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Stiamo assistendo a una riduzione dei tassi di natalità e, contemporaneamente,  all’allungamento dell’aspettativa di vita. La popolazione sta invecchiando ma lo fa meglio che in passato. Tutto ciò ha determinato un cambiamento per le persone anche dal punto di vista sociologico, in termini di orientamento ai consumi, di risparmio, di crescenti e corretti stili di vita, di nuovi modelli di socialità. Da crescente problema per la spesa previdenziale pubblica, l’invecchiamento tende oggi a diventare una nuova grande opportunità di sviluppo economico: stiamo parlando della “Silver economy”.

Il suo riferimento è rappresentato da una platea di 17 milioni di individui con età superiore ai 60 anni: rappresentano il 28% della popolazione ma, secondo le previsioni, in poco più di venti anni saranno 23,3 milioni. Si tratta di un cluster con una situazione patrimoniale e reddituale spesso migliore rispetto alla media. Infatti, la spesa annuale globale della popolazione con oltre 65 anni di età ammonta a 180 miliardi di euro, ossia il 25% della spesa complessiva delle famiglie. Nel 2050 il 33% della popolazione avrà più di 65 anni. Nello stesso anno, dice l’Ocse, avremo 75 over 65enni ogni 100 persone di età compresa tra i 24 e i 64 anni.

La Silver economy promette effetti positivi anche sulla farmacia. La spesa che gli over 65 affrontano di tasca propria per la salute, quindi al di fuori della copertura pubblica, ammonta a 13 miliardi di euro l’anno. In sostanza, il 20% della popolazione (gli “anziani”) determina il 40% della spesa sanitaria privata degli italiani. I “silver”, in particolare, possono spendere più degli altri: nel quinquennio 2009-2014 gli anziani che vivevano soli hanno aumentato la spesa per consumi del 4,7% in termini reali. Nello stesso periodo, i single della generazione “millennials” hanno ridotto la spesa del 12,4%, le famiglie italiane dell’11,8%.

Da tali cifre si deduce che il valore della Silver economy,  limitatamente ad alcuni comparti di riferimento, è un  ammonta attorno ai 43 miliardi di euro, peraltro considerati soltanto i settori più rilevanti. E tra questi settori, la parte del leone la fanno la sanità e l’assistenza, con 8,5 miliardi di euro. In tale contesto la farmacia ha quindi tutti i numeri per aspirare a fare propria una fetta importante di tale spesa. Dovrà però cambiare approccio, perché non basterà più saper rispondere alle specifiche istanze di chi muove tale economia ma si dovrà anche sviluppare una “proattività scientifica” nei suoi confronti. Ossia, andrà intercettata l’aderenza alla terapia, occorrerà intervenire nella cronicità, riempire di contenuti concreti la farmacia dei servizi.

Non basterà, insomma, vendere soltanto medicine. I Silver mostrano infatti un attenzione crescente ai prodotti per il benessere e ai cosmetici. Molte aziende lo hanno già capito e adeguato le loro strategie di marketing. La farmacia ha tutte le carte in regola per andare ad occupare da leader uno spazio che le compete per cultura , contenuto scientifico e reputazione.

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