La crisi soffia anche sul Monopoli delle farmacie: giù i prezzi, il costo del denaro fa le catene caute

Filiera

Qualche catena tira il freno a mano e intanto i prezzi calano. È la piega che ha preso il Monopoli delle farmacie in questo ultimo scorcio d’anno: l’inflazione resta bollente, crisi internazionali e incertezze di breve periodo fanno alzare il costo del denaro e così l’accesso al credito bancario diventa una cruna sempre più stretta. Risultato, qualche società di capitale è stata costretta a rallentare il programma delle acquisizioni o rinegoziare le condizioni. Anche perché, nel frattempo, perturbazioni di mercato e raffreddamento della domanda di prodotti per la salute (causa la già citata inflazione e i rincari delle bollette) hanno fatto scendere prezzi e valutazioni: se fino a qualche mese fa si comprava mediamente a 2,0 sull’ultimo fatturato, ora il valore si aggira attorno all’1,5-1,6.

Tra le catene che hanno tirato il freno a mano c’è Neo Apotek, che a settembre aveva avviato un’operazione di riassetto diretta a reperire un nuovo partner finanziario: secondo varie fonti, la società che fa capo alla famiglia di farmacisti milanesi Cocchi-Riva avrebbe rinviato o disdetto diverse trattative di compravendita, ma i vertici del gruppo smentiscono battute d’arresto: «La verità è che in questo momento c’è un rallentamento dovuto al “macromondo” finanziario che ci impone un cambio di passo» afferma Andrea Riva, ceo di Neo Apotek «il mondo della farmacia e noi per primi abbiamo vissuto una bolla di mercato che inevitabilmente si sgonfierà e forse lo sta già facendo. Come operatori del mercato, non possiamo ignorare quello che sta succedendo nel mondo vero, dove i tassi di interesse stanno triplicando, dove il costo del denaro è impazzito e la moneta fluttua. È quindi inevitabilnmente che realtà come la nostra, dove l’utilizzo della leva finanziaria è importante, debbano prendere coscienza del momento e abbassare le pretese del mercato. Non è facile far capire che il momento migliore è passato e chi è riuscito a coglierlo ha fatto bene, ma ora bisogna tornare alla realtà. I nogni caso, il nostro obiettivo è di arrivare a fine anno con oltre 150 farmacie in gestione e superare le 200 entro il 2023. Abbiamo budget per coprire anche il prossimo anno».

È vero invece, ammette Riva, che in diversi casi è stato necessario rinegoziare con i titolari le condizioni di acquisto: «I valori di mercato non sono più quelli di qualche mese fa e il denaro ora costa di più» spiega Riva «in alcuni casi è quindi stato necessario rinegoziare con i titolari le condizioni di acquisto.».

Ammette il passaggio a un’andatura più cauta anche Farmagorà, la catena del nord Italia guidata da Francesco Carantani e Marco Premoli che, proprio nei giorni scorsi, ha ottenuto da Unicredit un finaziamento da 15 milioni di euro. «Non abbiamo mai cercato crescite sfrenate» ricorda Carantani «e fin dalla partenza ci siamo dati un obiettivo sostenibile, 2-3 nuove farmacie al mese. Contiamo dunque di proseguire con questo passo sino alla fine dell’anno, con 27 farmacie già acquisite e un altro paio che dovrebbero aggiungersi per fine dicembre. Ma è vero che l’aumento del costo del denaro preoccupa, così com’è vero che i prezzi delle farmacie sono in sensibile calo».

Non sembra invece avere rallentato Hippocrates, la holding cui fa capo la catena Lafarmaciapunto. «Le nostre dimensioni ci aiutano a meglio fronteggiare le difficoltà del contesto» dichiara a Pharmacy Scanner il ceo Rodolfo Guarino «quindi proseguiamo al solito ritmo e in diverse trattative di acquisto siamo “subentrati” al primo offerente. Chiuderemo l’anno con poco più di 300 farmacie in gestione e altre 50 con preliminare già firmato».

Ha invece un’altra percezione Umberto Gallo, direttore generale di Farmacie Italiane, la catena che fa capo a F2i: «I prezzi delle farmacie si sono abbassati ma non vedo un rallentamento delle compravendite legato alla congiuntura economica» dice a Pharmacy Scanner «piuttosto, vedo che le catene partite per prime e quindi fornite oggi di un consistente numero di filiali stanno spostando l’attenzione sull’organizzazione, per strutturarla e completarla. Giocoforza, questi gruppi hanno dovuto rallentare il ritmo delle acquisizioni».

 

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