Joint-venture Cef-Unico alle battute decisive: la newco si chiamerà QFarma, fusione ad aprile

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La fusione tra Cef e Unico, le due principali società della distribuzione farmaceutica controllate dai farmacisti, entra ufficialmente nelle battute decisive. Mercoledì scorso, 19 febbraio, l’assemblea dei soci di Cef ha infatti approvato all’unanimità il conferimento delle attività distributive della Cooperativa alla newco in cui dovrà poi confluire Unico. L’obiettivo, come riporta un comunicato diffuso venerdì dalla Cef, è quello di completare il percorso entro il 13 aprile, per «dar vita a una realtà ancora più solida e competitiva, capace di valorizzare il patrimonio esistente e affrontare con determinazione le sfide future del settore».

Per non frapporre indugi, dall’assemblea dei soci di mercoledì sono già usciti anche il nome e il logo della newco, che – sommate sulla carta le quote di mercato di Cef e Unico – aspira a diventare il più importante gruppo della farmadistribuzione italiana: si chiamerà QFarma, dove la “q” va in realtà letta come “cu”, ossia la risultante di Cef e Unico, e richiama quelli che il comunicato definisce «i tre pilastri chiave» della joint venture: «Q come qualità, per sottolineare l’eccellenza del servizio e della distribuzione; Q come quantità, a rappresentare la capillarità e la forza del network sul territorio; Q come quotidianità, per esprimere la continuità del rapporto con le farmacie e i cittadini».

 

Ecco logo e nome della nuova società in cui confluiranno Cef e Unico

 

La nota stampa, inoltre, non dimentica di sottolineare che il nuovo nome è stato scelto «congiuntamente» dalle due società «per rappresentare al meglio la realtà che nascerà dall’unione». Tuttavia, non si può fare a meno di notare che dal punto di vista grafico il nuovo logo è un’evoluzione diretta del brand di Cef (con la Q ad abbracciare la croce verde al posto della C), mentre del logo di Unico sopravvive il punto verde che però nel marchio QFarma triplica e diventa tricolore.

Un’altra novità riguarda la composizione del cda della newco: in origine, era stato concordato che una volta completata la fusione le due società avrebbero avuto ciascuna dieci consiglieri e a Cef sarebbe andato il privilegio di nominare il primo presidente (con mandato triennale). Ora invece, l’orientamento sarebbe quello di riconoscere alla società bresciana la presidenza e undici consiglieri, mentre a Unico ne andrebbero nove. Ciò significa che la partecipazione di Cef nella newco salirebbe dal 50 al 51%, mentre il restante 49% verrebbe diviso tra le cinque cooperative che formano Unico (Unione farmaceutica novarese, Codifarma, Unione farmacisti del Friuli Venezia Giulia e Cosifar).

Resta invece confermata la configurazione della newco, una srl che comunque, assicura il comunicato, non avrà riflessi sulla filosofia della joint venture: «La cooperazione rimane il cuore del progetto» assicurano Cef e Unico «le cooperative proprietarie continueranno a guidare la strategia e a incarnare i valori, garantendo che lo spirito cooperativistico resti il fondamento della nuova realtà, al servizio delle farmacie indipendenti e del territorio». QFarma, prosegue la nota, «nasce per rafforzare il ruolo delle cooperative di farmacisti e per affrontare con determinazione le sfide di un mercato in evoluzione, con una visione chiara: valorizzare il passato, innovare il presente e costruire nuove opportunità per la distribuzione farmaceutica, garantendo continuità e sviluppo».

Perché l’operazione possa approdare all’atto conclusivo, ossia la fusione di Unico in QFarma mediante incorporazione, non mancano ora che due tappe cardinali: il via libera delle banche (una trentina, come già scritto) che devono sostenere la joint venture e l’ok dell’Antitrust, cui spetterà verificare che dall’unione dei due gruppi non scaturiscano posizioni dominanti nei mercati locali. Per quanto concerne le banche, gli istituti che non avrebbero ancora dato il proprio assenso si conterebbero sulle dita di una mano ma tra questi figura la pedina più importante dell’operazione, Unicredit, ragione per cui in Cef e Unico si preferisce attendere ancora prima di brindare. Verifiche e due diligence, d’altronde, sono state il motivo per cui i tempi della fusione sono andati ben al di là del preventivato (in origine, si sarebbe dovuto concludere tutto entro fine 2024) e se alla fine il responso degli advisor sul piano industriale che regge la joint venture è stato comunque positivo, è fuori di dubbio che la complessità dell’operazione ha consigliato alle banche cautela e circospezione.

L’esito della partita, in altri termini, ancora non è in cassaforte e il comunicato recita non per nulla che «in caso di mancata approvazione da parte delle banche, Cef è pronta a proseguire il proprio percorso in autonomia, mantenendo comunque una visione di crescita e consolidamento». Un inciso che, secondo alcuni osservatori, lascia intendere che nel caso in cui l’operazione con Unico dovesse abortire, QFarma diventerebbe il contenitore con il quale ritentare l’operazione con altri soggetti. Secondo rumors diffusi, sarebbero diversi i gruppi della farmadistribuzione che versano in difficoltà e potrebbero farsi avanti. Per l’inizio della primavera il quadro dovrebbe essere più chiaro.

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