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Farmacentro, comprata la decima farmacia da un socio. «Siamo una cooperativa, ci aiutiamo a vicenda»

Filiera

Salgono a 10 le farmacie di proprietà di Farmacentro unite sotto l’insegna di Mia Farmacia, la rete della cooperativa che riunisce circa 300 esercizi tra Marche, Umbria, Emilia Romagna e Toscana. L’ultima acquisizione è stata completata ai primi di giugno e riguarda la rurale di San Venanzo, in provincia di Terni: 120 metri quadrati (90 dei quali di spazio commerciale) e un fatturato annuo di 600 mila euro, è stata comprata dopo che la farmacista titolare – socia della cooperativa – aveva manifestato l’intenzione di vendere.

Farmacentro ha effettuato un’attenta valutazione dell’azienda e, una volta accertato che la farmacia dispone comunque di buone potenzialità di sviluppo, ha optato per l’acquisto. Alla titolare, inoltre, è stata offerta la direzione tecnica e in aggiunta una quota della titolarità pari all’uno per cento. «Quella della farmacia di San Venanzo è un caso che dovrebbe far riflettere» spiega a Pharmacy Scanner, Stefano Golinelli, presidente di Farmacentro «perché esemplifica la differenza che passa tra una cooperativa dei farmacisti e le società del capitale, che siano distributori o grossisti: noi non abbandoniamo mai i nostri soci a loro stessi. Ovviamente abbiamo fatto le nostre valutazioni sulla sostenibilità dell’acquisto, di certo tra le ragioni che ci hanno spinto a comprare c’era la preoccupazione di difendere il perimetro della nostra cooperativa dalle “aggressioni” delle catene o di altri grossisti. Ma se ci siamo mossi è anche perché c’era un socio che ci ha chiamati, abbiamo verificato che la gestione è migliorabile e quindi s’è deciso di intervenire».

 

Sopra, la decima farmacia di proprietà di Mia Farmacia, il network di Farmcentro. Circa 60 mq di superficie, ha sede a San Venanzo, comune di poco più di duemila abitanti in provincia di Terni. Sotto, la Farmacia San Giorgio di Ancona, la prima della cooperativa a vestire il format disegnato per il network. Dalle prossime settimane il concept “vestirà” anche la farmacia del ternano.

 

«Già dalle prossime settimane» aggiunge Marco Mariani, direttore generale di Farmacentro «partirà il restyling che dovrà “vestire” e brandizzare l’esercizio con il format del network, già collaudato ad Ancona nella Farmacia San Giorgio (rilevata da un socio un paio di anni fa) e ad Arezzo nelle otto comunali che fanno capo a Farmacentro».

«Utilizzeremo l’esercizio di San Venanzo come quello del capoluogo marchigiano» prosegue Mariani «cioè un laboratorio dove maturare esperienze gestionali e di marketing che poi riverseremo a beneficio delle altre farmacie del network e delle comunali. A questo si aggiunge il nostro obiettivo di diversificare gli investimenti, abbinando all’attività di grossista quella del retailer perché ci permette di avere risorse da impiegare nell’attività da distributore. Dieci farmacie possono garantirci un utile di esercizio pari al risultato medio che ottiene Farmacentro con quasi 400 milioni di fatturato all’anno».

Intanto anche in Farmacentro si assiste con grande attenzione alle ultime mosse del capitale, in particolare l’integrazione Comifar-Admenta (con Lloyds Farmacia) sotto la multinazionale tedesca Phoenix. «Avremo a che fare con un gruppo dalla massa critica considerevole, che potrebbe adottare politiche di esclusività su alcune referenze del farmaco con e senza ricetta come già accade in altri Paesi. È allora indispensabile che le farmacie indipendenti e la cooperativa serrino le file: per tale motivo, abbiamo avviato questa settimana un tour di otto incontri nei territori dove siamo presenti (già concluse le tappe di Pesaro e Jesi) per spiegare ai nostri soci la progettualità di Farmacentro e i nostri obiettivi. E anche per lanciare avvertimenti: se domani una delle farmacie del vostro circondario aderirà al franchising della concorrenza, cominciate a preoccuparvi perché senza la rete sarà dura stare sul mercato. Però per fare rete in modo serio serve un forte senso di condivisione degli obiettivi e la forza di volontà dei singoli, perché è l’impegno individuale in uno sforzo di gruppo che fa funzionare un’organizzazione come il nostro network. E’ finito il tempo dell’individualismo, serve impegno collettivo».

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