Filiera

Continua a sfornare applicazioni la formula della “one-stop-health”, il modello cui si è ispirata Cvs Pharmacy per convertire una parte delle sue farmacie in centri Health Hub, veri e propri ibridi tra retail clinic e farmacia dei servizi. Lo è di certo negli Stati Uniti, dove nelle settimane scorse Walmart – la più grande catena di supermercati al mondo – ha aperto nelle settimane scorse in Georgia il suo secondo Walmart Health, una sorta di “casa della salute” (per usare un termine di confronto familiare al lettore italiano) su scala più estesa. Esattamente come la prima, inaugurata soltanto nel settembre scorso, anche questa struttura concentra in un unico luogo un’ampia gamma di servizi rientranti nel perimetro dell’assistenza primaria e odontoiatrica, come radiografie, esami audiometrici, analisi di laboratorio e altro ancora.

 

Il nuovo Walmart Health di Calhoun, in Georgia. Sorge accanto a uno dei centri commerciali dell’insegna americana e offre un ecosistema di servizi sanitari a prezzo contenuto che spaziano dall’assistenza primaria all’odontoiatria

 

La farmacia non è “dentro” come negli Health Hub di Cvs ma poco ci manca: Walmart, infatti, dispone di corner “in store” per la vendita di medicinali (etici compresi) in quasi tutti i suoi 4.700 magazzini, cosa che rende il gruppo uno dei più importanti distributori di farmaci degli Stati Uniti (da cui un fatturato che vale circa il 9% del giro d’affari generato complessivamente dagli store del gruppo). La logica, in sostanza, è sempre quella dell’ecosistema che chiude il cerchio e propone agli assistiti percorsi dove diagnosi, prestazione e dispensazione del farmaco avvengono nello stesso luogo e senza soluzione di continuità. E a prezzi contenuti: «Questa struttura all’avanguardia» recita la comunicazione del gruppo «offre assistenza sanitaria di qualità, economica e accessibile. Il primo aperto Walmart Health, aperto lo scorso settembre a Dallas, ospita al suo interno medici, infermieri, dentisti, optometristi e operatori sanitari». La farmacia, sottoposta a restyling, rimane nel perimetro del centro commerciale ma si ricollega idealmente alla retail clinic.

 

La farmacia completa l’ecosistema della struttura e chiude il cerchio: gli assistiti trovano in un unico luogo consulenze, servizi, prestazioni e farmaci.

 

Anche Amazon si è buttato in questo modello di sanità “one-stop”. A modo suo ovviamente, cioè proponendo un ecosistema in cui la retail clinic è virtuale, prestazioni e servizi viaggiano su app e farmaci o visite raggiungono l’assistito direttamente a domicilio. Il nome  di questo sistema integrato è Amazon.Care, di cui la stampa americana aveva parlato per la prima volta nell’autunno scorso (vedi articolo di Pharmacy Scanner) e ora la notizia, riportata dal canale economico Cnbc, è che la piattaforma è ormai operativa.

Come già anticipato a settembre, ne potranno usufruire al momento soltanto i dipendenti Amazon di Seattle (la sede centrale del gruppo) e i familiari che hanno sottoscritto la copertura sanitaria offerta dall’azienda. Ma sono molti gli osservatori pronti a scommettere che al momento giusto l’azienda proporrà il proprio ecosistema sul mercato Usa. L’app, come si ricorderà, collega a distanza il paziente con medici e infermieri per consulenze virtuali, consente di programmare visite domiciliari di follow-up e permette anche di ricevere a casa ricette e farmaci (tramite corriere Amazon, ovviamente).

E in Italia? Il giorno in cui la sanità “in una fermata” (come si dovrebbe tradurre il termine inglese) metterà radici anche da noi non è poi così lontano. Le retail clinic, per cominciare, sono già una realtà consolidata anche qui: giusto per dare qualche numero, si possono citare le tre strutture del Centro medico Santagostino ubicate in altrettanti centri commerciali lombardi (più un’altra in uno shop district milanese), le cinque Smart clinic del Gruppo ospedaliero San Donato (nel comasco, bergamasco e milanese) e le tre Medical care di Humanitas, altro polo ospedaliero meneghino. Si tratta di esperienze in via di sviluppo – San Donato dovrebbe aprire altre tre retail clinic quest’anno – anche perché il mercato cui guardano è quello della promettente (almeno al Nord) sanità “out of pocket” o “low cost”, dove chi paga è il cittadino e dunque il servizio ha la sua rilevanza. Non a caso, alcune di queste strutture sono ad accesso diretto, cioè non serve concordare la visita e il paziente (ma forse vale ormai la pena chiamarlo consumatore) accede immediatamente alla prestazione.

 

Il modello Smart clinic del Gruppo ospedaliero San Donato. Rispetto al format Walmat Health, manca soltanto la farmacia

 

E’ in tale logica che questi attori mirano a far evolvere le loro retail clinic in ecosistemi modello “one-stop”, a fermata unica, dove al paziente in regime privato viene proposto un pacchetto integrato di prestazioni definito sul problema di salute che lo affligge. E nel quale, ovviamente, non vorrebbero far mancare il farmaco. Non a caso, qualche anno fa il Centro medico Santagostino aveva annunciato l’intenzione di acquistare una farmacia (per iniziare) allo scopo proprio di “chiudere il cerchio” del suo ecosistema. Il Gruppo aveva rinunciato una volta toccati con mano i prezzi del mercato, però il progetto resta aperto.

In assenza di una farmacia vera e propria, alcuni hanno cominciato a dispensare i medicinali all’interno dei pacchetti di cura erogati dalla struttura. Sono per ora progetti pilota testati senza troppo clamore ma nel pieno rispetto delle normative, che collocano l’erogazione del farmaco nel percorso terapeutico oppure nel pacchetto di cure. E’ il caso per esempio del Gruppo San Donato, che nelle sue Smart clinic contempla prescrizione e fornitura dei medicinali nell’ambito di cicli di visite specialistiche, per esempio con il dermatologo; oppure il Centro medico Santagostino, che offre ai suoi assistiti un pacchetto diabetologia che comprende visite, assistenza dietologica, device per il monitoraggio dell’aderenza terapeutica e farmaci. Non siamo ancora alla sanità “one-stop” di Walmart, Amazon e Cvs, ma la distanza non è enorme.

 

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