Filiera

Le farmacie online non sono altro che «normali farmacie fornite di una licenza che consente loro di vendere per corrispondenza». Ed è sbagliato ostacolare la digital transformation soltanto «perché se ne ha paura»: giusto accoglierla con attenzione, ma gli eccessi di cautela non aiutano perché il progresso è sperimentazione. Sono i passaggi salienti della campagna d’informazione lanciata nei giorni scorsi dall’Eamsp, l’Associazione europea delle farmacie che vendono a distanza (European association of mail service pharmacies). Di fatto si tratta di una sorta di Pgeu delle farmacie online, che associa le principali insegne europee del settore: le olandesi DocMorris-Vitalsana  e Shop Apotheke-Farmaline, le inglesi Chemist4You e MedicAnimal.com, le tedesche Beraterapotheke ed Europa Apotheke, la slovacca iLekaren, la belga Newpharma e l’elvetica Zur Rose (che opera nella distribuzione intermedia del farmaco e detiene la proprietà di DocMorris).

La campagna, sostenuta da un sito dedicato che ne riprende la parola-chiave (neuschnupfen, che in tedesco significa “un altro raffreddore” ma anche “una nuova allergia”, in questo caso all’innovazione digitale), ha per obiettivo quello di spronare Paesi, autorità regolatorie e consumatori europei a un approccio più coraggioso nei confronti della digitalizzazione, per «cogliere le opportunità del nostro presente».  D’altronde, osserva l’Eamsp, basta voltarsi indietro e riflettere sui progressi che le nuove tecnologie ci hanno già assicurato: c’è qualcuno, chiede ironicamente l’associazione, che rimpiange i tempi in cui si poteva consultare il proprio conto solo andando in banca? O quando non era possibile comprare scarpe online senza averle prima provate? «Molte cose che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, ora sono diventate irrinunciabili».

Così come oggi ci sono app per prenotare i taxi, è allora il ragionamento dell’Eamsp, dovrebbe essere possibile farsi prescrivere a distanza un farmaco (mediante ricetta digitale) e quindi acquistarlo in una farmacia online. E’ un auspicio che le farmacie online rivolgono innanzitutto ai Paesi Ue nei quali è consentito l’e-commerce sui farmaci con obbligo di prescrizione (come Germania, Olanda e Regno Unito): il 97% dei tedeschi che hanno acquistato farmaci online sono rimasti soddisfatti, è uno dei dati citati dalla campagna dell’Eamsp, e tre persone su quattro sono favorevoli alla cartella clinica digitale.

Che cosa c’è dietro a tali messaggi è evidente: la digitalizzazione di ricette mediche e schede sanitarie consentirebbe alle farmacie online di raccogliere e gestire una mole di informazioni personali preziosissime. Non solo per anticipare acquisti e scelte dei clienti (come oggi fa Amazon sul proprio marketplace) ma anche per proporsi ai servizi sanitari pubblici e privati nel ruolo di banche dati. «L’utilizzo intelligente dei nostri dati» si legge nel sito della campagna «è alla base dell’assistenza sanitaria moderna». Infine, l’Eamsp ha anche una risposta pronta alle perplessità di consumatori e farmacisti sulla qualità del servizio offerto dalle farmacie online: «Non solo siamo più economici» si legge ancora «ma siamo anche più accessibili, discreti e sicuri. Per esempio, i nostri sistemi riconoscono automaticamente le interazioni farmacologiche potenzialmente pericolose».

Nonostante la sicurezza ostentata dall’associazione di categoria, in diversi Paesi europei si respirano umori opposti. Un paio di settimane fa, per esempio, il britannico General pharmaceutical council (Gphc, l’ente che vigila sulla condotta etica di farmacie e farmacisti) ha impartito alle web-pharmacy inglesi linee guida più severe sulle procedure da attuare quando si vende a distanza: l’identità dell’acquirente va sempre verificata con accuratezza e se la richiesta presuppone una ricetta che la farmacia delega (sempre a distanza) a un medico del proprio servizio clienti, la raccomandazione del Gphc è che, prima di prescrivere, questo medico si metta in contatto con il curante dell’assistito.

Anche in Belgio la digitalizzazione sta cominciando a mostrare la sua faccia nascosta. Nei giorni scorsi, l’Agenzia nazionale del farmaco (Afmps) ha diramato una nota nella quale si riporta il caso di un medico che aveva prescritto su ricetta elettronica un’eparina ad alta concentrazione con una siringa da dosaggio errato. Di solito è impossibile sbagliare quando si prescrive al computer, ma in questo caso il medico aveva selezionato senza accorgersi la voce sbagliata dal menù a discesa del gestionale. Per fortuna si è accorto della svista il farmacista del territorio cui era destinata la ricetta, ma l’Afmps ha comunque ritenuto opportuno diffondere una comunicazione per invitare i medici alla massima vigilanza nella compilazione. Un intervento che smentisce le certezze sostenute dalla campagna Eamsp: la digitalizzazione azzera senz’altro gran parte degli errori che provoca la compilazione a mano, ma ne genera anche di nuovi. E intanto, c’è chi si è chiesto che cosa sarebbe accaduto se la ricetta digitale fosse stata spedita da una farmacia online anziché da una “tradizionale”.

Una risposta, anche se indiretta, arriva di nuovo dall’Inghilterra: la catena britannica Rowlands Pharmacy (che fa capo al distributore europeo Phoenix, presente in Italia con il gruppo Comifar) ha deciso nei mesi scorsi di interrompere la vendita a distanza dei farmaci, con e senza ricetta, e dedicarsi soltanto alla distribuzione offline. Riferisce della novità un articolo della rivista tedesca Daz.online, che enfatizza il contrasto tra la scelta dell’insegna (500 esercizi tra Inghilterra, Scozia e Galles) e le strategie di concorrenti come Lloyds Pharmacy o Boots, che invece mantengono sull’online una strategia espansiva. «Riteniamo che sia preferibile distribuire il farmaco nelle farmacie tradizionali» ha spiegato a Daz.online un portavoce del gruppo «perché così il paziente può accedere a una consulenza dal contenuto professionale». La scelta, in ogni caso, non va data per definitiva. «Il trading online ha la sua importanza, al momento però è un’attività che non vogliamo sostenere».

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