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Mi sono imbattuto in questo cartello passando davanti a uno di quei negozi di barbiere molto alla moda, prezzi alti, come si dice oggi “di tendenza”. C’è scritto: «Cercasi barbieri con esperienza motivazione!». Ho cominciato a ragionare sulla semantica: sei motivato se fai un lavoro gratificante, ma nella lingua italiana con gratifica si intende un compenso straordinario ricevuto per meriti particolari.

 

 

Davvero? La motivazione è direttamente proporzionale al salario? Per molti è così: lavorano soltanto per arrivare al 27 del mese, il giorno di paga. Li riconosci subito, sono quelli che parlano benissimo del loro datore di lavoro tranne poi odiarlo visceralmente quando scoprono che c’è qualcuno con lo stesso identico lavoro che prende di più. E il lavoro gratificante diventa sfruttamento.

Quel cartello di barbiere, invece, rovescia la prospettiva: io non cerco l’esperienza, dice, io cerco la passione. E mi immagino il seguito: quando c’è la motivazione, l’esperienza segue a ruota. Penso allora alla farmacia: il suo pubblico è fatto di persone malate o ipocondriache, anziane o giovani, supponenti od obbedienti, concilianti o intransigenti. Per sapere trattare tutti con la stessa cortesia, occorrono farmacisti che prima di essere esperti amino il loro lavoro. Farmacisti che sorridano, che sappiano ballare a piedi nudi anziché portare scarpe strette.

Questi sono i collaboratori che dovrebbe scegliersi un buon titolare. E il titolare che li sceglie lo fa perché a sua volta nutre la stessa passione per il proprio lavoro: il collaboratore che è motivato farà esperienza più facilmente, il titolare che è motivato saprà trasmettergliela meglio. E allora, l’invito finale che rivolgo ai farmacisti è: quando cercherete collaboratori, mettete lo stesso cartello del barbiere e mettetelo bene in vista. I vostri clienti capiranno che in quella farmacia non ci sono esperti ma persone.

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