Dalla Germania un campanello d’allarme che suona anche per l’Italia: 6 tedeschi su 10 pronti a rivolgersi ai servizi sanitari dei drugstore
L’allarme riguarda le farmacie tedesche, ma suona anche per quelle italiane: in Germania le grandi catene del drugstore, cioè le catene specializzate nella cura della persona e della casa, stanno guardando con crescente interesse al mercato della salute e della sanità privata, con dm-drogerie markt (presente anche in Italia) e Kaufland (catena di supermercati del gruppo Schwarz, che controlla anche Lidl) a fare da apripista. Uno “sconfinamento” che non nasce per scommessa ma poggia su una crescente sfiducia dei tedeschi per il loro sistema sanitario e l’assistenza di base in particolare. Significative le indicazioni provenienti da una recente indagine condotta da Deloitte, secondo la quale circa un terzo dei cittadini è insoddisfatto dell’assistenza sanitaria. Non tanto per la qualità delle prestazioni, quanto piuttosto per la disponibilità di servizi: a fronte di una domanda che cresce, ospedali, studi medici e farmacie finiscono per essere messi sotto pressione con effetti tangibili sui tempi di attesa per ottenere un appuntamento. Risultato, il 60% degli intervistati si dice disposto, in prospettiva, a usufruire di alcune prestazioni sanitarie presso operatori del retail come supermercati o drugstore. Anche se, ammettono gli intervistati, qualche timore per la qualità delle prestazioni erogate da questi fornitori “atipici” c’è.
Tra i principali fattori che spingono una cospicua fetta di tedeschi verso la “sanità-retail”, dice ancora l’indagine, ci sono i tempi di attesa più brevi (47%), la prossimità rispetto ai percorsi quotidiani delle persone (35%) e la facilità con cui si può prenotare (34%). Quanto alle tipologie di servizi, prevalgono le prestazioni diagnostiche (43%) e la telemedicina (27%). «Un forte orientamento al cliente è da sempre decisivo nel retail e potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo anche nel settore sanitario» spiega alla rivista tedesca Apotheke Adhoc Egbert Wege, partner di Deloitte. Tuttavia, le catene del drugstore devono comunque fare i conti con un’immagine che stride con concetti come salute e assistenza: tra coloro che non intendono utilizzare i servizi di questi retailer, è un’altra delle evidenze che arrivano dalla ricerca, quasi la metà (48%) avanza dubbi sulla qualità delle prestazioni.
Ciò nonostante, tanto dm-drogerie markt quanto Kaufland si sono tuffate con convinzione nel mercato della salute. Dm, per esempio, ha cominciato a proporre nei suoi store servizi sanitari “leggeri” come screening della vista, analisi della pelle (anche con AI), prelievi di sangue e test di laboratorio. Questi servizi sono “a bassa soglia di accesso” (cioè senza appuntamento medico),
vengono erogati da partner esterni e completano la normale offerta di prodotti dell’healthcare (farmaci otc inclusi, dato che la catena ha aperto da poco una farmacia online con servizio di click&collect nei punti vendita del gruppo). Il concept che sorregge la strategia del gruppo si chiama Gesunderhaltung (letterale, mantenimento dello stato di salute) e per dare ulteriore corpo a tale filosofia dm ha lanciato da poco in alcuni store un servizio di televisita che affianca l’offerta di screening dermatologici (test, invio risultati, teleconsulto medico). L’idea, insomma, è quella di fare di dm una piattaforma di “health maintenance”, facendo leva sulle inadeguatezze dell’offerta sanitaria tradizionale (medici, tempi di attesa).
Leggermente diverso l’approccio di Kaufland: la catena tedesca della gdo, infatti, sta provando a portare la sanità nei suoi punti vendita in forma più strutturata. In un ipermercato “pilota”, l’insegna ha aperto una sorta di “Medical Room” con cabine sanitarie dedicate e televisite mediche, in qualche caso rimborsate dall’assicurazione sanitaria in altri a pagamento. Di fatto, si tratta di un modello “leggero” di retail clinic con servizi di prevenzione e check-up, che inserisce l’offerta di prestazioni sanitarie nel flusso quotidiano del punto vendita.
Quali segnali per l’Italia? Innanzitutto, colpisce la corrispondenza del quadro di riferimento: esattamente come i tedeschi, anche gli italiani mostrano una crescente stanchezza verso le inefficienze e inadeguatezze del sistema sanitario. Il 52% dei nostri connazionali, diceva lo Stada Health Report del 2024, si dichiara insoddisfatto del Ssn e il 70% indica come primo problema la difficoltà di ottenere appuntamenti o accedere alle prestazioni. Gli effetti emergono nell’edizione successiva del Report: circa 1 italiano su 3 ammette di non fare controlli o prevenzione e i motivi principali sono la difficoltà di accesso ai servizi sanitari o i costi elevati (il 40% degli intervistati segnala difficoltà economiche nel sostenere le prestazioni sanitarie).
Anche dal Censis arrivano dati inequivocabili: crescono gli italiani che rinunciano a curarsi e nel 64% dei casi la ragione sono le liste d’attesa e l’aumento della spesa privata, cui si ricorre per aggirare le code del pubblico. Risultato, la fiducia nei professionisti della sanità (medici e farmacisti) resta alta, quella nel sistema mostra crepe crescenti.
In Italia, poi, c’è da mettere in conto un altro problema, quello della desertificazione medica: come ha denunciato di recente la Fondazione Gimbe, nel nostro Paese mancano 5.700 medici di famiglia, in particolare in Lombardia (-1.540), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). La conseguenza è che i medici in attività devono farsi carico di un numero maggiore di pazienti (la media è ormai di 1.383 assistiti per mmg, ma in Lombardia si superano i 1.500) e dunque si contraggono durata e frequenza delle visite, disponibilità e via a seguire.
In Francia, dove la desertificazione medica è forse ancora più pesante, le farmacie si sono rimboccate le maniche e hanno fatto grandi sforzi per aiutare i medici di famiglia senza “vicariarli”. Come? Con lo strumento della televisita, che consente agli assistiti delle comunità sprovviste di mmg di contattare a distanza (in videocollegamento) il loro curante. Oltralpe, dicono alcuni censimenti, si contano più di seimila postazioni per il teleconsulto e circa il 90% di queste sono in farmacia. E in media, gli esercizi che li propongono arrivano a 50 televisite al mese (più di 12 alla settimana, numeri ben superiori a quelli della telecardiologia nelle farmacie italiane), con picchi di mille consultazioni all’anno. Ma soprattutto, sono le farmacie rurali a registrare il traffico maggiore, proprio perché la desertificazione medica colpisce più spesso le aree disagiate: se in media è fornita di telecabina circa una farmacia su quattro, tra le rurali il tasso si avvicina in alcune regioni al 50%.
Il messaggio, per la farmacia italiana, è chiaro: insoddisfazione e scontento verso la sanità pubblica possono aprire la strada a gruppi del retail che nell’offerta di servizi sanitari “leggeri” (unita alla prossimità dei loro punti vendita) vedono un’opportunità di mercato. Il rischio è quello di dover fare i conti con nuovi competitor, oppure doversi confrontare con quelli che già ci sono (si ricorderanno i progetti di Conad per la parafarmacia dei servizi, ma sono un segnale anche la recente partecipazione di dm-drogerie markt Italia alla campagna per il benessere al femminile “Le mestruazioni non sono un lusso”, e la presenza di Medi-Market tra i sostenitori dell’iniziativa Fiocco Rosa della Lilt).
La farmacia dei servizi rappresenta senz’altro una risorsa che può fare argine a derive “alla tedesca”, ma occorre anche farsi qualche domanda. Per cominciare: la desertificazione medica è un’emergenza da mettere sotto osservazione, ma la contromisura con cui in Francia le farmacie hanno puntellato le mura della sanità pubblica – la televisita – è un’opzione che finora in Italia è rimasta ferma alla carta: Agenas l’ha inserita tra le linee progettuali della telemedicina del Pnrr-Missione 6 (con teleconsulto, telemonitoraggio e teleassistenza), l’infrastruttura nazionale è attiva e il quadro regolatorio definito, ma di concreto non è ancora partito nulla e le Regioni procedono in ordine sparso (e con velocità molto diverse). E così, senza televisita anche la telecardiologia della farmacia dei servizi (che ancora fatica a decollare: in media 2 prestazioni a settimana per farmacia nei primi sei mesi del 2025, dati Federfarma) potrebbe risentirne: senza medici di famiglia che prescrivono le prestazioni e con un crescente numero di italiani che, un domani, potrebbe rivolgersi alla sanità low cost di concorrenti diretti delle farmacie, c’è il rischio che la domanda possa spegnersi per mancanza di carburante.

