Integratori, Nutrition Foundation: un consumatore su due li usa per prevenzione

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Il desiderio di aumentare l’efficienza del sistema immunitario contro il Covid-19 e di proteggere così la propria salute non soltanto ha spinto un italiano su dieci ad assumere un integratore, ma il 58% di questi consumatori lo ha fatto proprio come misura preventiva. È quanto risulta dalla review “Stile di vita, alimentazione e integrazione nell’epoca del covid-19: lo stato dell’arte”,  a cura di Andrea Poli, presidente di Nutrition Foundation of Italy, associazione no profit che  dal 1976 promuove l’informazione e l’educazione nutrizionale. Pubblicata sul sito di Integratori Italia, l’associazione aderente a Confindustria che rappresenta il settore degli integratori alimentari e dei prodotti salutistici, la ricerca sottolinea l’importanza degli stili alimentari e delle integrazioni mirate, indicando i vantaggi che ciascuna “famiglia” di integratori può avere nel mantenimento di un ottimale stato di salute.

«Le gravi conseguenze di patologie come il covid-19 in termini di morbilità e mortalità per infezioni respiratorie» scrive Poli «sottolineano l’esigenza di affrontare questi temi in modo articolato e globale, anche considerando, in casi specifici, la possibile supplementazione con integratori alimentari». Diventa allora importante individuare quali siano le vitamine, i minerali e le sostanze che risultano particolarmente alleate dei processi immunitari. Ecco la suddivisione proposta da Nutrition Foundation of Italy, che ha esaminato i dati disponibili in letteratura sugli effetti di ogni gruppo di prodotti sulla funzione immunitaria.

• Vitamine

– La vitamina D è coinvolta nella regolazione delle funzioni del sistema immunitario: la sua carenza aumenta il rischio di infezioni. Diverse meta-analisi affermano che può ridurre il rischio di infezioni del tratto respiratorio e sono allo studio i suoi possibili effetti contro l’infezione da Sars-CoV-2

– La vitamina C favorisce la risposta dei globuli bianchi alle infezioni e l’eliminazione dei microrganismi patogeni. La sua integrazione sembra riduca durata e gravità delle infezioni respiratorie.

– La vitamina B6 facilita la formazione di globuli bianchi e assicura il normale funzionamento dei linfociti

– La vitamina E protegge le cellule dallo stress ossidativo e risultati clinici sembrerebbero dimostrare un suo ruolo nelle infezioni del tratto respiratorio

• Minerali

– Lo zinco è essenziale nello sviluppo delle cellule che partecipano alla risposta immunitaria

– La carenza di ferro altererebbe l’equilibrio tra cellule antinfiammatorie e proinfiammatorie. L’Efsa ha recentemente riconosciuto il suo ruolo anche nel sistema immunitario dei bambini

– Un aumento di selenio in chi presenta basse concentrazioni plasmatiche del minerale migliorerebbe l’immunità cellulare nei soggetti sani

– L’Efsa ha riconosciuto al rame un effetto favorevole nel mantenere la funzione immunitaria.

• Omega 3 e botanicals

– Gli acidi grassi omega-3 a lunga catena, l’acido eicosapentaenoico (Epa) e l’acido docosaesaenoico (Dha) giocano un ruolo importante nel controllo dei fenomeni dell’infiammazione e nel conseguente danno tissutale. Eventuali carenze potrebbero manifestare una reazione immunitaria incontrollata.

– Molti derivati vegetali impiegati come integratori limitano l’eccesso di risposta allo stimolo infiammatorio e modulano le difesa dell’organismo. Tra i più efficaci: papaya, echinacea, radice di eleuterococco, corteccia e radice di guava brasiliana.

• Polifenoli

– La curcumina ha proprietà antinfiammatorie dimostrate da vari studi, come pure la quercetina. Ben documentata la stessa attività della liquirizia, in particolare del suo componente la glicirrizina.

– L’echinacea sarebbe in grado di modulare favorevolmente il sistema immunitario.

• Probiotici e prebiotici

– I probiotici apportano benefici all’organismo, riducendo le infezioni virali respiratorie (compresa l’influenza)

– I prebiotici possono modulare il microbiota intestinale e, quindi, i suoi potenziali ruoli immuno-modulatori. Funzione importante dato che dal 2 al 10% dei cinesi colpiti da Sars-CoV-2 ha manifestato, all’inizio dell’infezione, sintomi gastrointestinali.

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