Consumatore

Non è esagerato parlare di un vero e proprio “boom” per il traffico dati mobile, quello che passa da smartphone e tablet. L’ultimo Ericsson mobility report, termometro dei consumi mondiali, non lascia dubbi, registrando una vera impennata di questo traffico dati nell’ultimo anno, e precisamente dal terzo trimestre 2017 al terzo trimestre del 2018: + 79%, vale a dire la percentuale più alta mai registrata dal 2013. E questo soprattutto grazie alla Cina e, più in generale, al Nord Est asiatico, dove il trend ha registrato un +140%, con un traffico dati da smartphone di 7,3 gigabyte al mese, anche se in cima alla classifica rimane pur sempre il Nord America, con un consumo di 8,6 gigabyte al mese (l’Europa è terza, con abbonamenti in 5G tra sei anni pari al 30%, contro il 55% del Nord America e il 43% del Nord-Est asiatico).

Interessante anche la proiezione che il report Ericsson fa per i prossimi sei anni. Entro la fine del 2024 il traffico dati mobile lieviterà di cinque volte e più del 40% della popolazione mondiale sarà connessa in 5G, raggiungendo l’1,5 miliardi di abbonamenti, e questo grazie ai suoi tre driver: la maggiore capacità di rete, i minori costi per gigabyte e l’abilitazione di nuove modalità d’uso.

Interessanti anche le previsioni sui collegamenti IoT, l’Internet of Things, la tecnologia che promette importanti progressi soprattutto nell’healthcare (magliette che misurano il battito cardiaco e inviano i dati in tempo reale, braccialetti che monitorano la pressione e così via). Ebbene, l’Ericsson mobility report prevede che nel 2014 questi collegamenti cellulari riusciranno a superare i 4 miliardi di connessioni, di cui 2,7 miliardi nel Nord-Est asiatico. Saranno, infatti, sempre più numerose le sue modalità d’impiego, anche nel campo healthcare, grazie alla continua evoluzione delle tecnologie NB-IoT e Cat-M1.  «Stiamo assistendo a cambiamenti che saranno fondamentali» ha dichiarato Fredrik Jejdling, executive vice president e head of business area Networks di Ericsson «e che avranno un impatto non soltanto sul mercato consumer, ma anche in molti settori industriali».

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