Filiera

C’è anche il recapito di farmaci e prodotti per la salute tra le attività di Glovo, la società spagnola che a fine novembre ha acquisito Foodora Italia, altro marchio molto noto dell’home delivery. L’operazione suggella una sorta di avvicendamento sul mercato nazionale: Glovo, fondata nel 2015 a Barcellona, mira a consolidare la propria presenza nello Stivale e in Europa; la tedesca Delivery Hero (cui fa capo Foodora), aveva annunciato ad agosto di voler lasciare l’Italia – così come Olanda e Francia – per concentrarsi sui Paesi dalle prospettive di mercato più promettenti. Nell’acquisizione, in ogni caso, i farmacisti titolari sono spettatori interessati. Se la società uscente recapitava soltanto pasti a domicilio, il gruppo spagnolo si occupa invece di home delivery a ben più ampio spettro e offre i suoi servizi non solo a ristoranti e pizzerie ma anche ai supermercati, ai negozi di ogni genere e, soprattutto, alle farmacie. «La diversificazione della nostra offerta di consegne on demand» dichiara Matteo Pichi, country manager di Glovo Italia «è un approccio di business che ci ha premiato. In un solo anno, infatti, abbiamo allargato il servizio da una sola città, Milano, a dodici, attraverso accordi commerciali con diversi partner: Roadhouse, Piadineria, McDonald’s e anche To.Market, il supermercato online aperto sette giorni su sette».

C’è anche qualche partnership tra le farmacie, per ora una mezza dozzina soltanto: tre a Milano, una a Palermo, due a Roma. Quando si acquista, l’app di Glovo propone gli esercizi più vicini a casa (l’indirizzo è stato digitato al momento della registrazione) e riporta prezzo del prodotto selezionato e tempo di consegna, che abitualmente varia dalla mezz’ora ai tre questi d’ora. «I clienti oggi vogliono soprattutto risparmiare tempo» prosegue Pichi «e lo possono fare delegando commissioni e incombenze a chi sa sbrigarle in modo efficiente, grazie a un’unica app che offre un’ampia gamma di soluzioni, con semplicità e immediatezza».

La sparizione di Foodora, peraltro, dimostra che il mercato italiano dell’home delivery ha le sue asperità: gli ultimi dati, provenienti da una ricerca di McKinsey, dicono che nel 2017 gli ordini di pranzi a domicilio via app sono cresciuti del 137%, ma rappresentano soltanto il 3% del totale (il restante 97% è ancora costituito dagli ordini via telefono). Ne risulta un mercato che, sempre nel solo alimentare (la fetta più cospicua), vale in Italia non più di due miliardi di euro ed è caratterizzato da una fortissima concorrenza: in base ai dati dichiarati dalle stesse società, nel 2017 Deliveroo avrebbe superato i 20 milioni di euro di transato, Moovenda e Foodracers sono andati oltre i 2,5 milioni, Bacchette Forchette è a circa due milioni e PrestoFood oltre un milione; ma Just Eat, Glovo, Foodora e Uber Eats non hanno fornito dati sul proprio giro d’affari.

 

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