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Extramargine 0,65%, domani l’udienza al Tar Lazio. Molti genericisti stanno ritirando i ricorsi

Filiera

Potrebbe risolversi senza neanche arrivare a un giudizio di merito l’udienza in calendario domani davanti al Tar Lazio sul ricorso presentato da un’ampia rappresentanza di industrie del generico contro la nota dell’Aifa che interpretava in senso favorevole ai grossisti la norma sull’extramargine dello 0,65%. A quanto risulta, diverse aziende avrebbero già comunicato alle controparti di voler rinunciare al contenzioso e altre lo stanno facendo in queste ore. Soltanto domani si saprà ufficialmente se tutti i ricorsi sono stati effettivamente ritirati, ma il fatto che nei giorni scorsi l’associazione di categoria, Egualia, abbia invitato informalmente le imprese aderenti ad abbandonare – pur nel rispetto della libertà di scelta di ciascuna – fa pensare che probabilmente la querelle non arriverà al giudizio di merito.

Se questo sarà l’atto finale, il merito è della Legge di Bilancio per il 2026, approvata dalla Camera dei deputati in seconda lettura sul finire dell’anno: al comma 395 dell’articolo 1, infatti, la Manovra ha abolito il payback dell’1,83% (sulle vendite di farmaci rimborsati) che le aziende del farmaco versavano da sedici anni, e cioè dalla conversione in legge del decreto 78/2010. Le aziende hanno accolto positivamente il provvedimento e stanno quindi procedendo a ritirare i ricorsi, anche se il percorso è ancora lungo e in agenda rimangono ancora altri temi da affrontare con il Governo.

Se così andrà (lo ripetiamo, l’atto finale andrà in scena soltanto domani) si potrà dire che la vicenda si chiude nel modo auspicato e voluto dai produttori. Come si ricorderà, le imprese avevano contestato fin dalla sua prima apparizione il comma sull’extramargine, che toglieva dalla spettanza dell’industria uno 0,65% per trasferirlo ai distributori (il cui markup cresce così dal 3 al 3,65%). In discussione non c’era lo spirito del provvedimento – aiutare il comparto intermedio alle prese con una profonda crisi finanziaria – ma i genericisti chiedevano che la misura fosse inserita in un pacchetto di interventi con cui affrontare in modo “sistemico” i problemi della filiera. I grossisti risposero sostenendo che l’emergenza richiedeva interventi immediati e non c’era tempo per avviare tavoli di concertazione, e così quando la norma entrò in vigore i produttori di equivalenti rifiutarono di adeguarsi appellandosi alla fumosa formulazione del comma. L’Aifa intervenne con una nota interpretativa favorevole ai distributori ma diverse industrie la impugnarono danti al Tar. Risultato, nel primo anno di applicazione dei nuovi margini i grossisti si sono visti riconoscere il 3,65% soltanto sui farmaci branded e non sui generici, per un gettito inferiore di circa un quarto rispetto ai 70-80 milioni che la disposizione avrebbe dovuto assicurare.

Da notare, riguardo agli arretrati, che diversi produttori hanno avvertito nelle loro comunicazioni che oltre a rinunciare al contenzioso provvederanno a versare ai distributori le spettanze 2025 congelate in seguito ai ricorsi. Per questi ultimi sarà un’opportuna boccata di ossigeno, anche se non è detto che tutti i genericisti abbiano predisposto in via cautelativa gli accantonamenti necessari. E qualche azienda ha già fatto sapere che rivedrà al ribasso i premi per il 2026 come contropartita.

Va infine detto che l’intera operazione costerà alla filiera distributiva un piccolo “fee”. Per convincere le Regioni ad accettare l’abolizione del balzello dell’1,83%, infatti, il Governo ha inserito nella Manovra una disposizione che da quest’anno priva le aziende farmaceutiche della possibilità di convertire il payback sugli sfondamenti della farmaceutica in un versamento “cash” alle amministrazioni regionali, anziché vedersi decurtato del 5% il prezzo al pubblico dei farmaci che hanno determinato il “rosso”. Questa facoltà era in vigore dal 2007 ma dal nuovo anno non è più praticabile, e così l’8 gennaio l’Agenzia del farmaco ha diramato la lista dei medicinali sui quali scatta automaticamente la riduzione: in tutto sono circa 400, 279 dei quali registrati in classe A. Risultato, grossisti e farmacie si ritrovano in magazzino un certo numero di giacenze che sono state acquistate ai prezzi ex factory “pre-Manovra” e ora dovranno essere venduti con prezzi al pubblico inferiori. Le stime delle perdite sono in corso ma qualche preoccupazione – in particolare tra i grossisti – c’è.

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