Interviste

Sono tre i verbi che caratterizzeranno l’attività della farmacia di domani: prevenire, individuare, trattare. E’ la chiave di lettura da dare alle trasformazioni che stanno affrontando le farmacie inglesi secondo Andrea Manfrin, chaired professor of pharmacy practice all’università del Central Lancashire, in Inghilterra. Nome ben noto ai farmacisti italiani per aver coordinato nel 2014-2015 la sperimentazione i-Mur della Fofi, Manfrin spiega a Pharmacy Scanner quale evoluzione si preannuncia per il servizio farmaceutico britannico e quali riflessioni devono trarre le farmacie italiane.

Nel nuovo contratto quinquennale con le farmacie, il servizio sanitario inglese promette – a parità di budget – una graduale contrazione dei compensi per la logistica del farmaco e un incremento della remunerazione relativa ai servizi. Qual è la lettura che va data a questa evoluzione?
Con il nuovo contratto il Governo ha allocato per le farmacie di comunità circa 13 miliardi di sterline, l’equivalente di 15 miliardi di euro. Alla logistica andranno risorse a calare perché la previsione è che in questo segmento i prezzi caleranno per le dinamiche competitive, come insegna il caso Amazon. La remunerazione delle farmacie inglesi è legato anche alla Drug Tariff, che specifica quali sono i prezzi di riferimento con i quali il Nhs rimborsa. È ovvio che tutte le specialità coperte da brevetto hanno una “emivita” in termini di prezzo, perché alla scadenza della protezione scatta la genericazione. Lo spostamento dei compensi, quindi, potrebbe essere letto nei seguenti modi: si deve migliorare l’uso dei farmaci; a volte ne servono di più e a volte meno, ma il loro uso deve essere ottimizzato; ci sono studi che hanno dimostrato che “Less is more” , ma anche che questo non è sempre vero; l’uso dei farmaci deve essere basato sull’evidenza scientifica, che non sempre è disponibile o rispettata, e sul concetto di costo-efficacia o evidence-based value.

Le ricadute per le farmacie?
Dovranno fare ciò che già fanno in modo più efficace e, soprattutto, costo-efficace. Il focus non è più (o non più soltanto) sul farmaco, ma su tutto ciò che può in qualche modo influenzare la condizione clinica del paziente. Alcune delle attività svolte dalle farmacie hanno dimostrato di poter incidere sulla clinical governance e il Nhs intende sostenerle e svilupparle. La farmacia deve diventare un luogo dove sono messe in atto tre azioni: prevenire, individuare, trattare; il tutto, ovviamente, nel rispetto della professione e senza ingerenze in aree che non sono di sua competenza.

E’ un mutamento di prospettiva che comporterà riorganizzazioni e ristrutturazioni…
La remunerazione dei servizi sarà basata sempre di più sull’evidenza scientifica, com’è giusto che sia; pertanto, le farmacie dovranno attrezzarsi per condurre studi “robusti”, come si dice in inglese, al fine di dimostrare efficacia e costo-efficacia dell’attività svolta, cosa con non è sempre stata fatta. L’università inglese si sta attrezzando per fornire le conoscenze necessarie ai farmacisti di domani e per gestire queste nuove sfide. Fin da oggi, in ogni caso, si può intuire quali sono le farmacie che avranno un futuro e quali quelle che non l’avranno: chi investe soltanto in fattori strutturali (sedi, attrezzature) non potrà sostenere la sfida, invece chi si attrezza in termini di conoscenza, tecnologia via a seguire avrà maggiori possibilità di successo.

Ne derivano messaggi di cui dovrebbero fare tesoro anche le farmacie italiane?
Fatte salve le differenze che connotano i due sistemi sanitari, sarebbe opportuno individuare quali delle attività sostenute dalle farmacie inglesi hanno avuto successo e perché, per valutare quali modelli potrebbero essere importati o adattati senza ripetere gli errori commessi qui. Penso in particolare che vadano tenuti in considerazione i tre pilastri su cui si regge l’innovazione formazione universitaria e post-universitaria; creazione di centri di ricerca per lo sviluppo di nuovi servizi basati sulle migliori pratiche; divulgazione di questi servizi prima nelle singole regioni e poi sul piano nazionale.

Un altro fenomeno inglese che sembra invitare a riflessioni è quello dell’hub&spoke, che divide la rete in farmacie-magazzino e in farmacie-sportelli di dispensazione. Pare un effetto di quanto si diceva all’inizio a proposito del nuovo contratto quinquennale…
Nel gennaio 2019 un articolo del Pharmaceutical Journal sottolineava che l’hub and spoke è focalizzato sull’efficientamento dei processi economici, operativi e logistici. Lo stesso articolo suggeriva però che questo modello ha delle limitazioni, tra le quali la responsabilità professionale e la gestione delle tariffe collegate alla dispensazione. Dall’altra parte, l’utilizzo del modello hub and spoke consentirebbe al farmacista di dedicare ai propri pazienti più tempo durante la fornitura dei servizi cognitivi. Quindi, in definitiva, ci sono diverse cause che hanno indotto l’introduzione del modello hub and spoke, ma non sono totalmente convinto che questo sia un effetto del nuovo contratto.

Il Nhs ha varato di recente la dematerializzazione delle ricette, anche se oggi già il 70% circa delle prescrizioni sono digitali. Quali effetti prevede per pazienti e farmacie?
I pazienti che devono semplicemente ripetere la ricetta si recheranno direttamente in farmacia anziché passare dal medico. Assistiti e medici risparmieranno tempo e anche lo staff della farmacia lavorerà meglio. I pro e contro della ricetta dematerializzata sono stati indagati da una ricerca condotta nel 2013 dall’università della North Carolina: tra i vantaggi ci sono la riduzione degli errori nella prescrizione e trascrizione, il calo delle reazioni avverse grazie ai controlli digitali con le banche dati e a quelli del medico e del farmacista, l’identificazione più tempestiva delle reazioni allergiche reali e potenziali, l’incremento del rapporto costo-beneficio, l’accesso più ampio alle informazioni dei pazienti in forma digitalizzata, il miglioramento del flusso di lavoro in farmacia; tra gli svantaggi gli errori eventualmente generati dal software che gestisce la dematerializzazione, l’accumulazione di ricette in attesa per rallentamenti informatici e telematici, il costo per l’installazione gravoso per piccole farmacie.

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