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Anche a farmacie e grossisti – e non solo all’industria – dovrebbe essere permesso di lanciare campagne pubblicitarie sui farmaci di automedicazione. Lo scrive l’Antitrust nella segnalazione inviata l’11 dicembre al ministero della Salute e pubblicata il 16 sul suo bollettino settimanale. L’Autorità se la prende con la circolare 3/2006 dello stesso dicastero, che circoscrive ai soli titolari di Aic la facoltà di fare pubblicità ai propri farmaci otc, ovviamente previa autorizzazione (sempre del Ministero).

Finora nessuno aveva contestato il principio, ora però il Garante fa notare che la disposizione genera «effetti restrittivi sul mercato della distribuzione – fisica e online – dei prodotti farmaceutici», perché introduce una «restrizione ingiustificata» al novero dei soggetti «che potrebbero essere legittimamente autorizzati a pubblicizzare la propria attività e i propri prodotti, a detrimento del complessivo grado di concorrenzialità dei mercati interessati». E’ vero, l’Antitrust interviene sulla disposizione a quasi tre lustri di distanza, ma a scanso di addebiti l’Authority ricorda che sono «svariate» le segnalazioni già trasmesse in passato per opporsi «a previsioni normative e/o regolamentari che limitino la concorrenza tra farmacie».

Ad aggravare il quadro, prosegue l’Antitrust, c’è il fatto che le restrizioni dettate dalla circolare non trovano corrispondenza nel d.lgs 219/2006, dal quale il documento ministeriale discende: all’articolo 118, infatti, il decreto legislativo stabilisce che «nessuna pubblicità di medicinali presso il pubblico può essere effettuata senza autorizzazione del ministero della Salute»: dunque – osserva l’Antitrust – «non sono previste limitazioni alle categorie di soggetti legittimati a richiedere tale autorizzazione». In altri termini, ai sensi della norma qualsiasi operatore autorizzato alla vendita di farmaci senza obbligo di ricetta «risulta legittimato a richiedere al ministero della Salute l’autorizzazione a pubblicizzare i propri prodotti. E ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di un produttore o di un distributore e, in tale secondo caso, se operi nella fase della vendita all’ingrosso o in quella della distribuzione al consumo».

L’Autorità, conclude la segnalazione, auspica quindi «che il Ministero tenga in adeguata considerazione le sue osservazioni, al fine di tutelare e promuovere nella maniera più efficace la concorrenza nei settori interessati, e invita a comunicare le determinazioni assunte al riguardo».

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