Amazon ha ufficialmente sospeso la sperimentazione per il “drone delivery” (ossia la consegna a domicilio tramite droni) che aveva avviato un paio di anni fa in Abruzzo. Per il gruppo, il servizio Prime Air dovrebbe rappresentare una svolta nella logistica dell’ultimo miglio e negli Usa si contano già diversi centri urbani dove sono in corso test per il recapito tramite velivoli senza pilota (farmaci inclusi). In Europa Amazon aveva scelto proprio l’Italia per mettere alla prova i suoi sistemi, con una sperimentazione concertata con l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile; tuttavia, come riporta un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, a dicembre la stessa Enac ha comunicato di avere ricevuto dal gruppo una nota che decretava lo stop di tutte le attività in corso a San Salvo, in provincia di Chieti, dove è localizzato il primo spazio aereo europeo dedicato all’integrazione tra voli con equipaggio e voli senza pilota.. Non solo: secondo l’Ente per l’aviazione civile, Amazon avrebbe anche notificato la chiusura della certificazione che l’autorizza a gestire in autonomia i voli con droni. Una scelta, riferisce il quotidiano, che andrebbe legata alle vicende giudiziarie in cui è stato coinvolto il gruppo.
Il riferimento è alle contestazioni fiscali che di recente le autorità italiane hanno mosso ad Amazon. La procura di Milano, in particolare, ha avanzato nei confronti del colosso dell’e-commerce accuse di frode fiscale per evasione dell’iva, da cui un contenzioso che si è chiuso alla fine con un “patteggiamento” per diverse centinaia di milioni di euro. Sempre secondo il Corriere, fonti interne attribuirebbero proprio a queste dinamiche, insieme a una “revisione strategica” dei piani di espansione, la decisione di congelare il progetto nel nostro Paese.
Amazon, dal canto suo, parla ufficialmente di una rivalutazione complessiva del contesto operativo italiano: «A seguito di una revisione strategica, abbiamo deciso di interrompere i nostri piani di consegna commerciale con droni in Italia» e «nonostante il coinvolgimento positivo e i progressi compiuti con le autorità aerospaziali italiane, il più ampio contesto in cui operiamo in Italia non offre, al momento, le condizioni necessarie per i nostri obiettivi di lungo periodo per questo servizio». L’azienda ha comunque ricordato che i progetti di consegna con droni proseguono in Stati Uniti e Regno Unito.
La sperimentazione italiana aveva visto il completamento nella seconda metà del 2024 di diversi voli di prova con il drone MK-30, che avevano dimostrato la capacità dei velivoli di consegnare pacchi leggeri entro un raggio operativo significativo. In seguito a tali risultati, era stato stimao un possibile roll-out commerciale dal 2026. Lo stop a Prime Air interrompe un percorso che avrebbe potuto favorire sperimentazioni su consegne rapide di beni sensibili, inclusi prodotti sanitari e farmaci, in contesti particolarmente urgenti o difficili da raggiungere. La decisione di Amazon dimostra però che, al di là dell’abilitazione tecnologica e delle autorizzazioni regolatorie, la sostenibilità economica e il contesto normativo complessivo restano fattori determinanti per l’adozione su larga scala di sistemi di consegna automatizzati.
Enac, dal canto suo, ha comunicato che proseguirà lo sviluppo dello U-Space di San Salvo, dove verranno messe a punto future iniziative di drone logistics da parte di altri partner o in ambiti specializzati come la consegna di dispositivi medici o materiali sanitari in territori difficili o in emergenza.

