Filiera

Anche se non ha mai chiuso, la farmacia esce dal lockdown con fatturati in sofferenza tanto nell’etico quanto nella libera vendita. Ma gli effetti di distanziamento sociale e calo dei consumi hanno gravato in modo diverso sugli esercizi, che a seconda della loro taglia – “small” o “large” – lamentano perdite che differiscono anche di più di un punto percentuale. E’ quanto riferiscono i dati che Francesco Cavone, direttore Consumer health di Iqvia, ha presentato nel corso del webinar organizzato lunedì 22 giugno da Cosmofarma Exhibition: nei primi cinque mesi, dicono le analisi, la farmacia totalizza un giro d’affari complessivo che, a valori, supera i 10,2 miliardi di euro, in calo del 5,6% rispetto allo stesso periodo del 2019 (vedi sotto).

 

Lockdown, le farmacie piccole hanno contenuto meglio le perdite

 

Se si ripartiscono i punti vendita in tre “cluster” distinti tra loro per fatturato e altri parametri (tra i quali la dimensione della farmacia), il raffronto con il 2019 rimane negativo ma le distanze tra i valori cambiano. Le piccole farmacie sono quelle che ne escono meglio, perché sull’anno passato il giro d’affari si contrae di un punto in meno rispetto alle altre due categorie (-4,6%). I grandi esercizi sono invece quelli che ne escono peggio, perché sui due anni il calo arriva al 5,9%. «Spiegare puntualmente che cosa c’è dietro a queste differenze non è facile» è il commento di Cavone «il lockdown ha sconvolto abitudini quotidiane, percorsi casa-ufficio e riti di acquisto, solo un’analisi circoscritta bacino per bacino può dare conto di tutto ciò che è successo. In ogni caso, è ormai una constatazione condivisa che la quarantena ha gravato di più sulle farmacie dei centri urbani, dove uffici e negozi si sono svuotati, piuttosto che delle periferie o dei comuni delle aree metropolitane».

 

Scontrini, le rurali ne battono di meno ma il valore è maggiore

 

Non offre spiegazioni ma aggiunge ulteriore materiale all’analisi il grafico in cui Iqvia ha messo a confronto valore e numero degli scontrini battuti mese per mese da farmacie urbane e rurali. Nei tre mesi abbondanti che coprono il lockdown (marzo, aprile e maggio 2020, ultime tre colonne) il calo degli scontrini colpisce entrambe le categorie di esercizi con intensità quasi uguale, però in media le farmacie urbane continuano a generare un numero di scontrini sensibilmente maggiore delle rurali. Disegna le stesse curve per i due tipi di farmacia anche il valore medio dello scontrino, che tra marzo e aprile si impenna per urbane e rurali ma queste ultime riescono a mantenere il vantaggio che già caratterizzava il confronto l’anno scorso. «Forse le persone che frequentano le farmacie rurali acquistano più prodotti perché fanno meno passaggi in quanto le distanze da casa sono solitamente maggiori» è l’ipotesi di Cavone «di certo la grafica evidenzia il forte calo degli ingressi che tra aprile e maggio ha colpito tutti i farmacisti». E ora, c’è da capire come riportare la gente in farmacia.

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