Mercato

Andamento calante nel 2018, linea pressoché piatta nella prima metà di quest’anno. Non sono brillanti le stime sul mercato della bellezza in farmacia che arrivano dall’ultima Indagine congiunturale di Cosmetica Italia, il report con cui l’associazione produttori fotografa ogni inizio d’anno cifre e prospettive del comparto e dei suoi canali di vendita. Presentata ieri a Milano, l’Indagine vede nei numeri della farmacia segnali di marcata incertezza: nel 2018, dice il consuntivo (ancora provvisorio), il giro d’affari complessivo degli esercizi dalla croce verde si ferma sotto i 1.850 milioni di euro, per una perdita in valori dell’1%; le stime per il primo semestre di quest’anno, invece, vedono un po’ più rosa ma la crescita dovrebbe comunque rimanere su valori marginali (+0,3%).

«Le dinamiche del canale» è la valutazione offerta dal report «sono il risultato delle mutate esigenze dei consumatori», che diradano «i passaggi nei canali professionali e nelle farmacie» e prestano sempre più attenzione alle nuove forme di retail, «come la grande distribuzione organizzata, i monomarca, i corner specializzati e il commercio elettronico». Il mercato della farmacia, in ogni caso, riesce sempre a tenere per la fiducia che viene riconosciuta al canale, per i suoi livelli di affidamento, di specializzazione e cura dei servizi accessori». In particolare, osserva Cosmetica Italia, gli esercizi dalla croce verde sembrano nascondere «potenzialità in apparenza ancora inespresse», forse anche a causa «delle psicosi legate all’applicazione della Legge sulla concorrenza, che costringerà la farmacia a misurarsi con nuovi approcci in materia di valutazione dell’andamento aziendale».

 

 

Nuove propensioni di consumo e abitudini di acquisto sono anche all’origine della battuta di arresto registrata dalle erobirsterie, che dopo anni di crescita sostenuta chiudono il 2018 con segno pressoché invariato (+0,2%) e fanno prevedere per il primo semestre di quest’anno progressioni limitatissime (+0,5%). Per Cosmetica Italia, si tratta di un andamento che rivela da un lato la progressiva perdita di attrazione dei negozi tradizionali e, dall’altro, il crescente interesse del pubblico per i monomarca e i corner specializzati: il brand «diviene sempre più importante, al punto che le aziende scelgono di aggiornare le strategie di distribuzione e posizionamento», mentre il cosmetico green tocca ormai un giro d’affari superiore al miliardo di euro.

La competizione proveniente dai monomarca si fa sentire anche sulla grande distribuzione, che chiude il 2018 con una crescita percentuale di mezzo punto e promette nel primo semestre un incremento di un punto. Il canale è quello che raccoglie la fetta di mercato della cosmetica più cospicua (il 40%, oltre 40 miliardi di euro), però all’interno del comparto si avvertono dinamiche in controtendenza: le vendite negli Iper e Supermercati tradizionali risultano in calo dello 0,7%, le superfici specializzate (o Gss) registrano incrementi dell’1,7%.

 

 

Il canale che le farmacie con reparto cosmetico devono tenere assolutamente sotto controllo, in ogni caso, è quello dell’e-commerce: la quota di mercato resta ancora limitata (350 milioni) ma anche nel 2018 l’online mette a segno una crescita (+10%) che non solo è superiore a quella di tutti gli altri retailer ma promette anche di ripetersi nel primo semestre di quest’anno. «Da considerare» avverte il report «che l’ingresso di nuove piattaforme internazionali sta accelerando le dinamiche dell’offerta».

Positivo, infine, il bilancio generale del comparto produttivo: le aziende della cosmetica chiudono il 2018 con un fatturato superiore agli 11 miliardi (+2% sul 2017), dei quali 6,3 provenienti dal mercato nazionale (+0,9%). «La chiusura del 2018 segna per le nostre aziende l’ingresso in una fase di stabilità in cui viene metabolizzato il know-how acquisito durante il periodo post-crisi» è il commento del presidente di Cosmetica Italia, Renato Ancorotti «anche in questo scenario e a fronte di una contrazione del Pil, si confermano i punti di forza del settore: gli investimenti nell’innovazione, la qualità del prodotto, la qualificazione e la formazione del personale».

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