nel perimetro omnicanale, con un incremento particolarmente evidente a partire dal 2022. Parallelamente cresce il fatturato: nel canale “core” si sale da 10,8 miliardi del 2019 a 16,5 miliardi stimati per il 2025; nell’omnicanale l’avanzata è da 21,6 a 31,5 miliardi nello stesso arco temporale.
Il 2025, inoltre, evidenzia segnali positivi non solo a valore ma anche a volume: le vendite di prodotti Mdd risultano in crescita del +6% a valore e del +4,4% a volume rispetto al 2024. L’accelerazione è marcata soprattutto nel Sud e nelle Isole, dove l’aumento stimato è del +13,8% a valore e del +12,6% a volume, oltre il doppio (e quasi il triplo, in volumi) rispetto alla media nazionale.
Nel confronto europeo, invece, l’Italia mostra ancora un significativo ritardo: nel primo semestre 2025 la quota di mercato della Mdd nel nostro Paese è indicata al 30%, inferiore a mercati come Svizzera (51%), Spagna (44%), Regno Unito (42%) e Germania (39%), ma in un cluster comunque ormai vicino a Francia (34%) e Paesi Bassi (36%). Un dato che, letto insieme alla crescita registrata negli ultimi anni, suggerisce una dinamica ancora espansiva.
A sostenere l’evoluzione della marca privata, dicono ancora i dati, non è soltanto la convenienza, ma un posizionamento valoriale più articolato, centrato sulla fiducia. La survey Ipsos presentata a Bologna evidenzia che oggi 9 italiani su 10 dichiarano di fidarsi dei prodotti a marchio del distributore; la fiducia media verso la Mdd è espressa con un punteggio di 7,26 su 10 e l’89% dei consumatori dichiara di “fidarsi dei distributori”. In parallelo, il 75% ritiene che la Distribuzione moderna instauri un rapporto di fiducia duraturo con i clienti, quota che sale al 79% nel Sud e nelle Isole e all’80% nel ceto medio.
La convenienza resta tuttavia un pilastro cruciale e viene quantificata in termini macro: dal 2020 al 2025 la Mdd avrebbe generato 22 miliardi di euro di risparmi per le famiglie italiane, equivalenti a circa 150 euro annui per nucleo familiare, calcolati sulla base di un indice di prezzo della marca del distributore (85) rispetto alla media dei prodotti a scaffale (100). Questa relazione con il consumatore si costruisce anche attraverso attributi percepiti che superano il semplice “prezzo”: nelle rilevazioni Teha/Ipsos, l’81% degli intervistati è d’accordo sul fatto che le marche del distributore dimostrino attenzione alle esigenze specifiche dei consumatori, l’80% ritiene che la Mdd contribuisca a rendere accessibili a tutti prodotti di qualità e il 70% associa i prodotti Mdd a una scelta responsabile e sostenibile per l’ambiente.
Non a caso, nel comunicato diffuso in occasione dell’evento, Adm sottolinea che «la fiducia è il risultato di un rapporto dinamico» e che il consumatore “informato, esigente e reattivo” si attende flessibilità e capacità di ascolto continuo, mentre Teha evidenzia come la marca del distributore “rifletta in modo diretto e trasparente i valori dell’insegna” e si configuri sempre più come scelta non solo di convenienza ma anche “valoriale”.
Per la farmacia, che da anni ha sviluppato proprie linee a marchio, i segnali che arrivano dalla gdo offrono un’indicazione chiara: il consumatore non compra più la marca privata “in alternativa” ma come espressione di un patto di fiducia con l’insegna, dove contano accessibilità, coerenza e ascolto. Tradotto sul canale farmacia, significa che la marca del farmacista può crescere se smette di essere solo un’etichetta “value” e diventa una proposta riconoscibile: qualità percepita, chiarezza d’uso, rassicurazione sui contenuti e, soprattutto, continuità dell’esperienza tra consiglio al banco e scaffale. In un mercato dove il cliente chiede prodotti affidabili e “giusti” per il proprio bisogno, la marca privata della farmacia può giocare una partita importante: ma dovrà farlo come asset di relazione, non come semplice leva di margine.






