Evidenza, Filiera

Nel “Monopoli” delle farmacie aperto dalla Legge sulla concorrenza, Hippocrates Holding è il giocatore che attualmente ha macinato il maggior numero di contratti di acquisto: quaranta in tutto a fare cifra tonda, a pari merito con Cef che di recente ha messo in carniere quattro farmacie romane ma nel conto comprende anche le comunali di Brescia e Sesto San Giovanni, acquistate per così dire all’ingrosso. Hippocrates, invece, le sue farmacie se le è comprate una a una, da buon “cherry picker” come si dice nel linguaggio del marketing. E per la fine dell’anno potrebbe addirittura raddoppiare, arrivando a 80 farmacie di proprietà. Lo dicono a Pharmacy Scanner Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino, i due manager che siedono al volante della holding.

A chiedere di voi in giro, si dice che comprate bene e certi prezzi non vi fanno paura. È così?
Tavaniello. Non siamo quelli che le farmacie le strapagano, questo è sicuro. Tutte le volte che abbiamo comprato, l’abbiamo fatto agli stessi prezzi offerti dai nostri eventuali concorrenti, anzi spesso anche a qualcosa di meno.
Guarino. I farmacisti titolari che decidono di vendere a noi non lo fanno solo per il prezzo, ma perché vengono convinti dal nostro progetto.

E cioè?
Guarino. Siamo una società completamente italiana, con capitali soltanto italiani, che crede nella farmacia italiana. Siamo indipendenti, non facciamo capo a un distributore nazionale o internazionale che cerca integrazioni verticali o economie di scala, quindi non abbiamo conflitti d’interesse.
Tavaniello. Il nostro obiettivo è quello di far crescere la farmacia italiana esaltando la professionalità di chi ci lavora e superando i limiti che comporta “l’ognun per sé”. In sostanza, vogliamo essere la prima catena italiana indipendente.

Qualche esempio che dia la misura?
Tavaniello. Per esempio, stiamo lavorando ad una “academy” interna da gestire assieme a un partner qualificato, che si occuperà della formazione dei farmacisti collaboratori: prima bisognerà consolidare i valori e i principi che esprimono il posizionamento del network, poi andranno allineate allo stesso livello qualitativo tutte le farmacie della catena, attraverso protocolli standardizzati per l’accoglienza del cliente e il consiglio.
Guarino. Pensiamo a una farmacia di alto livello focalizzata sulla salute. Il fatto di essere una società di capitali non è una penalizzazione, anzi: basta vedere ciò che rappresentano per la sanità poli ospedalieri privati come Humanitas o Gruppo San Donato (entrambi nel milanese, ndr).

Come procede la campagna acquisti? Altri colpi all’orizzonte?
Guarino. A breve annunceremo la conclusione di altre importanti operazioni. In più, abbiamo parecchie trattative già ben avviate, contiamo di arrivare a 80 farmacie di proprietà entro la fine dell’anno.

Area prevalente di acquisto?
Tavaniello. Il 75% delle farmacie acquistate finora è in Lombardia e Veneto, il resto è sparso tra Toscana, Emilia Romagna e Piemonte.

Più giù non scenderete?
Guarino. Non nel breve-medio periodo.

E il brand quando lo svelerete?
Tavaniello. Stiamo lavorando al nostro flagship store, una farmacia milanese del centro città di circa 200 mq, che sposteremo in una nuova sede e inaugureremo subito dopo l’estate. Servirà anche per testare logo della catena e format, sui quali abbiamo ancora qualche dilemma da sciogliere.

Ossia?
Tavaniello. Si tratta di decidere quanto spazio dare alla riconoscibilità della catena e quanto all’identità della farmacia, per preservarne storia e radicamento sul territorio – valori per noi imprescindibili.
Guarino. Crediamo molto nella rete di relazioni umane che ruota attorno alla farmacia. Tant’è vero che in ogni esercizio acquistato manteniamo i collaboratori e ai titolari proponiamo eventuali collaborazioni nel rispetto degli orientamenti personali. Metà della squadra di Hippocrates Holding è costituita da farmacisti titolari che hanno venduto.

Private label?
Tavaniello. È nei progetti ma nella prima fase avrà un’ampiezza ridotta. La useremo principalmente per coprire quelle nicchie non coperte dai brand, per esempio in categorie come il “bio”.

E-commerce? Recapito a domicilio?
Tavaniello. Stiamo lavorando a progetti differenzianti, che comprendono servizi a domicilio e soluzioni innovative di online delivery.

Distributori intermedi? Privilegerete un grossista sugli altri?
Guarino. No, abbiamo accordi con vari partner e lavoreremo in base ai contenuti.

Parliamo di politica: di recente il ministro delle Finanze, Giovanni Tria, ha detto parlando di Tav che l’Italia non attira capitali se cambia le regole da un governo all’altro. Vi siete sentiti chiamati in causa?
Guarino. Sottoscriviamo integralmente le parole di Tria: il sistema-Paese dovrebbe mostrare attenzione per chi si mette in gioco e investe, a maggior ragione se è italiano. Invece chi ha parlato di società di capitali nel mondo della farmacia ha citato soltanto le grandi multinazionali.
Tavaniello. Noi non siamo una minaccia per la farmacia italiana ma una risorsa, il nostro progetto è coerente con la visione dei farmacisti, tant’è vero che abbiamo mantenuto l’adesione a Federfarma di tutte le 40 farmacie acquisite e abbiamo ottimi rapporti tanto con la Federazione nazionale quanto con le rappresentanze delle province dove siamo presenti.
Guarino. Siamo convinti di poter dare una mano a spingere nei confronti della politica l’agenda comune sulla farmacia, così come abbiamo visioni condivise in materia di servizi e cronicità. Nella nostra sede di Milano lavorano con noi proprio dei farmacisti titolati, di esperienza: non venendo da questo mondo, siamo pronti ad ascoltare chi è più competente di noi in materia di farmacia.

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