Covid: italiani ancora insicuri, più di uno su due evita gli ipermercati e nei negozi cerca di non toccare scaffali e porte

Consumatore

Anche nella seconda ondata, le preoccupazioni legate alla pandemia condizionano fortemente scelte e percorsi dei consumatori, che mostrano attenzione per la sicurezza offerta dai punti vendita in cui entrano: quasi la metà degli italiani dichiara di evitare i grandi centri commerciali e preferisce i negozi di prossimità, il 52% dice di toccare meno di prima i prodotti sugli scaffali e il 57% cerca di ridurre al minimo l’uso delle mani per aprire porte e maniglie. Sono alcune delle evidenze che provengono dalle ultime analisi di Gfk sui comportamenti dei consumatori di casa nostra ai tempi di covid.

 

 

A pesare sulle abitudini, dicono le osservazioni, è soprattutto una forte richiesta di sicurezza. Che per molti italiani si traduce in una progressiva conversione all’omnicanalità, ossia all’uso di fisico e digitale senza soluzioni di continuità: sono ormai uno su tre (il 38%, per la precisione) i connazionali che quando acquistano utilizzano allo stesso modo il canale fisico e quello digitale. E nelle regioni che nella seconda ondata sono state dichiarate «rosse», l’evoluzione si fa ancora più evidente: in Lombardia, la quota dei consumatori “omnicanale” arriva al 42%. «Con l’arrivo della stagione natalizia» è il commento finale di Gfk «i retailer dovranno essere in grado di soddisfare le aspettative degli italiani con una shopping experience votata alla sicurezza, alla flessibilità e all’omnicanalità».

E’ una raccomandazione che, in buona parte, vale anche per le farmacie, dove una eventuale sottovalutazione della sicurezza (percepita) rischia di tradursi in un’ulteriore erosione degli ingressi. Non è un fenomeno che interessa tutti i farmacisti titolari, ma fa pensare il dato esposto la settimana scorsa alla convention di fine anno di Farmacie Specializzate, il circuito di Unifarco: in media, gli esercizi della rete lamentano quest’anno un calo degli accessi del 7,5%.  «La farmacia dà sicurezza in quanto tale» ricorda Luigi Corvi, amministratore di Farmacie Specializzate «però è vero che viviamo un momento particolare. Ieri mi sono fermato per quattro ore nella farmacia di nostra proprietà a Roma, la grande maggioranza delle persone entrava, raggiungeva decisa il banco, chiedeva ciò di cui aveva bisogno, ascoltava il consiglio del farmacista senza impazienza quando veniva fornito, ma poi se ne usciva con lo stesso passo con cui era entrata».

Anche in farmacia, dunque, c’è poca voglia di toccare, fermarsi, guardarsi attorno. «Basta vedere quello che succede alle zone tester o ai banchi del make up» osserva Corvi «nessuno ha più voglia di provare o confrontare prodotti, shopping experience drasticamente impoverita». In questo contesto, vale quindi anche per la farmacia il richiamo di Gfk ha lavorare su sicurezza, flessibilità e omnicanalità per riempire di nuovi contenuti l’esperienza di acquisto del consumatore. «In tema di sicurezza» riprende Corvi «conta il fare ma anche il comunicare. Noi abbiamo sviluppato per le nostre farmacie materiali e strumenti che informano sui comportamenti e sulle cautele da assumere quando si entra in farmacia, così come sulle misure praticate; il cliente coglie così l’attenzione che nel punto vendita viene data all’igiene e alla prevenzione».

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