Extracanale

Il 53% dei prodotti del paniere “personal care” (beauty, igiene della persona eccetera) ha confezioni in plastica rigida, nel “petcare” (cibo e accessori) sono il 17%. E’ quanto riferisce un’analisi condotta da IRi sugli scaffali del Largo consumo (ipermercati, supermercati, libero servizio) ma traslabile nella farmacia per la sovrapposizione di marchi e referenze che contraddistingue i due canali. Non è per caso che la società di ricerche ha focalizzato la sua attenzione sul tema: sono sempre di più i consumatori che mostrano simpatia per le imprese e i retailer sensibili al “plastic free” (secondo una recente ricerca, il 53% degli italiani preferisce acquistare prodotti realizzati o imballati in plastica riciclata e il 48% riutilizza più volte i monouso, per ridurre l’emissione di plastica) e dalla politica trapelano anticipazioni su un prossimo intervento legislativo del Governo per scoraggiare l’uso della plastica nel confezionamento dei prodotti della quotidianità.

Confezionamenti in plastica, l’incidenza secondo IRi

 

Si concretizzi o no un disegno di legge, il vento ambientalista non risparmierà la farmacia e l’infortunio capitato di recente a Boots in Inghilterra lo dimostra: è bastato che il gruppo ritardasse di qualche mese il recepimento di un’intesa sulla riduzione della plastica nei punti vendita perché ambientalisti e consumatori “militanti” la bersagliassero di proteste.

Ma che cosa si può fare in farmacia? Dalla ricerca di IRi trapela qualche spunto: i dati dicono che ogni 100 euro spesi in media dalle famiglie per la spesa di tutti i giorni, 28 finiscono in prodotti con imballo in plastica. Orientare gli acquisti sulle referenze che utilizzano confezionamenti in plastica riciclabile – o semplicemente evidenziarli sullo scaffale o nell’esposizione, visto che soltanto il 4% reca in evidenza tale caratteristica – è già un buon inizio: come rivela l’indagine di IRi, solo l’1% dei prodotti per la personal care utilizza contenitori in plastica riciclabile e solo il 2% degli acquisti punta a tali referenze.

 

Solo pochi brand comunicano sui contenitori la «riciclabilità»

 

«Coop è senz’altro l’insegna della gdo che più si sta impegnando su questo fronte» commenta a Pharmacy Scanner Santo Barreca, responsabile Sviluppo di Unica, la rete di Unico spa «ma sono convinto che le farmacie non possono farsi sfilare il tema. C’è una responsabilità sociale che ci obbliga all’impegno, perché la salute della persona dipende anche dalla salute dell’ambiente che ci circonda». Mettere nella dovuta evidenza o certificare prodotti e marchi che difendono l’ambiente (perché utilizzano materiali riciclabili o riducono le confezioni all’imballo principale) o utilizzare supporti in store (espositori, cartelli, cestoni) in materiale durevole, sono per Barreca alcune delle azioni che la farmacia non può più rinviare. «Ognuno può scegliere dove meglio dirigere il proprio impegno» avverte «ma comunque occorre presidiare lo spazio, aprirsi a nuove soggettività. In Unica stiamo lavorando in questa direzione con un progetto che non a caso si chiama Community Care».

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