Cresce la carenza di farmacisti, in Italia e all’estero. Valori o benefit per essere allettanti

Filiera

L’allarme c’è e lo ammettono tutti: da qualche tempo a questa parte, le farmacie fanno sempre più fatica a trovare farmacisti collaboratori. Sarà che tra tamponi, vaccini e servizi la domanda (di personale) ha progressivamente sopravanzato l’offerta; sarà che sul territorio ci sono più farmacie (l’onda lunga del concorso straordinario) ma l’università continua a sfornare lo stesso numero di laureati; sarà quello che volete, resta il fatto che oggi la carenza di cui più si parla nella filiera non è quella di farmaci ma di farmacisti.

A prescindere dalle cause, una cosa è certa: il fenomeno non è soltanto italiano. Nel Regno Unito, per esempio, trovare personale laureato si è fatto così difficile che ora le catene si “rubano” i farmacisti tra loro. Come Lloyds Pharmacy, più di 1.400 punti vendita in tutta la Gran Bretagna, che per trovare farmacisti non ha esitato a ricorrere… alle dolcezze: a settembre il gruppo ha inviato a una selezione di farmacisti dipendenti di altre catene un pacchetto di caramelle accompagnato da un biglietto da visita: «Solo due righe» c’era scritto sopra «per dirti che qui a Lloydspharmacy amiamo la vita e stiamo vivendo momenti sereni; offriamo stipendi competitivi, un sistema di bonus annuali e vantaggi straordinari. E vorremmo che tu fossi qui». Alla rivista Chemist&Druggist, che ha riportato la notizia, un portavoce di Lloyds Pharmacy ha confermato che l’iniziativa mira ad attrarre nuovi farmacisti, dato che il bisogno di laureati sta montando dappertutto. All’origine, dice il gruppo, ci sarebbero le crescenti competenze assegnate alle farmacie nell’ambito dell’assistenza territoriale. «I datori di lavoro come noi» ha osservato il portavoce di Lloyds «stanno mettendo in campo ogni genere di stratagemma per attirare nuovi dipendenti, incluso l’approccio diretto con i migliori talenti disponibili».

Due mesi fa, rivela ancora Chemist&Druggist, la catena aveva comunicato via LinkedIn che avrebbe offerto per alcuni posti al momento vacanti un bonus una tantum di seimila sterline (più di 7mila euro). Anche Rowlands, insegna del gruppo Phoenix, è all’assidua ricerca di nuovi collaboratori, ma – ha commentato causticamente un portavoce della catena – «selezioniamo in base alle capacità, non alla golosità. I nostri colleghi sono professionisti del settore sanitario che qui da noi hanno entusiasmanti opportunità di carriera».

Rivalità tra concorrenti a parte, nel Regno Unito la carenza di farmacisti ha cominciato a farsi sentire già dall’anno scorso. A giugno, riferisce ancora Chemist&Driggist, il Community pharmacy workforce development group aveva pubblicato un rapporto secondo il quale nelle sole farmacie inglesi (non la totalità del Regno Unito, quindi) risultava scoperto il 9% dei posti a tempo pieno. E la stima si basava su un sondaggio condotto un anno prima, nel luglio 2020. E secondo la Pda (Pharmacy defence association, il più importante sindacato di categoria) se è sempre più difficile trovare farmacisti è perché quelli che ci sono preferiscono sempre più spesso occupazioni in settori diversi dalla farmacia, dove le condizioni di lavoro sarebbero nettamente peggiorate.

Anche in Germania le farmacie stanno facendo crescente fatica a trovare personale laureato. Al punto che alcune associazioni regionali dei titolari si sono messe a offrire ai loro iscritti corsi di formazione e seminari dove si tratta di strategie di reclutamento. Una materia che per molti farmacisti (tedeschi ma anche italiani) è del tutto nuova e apre prospettive mai considerate. Sia d’esempio l’intervento di Marcella Jung, consulente di economia aziendale, a un recente convegno organizzato dall’Associazione dei farmacisti della Sassonia-Anhalt (ne riferisce un articolo della rivista Daz.online): quando la farmacia recluta nuovo personale, ha detto, l’offerta va calibrata sull’età e sulle aspettative del target; i farmacisti nati tra il 1980 e il 1995 (la cosiddetta Generazione Y) sono spesso tecnologici e digitali, badano di solito alla concretezza e danno molto valore al lavoro di squadra; la Generazione Z (nati dopo il 1995) riserva invece più attenzione ai valori tradizionali, come stabilità, ordine e sicurezza. Di conseguenza, quando si cercano collaboratori della Generazione Y gli annunci di lavoro dovrebbero mettere in risalto la “partecipazione creativa” con cui il personale viene coinvolto nella gestione della farmacia, senza tralasciare il concetto più importante: carriera. In particolare, negli annunci bisognerebbe ricorrere a slogan tipo «Offriamo interessanti opportunità di carriera anche ai neoassunti». Se invece si punta ai farmacisti della Generazione Z, gli annunci dovrebbero porre l’accento sull’affidabilità e sui rapporti umani. Uno slogan, per esempio, potrebbe essere «Qui lavorerai in sicurezza all’interno di un team di esperti». In nessun caso, ha comunque avvertito Jung, si dovrebbero fare promesse che non si possono mantenere.

E in Italia? Per ora non risultano gare tra insegne per “rubarsi” a vicenda i collaboratori, come nel Regno Unito (anche se la nuova Farmacia Boots di San Babila ha per direttrice una trentenne “acquistata” da un’altra rete), è vero però che la carenza di personale ha spinto o sta spingendo diversi gruppi ad affinare la propria attrattività. «Si punta soprattutto sul contesto o sull’ambiente lavorativo» osserva Santo Barreca, responsabile sviluppo di Unica, la catena di Unico spa «anche perché i giovani oggi tendono a mettere davanti al salario le opportunità di carriera, le condizioni di lavoro, la lontananza da casa, oppure la dimensione sociale: c’è chi preferisce le piccole farmacie di paese, vaglia le proposte di lavoro di conseguenza».

E’ evidente che se prevalgono valori come la carriera o l’inquadramento economico, le catene partono avvantaggiate. Non soltanto perché in un gruppo strutturato le chance di una progressione sono più ampie, ma anche perché è più frequente imbattersi in bonus e benefit. «Noi abbiamo lavorato parecchio sull’engagement» osserva l’amministratore delegato di Dr.Max Italia, Mirko Favari «quindi anche se in effetti è cresciuta la selettività riusciamo a essere attrattivi. Abbiamo per i nostri dipendenti un piano di welfare aziendale che comprende una sanità integrativa molto evoluta e un programma di incentivi evoluto anch’esso. Quando presentiamo i nostri pacchetti, riscontiamo che c’è molto interesse». Anche diverse associazioni provinciali di Federfarma, Milano in testa, hanno adottato una piattaforma di welfare aziendale, in partnership con Ubi Banca, che consente alle farmacie associate di accedere a un ampio menù di benefit (comprendente non solo prestazioni di sanità integrativa, ma anche voucher per la scuola e la famiglia, buoni pasto, abbonamenti e altro ancora). Purtroppo però sono al momento poche le farmacie che hanno deciso di servirsi di tale leva per fidelizzare i collaboratori, anche se ora lo scenario potrebbe cambiare.

Altri, invece, cercano di “prevenire” la carenza lavorando direttamente con le università, per assicurarsi un collegamento diretto con i neolaureati che cercano occupazione oppure selezionare gli elementi migliori che escono dalle facoltà. Boots, per esempio, ha allacciato una partnership con l’Università di Pavia grazie alla quale dal prossimo gennaio gli studenti di Farmacia più brillanti potranno effettuare un tirocinio negli esercizi della catena. E nella farmacia di San Babila inaugurata all’inizio di ottobre, ha affidato la direzione a una giovane farmacista (trentunenne) “tolta” a un altro network.

Con l’università di Pavia collabora anche Valore Salute-Comifar, che nell’ambito del progetto Laurea Magistrale Plus propone agli studenti del quinto anno un percorso di sei mesi nell’azienda e nelle farmacie della rete. Obiettivo, avvicinare i futuri farmacisti al mondo del lavoro ma anche andare alla caccia di “talenti” che, al termine del percorso di studio, potrebbero essere inseriti nell’impresa o in farmacia. E rientra in questa casistica anche la sponsorizzazione del master per farmacisti organizzato dall’università Bocconi di Milano da parte di Neo Apotek: la catena di farmacie della famiglia milanese Cocchi-Riva  finanzierà ogni anno 50 borse di studio che andranno a farmacisti collaboratori intenzionati a fare carriera e diventare direttori di farmacia.

«Prevedo una crescente competizione tra farmacie anche sul fronte del personale» riprende Barreca «adesso è ancora prematuro ma tra breve titolari e società dovranno preoccuparsi anche di come tenersi stretti i collaboratori più bravi». E in più, assicurarsi canali di reclutamento affidabili. E’ forse arrivato il momento di vedere con occhi nuovi il periodo di tirocinio pre-abilitazione: anziché relegare il neolaureato a mansioni di bassa complessità, potrebbe diventare utile farne una sorta di stage nel quale la farmacia “espone” condizioni di lavoro, possibilità di carriera, ambiente professionale e altro ancora. Come si dice, il dibattito è aperto.

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