La ricerca Netcomm e la solitudine dei numeri che non tornano

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Premessa: con i numeri ho la stessa dimestichezza di un pachiderma con il tip-tap; sono stato rimandato in matematica al terzo anno del liceo scientifico e negli altri ho sempre strappato la sufficienza sul filo di lana. E adesso vengo al dunque: due giorni fa raccolgo il materiale che arriva con l’ultimo report di Netcomm sul commercio online nel comparto consumer health e mi metto a scrivere. I numeri sono di tutto rispetto anche quest’anno: i consumatori che acquistano farmaci o integratori sul web crescono del 72% e sfiorano i 17 milioni di individui, l’e-commerce dei prodotti per la salute vale 1,2 miliardi di euro ed è lievitato in 2 mesi dell’87%. Ci credo, penso, con la spinta che ha dato il lockdown questa primavera-estate non poteva essere altrimenti.

I grafici che ero riuscito ad avere, però, non sono dei più nitidi e allora mi metto a cercare su internet qualcosa di qualità più elevata. Credo di trovarla ma no, sono immagini che arrivano dal report Netcomm dello scorso anno, non di questo. L’occhio mi cade sui numeri e rimango di sasso: tra le cifre delle due indagini non c’è alcuna corrispondenza. In particolare, la ricerca dell’anno scorso parlava di 16,6 milioni di acquirenti online di farmaci e integratori, dunque soltanto 300mila in meno rispetto a quelli di quest’anno. E non bastano certo a giustificare il delta riportato da Netcomm (+72% tra 2019 e 2020).

 

I numeri dell’online di farmaci e prodotti healthcare nel 2020…

…e quelli del 2019 secondo la precedente ricerca

 

E’ evidente che tra le due torte c’è qualcosa che non torna. Nel caso poi degli acquirenti abituali, da un anno all’altro si registrerebbe addirittura un’emorragia: nel 2020 sono “appena” 4,6 milioni, l’anno scorso erano 6,5 milioni. Possibile che quasi due milioni di clienti si siano stufati dell’online nel giro di un anno?

A essere sospettosi come certi negazionisti, verrebbe da pensare che le cifre siano state gonfiate. L’autorevolezza dell’istituto da cui provengono le ricerche, però, fa subito scartare l’ipotesi e poi, come dicevo, la mia antipatia nei confronti dei numeri tende sempre a tenermi lontano dalle conclusioni affrettate. Che nell’analisi di Netcomm ci sia qualcosa di non detto, però, è evidente. Un’altra delle slide del report di quest’anno, infatti, conta per il 2019 poco meno di 10 milioni di clienti online, dei quali 2,7 milioni sono gli abituali. Insomma, siamo di fronte a discrepanze che non possono essere spiegate con la classica giustificazione dell’arrotondamento da “zero virgola”.

 

Nel report 2020 il confronto con il 2019: ma i numeri sono diversi

 

Come ho detto, la mia avversione per la matematica mi rende ostico ipotizzare spiegazioni: cambiano le basi dati, i periodi di riferimento sono diversi, sono state fatte delle estrapolazioni. Non so, la ricerca non dà indicazioni e questo è certamente una lacuna. Di solito, riconosco autorevolezza e accuratezza alle statistiche che dicono chiaramente periodo di osservazione, ampiezza del campione, periodo in cui è stata effettuata l’indagine e base di riferimento delle diverse percentuali. Netcomm non è perfettamente trasparente su tutto, ma capisco che le esigenze della divulgazione possano prevalere su quelle della precisione scientifica.

Alla fine decido di dedicare comunque un articolo alla ricerca (lo leggerete accanto a questo mio editoriale). Valuteranno i lettori. Però su quei numeri che non tornano, gradirei tanto che qualcuno mi chiarisse. Come si spiegherebbe il tip-tap a un pachiderma.

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