Hippocrates non vende ma apre a nuovi soci, per crescere di 70-100 farmacie all’anno

Filiera

Potrebbe presto aggiungersi una sedia “pesante” all’affollata tavola dei soci di Hippocrates, la holding milanese che oggi conta in carniere 110 farmacie (più una trentina il cui acquisto dovrebbe essere formalizzato entro dicembre). Registrate le manifestazioni d’interesse giunte nei mesi passati da alcuni “equity fund” interessati a investire nel retail della salute, il gruppo guidato dai manager Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino ha deciso di provare a trasformare questo interesse in opportunità, per iniettare nella società nuovi capitali e protrarre così l’orizzonte temporale delle acquisizioni.

Nessuna vendita dietro l’angolo dunque, come aveva titolato tre settimane fa uno dei blog del Sole 24 Ore. Piuttosto, un esercizio di flessibilità tattica che potrebbe sfociare entro la fine dell’anno in un nuovo aumento di capitale, dopo quello effettuato all’inizio del 2020. Allora i 65 milioni di milioni di euro di ricapitalizzazione arrivarono in buona parte dai soci che già erano in Hippocrates, stavolta – se l’operazione andrà in porto – il conferimento principale arriverà da un unico nuovo investitore, che entrerà nella compagine societaria con il ruolo (e il peso) dell’azionista di riferimento. E il cui nome sarà selezionato da un team di advisor nella schiera dei soggetti che si sono fatti avanti di recente.

Come già a gennaio, il rifinanziamento sarà propedeutico a una nuova “campagna acquisti” pluriennale, che dovrebbe assicurare al gruppo una crescita di 70-100 farmacie all’anno per un arco temporale di un lustro o poco più. Il valore del contributo che arriverà dal nuovo socio resta ancora nell’ombra, ma per avere un’idea delle cifre in gioco basti considerare che le acquisizioni condotte finora hanno assorbito investimenti per circa 300 milioni, tra capitale versato e finanziamenti bancari.

Ma nei piani a breve periodo dell’azienda non c’è soltanto la continuità della campagna acquisti. In programma, infatti, c’è anche lo sviluppo di immagine e posizionamento della catena, dopo l’inaugurazione a giugno del flagship store di Cordusio, a Milano. Tra i progetti già in cantiere c’è il lancio della private label, che non verrà utilizzata per coprire la fascia entry level ma piuttosto avrà un ruolo da vero e proprio brand, da premium price o subito sotto. Infine, è in valutazione la possibilità di stringere partnership con importanti gruppi ospedalieri, per dare concretezza al concetto di farmacia come presidio sanitario di prossimità.

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