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Hippocrates, per metà novembre la scelta del nuovo socio di riferimento. E tra i piani spuntano le retail clinic

Filiera

Si sarebbe ristretta a una rosa di quattro nomi la scelta del socio di maggioranza che rileverà il 100% di Hippocrates per poi accogliere in quota minoritaria gli attuali azionisti. Si tratta, secondo quanto riferiscono alcune fonti della stampa finanziaria, di quattro fondi internazionali di private equity – Pai Partners, Eurazeo, Pamplona e Antin Infrastructure Partners – selezionati dagli advisor Mediobanca e Deutsche Bank per il valore delle offerte non vincolanti comunicate nei giorni scorsi.

Ora l’asta per la vendita della società guidata dai manager Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino entra nelle battute decisive: per metà novembre dovrebbero arrivare – sempre dai quattro candidati – le offerte vincolanti, tra le quali Hippocrates e i suoi advisor selezioneranno la vincente.

Il gruppo milanese, secondo quanto si legge nel piano diffuso ai fondi che hanno manifestato interesse per l’acquisizione, conterà alla fine dell’anno più di 150 farmacie di proprietà, che diventeranno 450 nel 2024. E il fatturato, oggi ben oltre i 200 milioni di euro, crescerà di anno in anno a doppia cifra per superare tra quattro gli 800 milioni, grazie anche alle economie di scala e alla gestione centralizzata degli esercizi.

Poi ci sono le opportunità di business che Hippocrates intende sfruttare facendo leva su insegna e catena di farmacie: la marca privata, l’uso “strategico” delle vetrine (un potenziale che i farmacisti titolari non hanno mai saputo sfruttare), l’online, i servizi sanitari (tra i quali la telemedicina) e altro ancora. E da tutte queste attività, dice il piano, dovrebbero arrivare ricavi che incrementeranno l’ebitda di circa il 20%.

Ma il progetto più interessante di Hippocrates riguarda l’ipotesi di un ecosistema sanitario che mette in collegamento farmacie e retail clinic, ossia distribuzione del farmaco e servizi medici e sanitari, che sarebbero comunque gestiti da due soggetti separati. La base di partenza sarebbero i 40 ambulatori circa che facevano capo ad alcune delle farmacie acquisite dal gruppo in questi due anni, in cui operano medici medicina generale, pediatri, specialisti, infermieri, segretarie eccetera. L’ipotesi è quella di integrare queste strutture in una rete di retail clinic con standard di qualità omogenei, servizi uniformi e nuove sedi. Il tutto, come detto, in un contenitore con brand proprio e assetto societario a prova di incompatibilità (quelle della Legge sulla concorrenza, per intenderci).

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