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In Italia sono 200mila i celiaci diagnosticati e in media uno su cinque ingerisce glutine senza saperlo, per colpa di qualche alimento contaminato. E’ una delle evidenze provenienti dal convegno organizzato a Milano da Università degli Studi e Fondazione Irccs Cà-Granda per fare il punto sui progressi della ricerca clinica in tema di intolleranze al glutine.

Nonostante i contenuti prettamente scientifici, dall’evento sono arrivati numeri e cifre che interessano certamente le farmacie specializzate nel gluten free, in attesa della Relazione con cui ogni anno il ministero della Salute fotografa le dimensioni del pianeta celiachia (dovrebbe uscire a breve).

Per cominciare, resta confermata la crescita del fenomeno: in trent’anni, dicono le statistiche, si è passati da un celiaco ogni 2mila persone a uno su 150, un incremento da addebitare a tecnologie di diagnosi più sofisticate – che hanno fatto emergere casi prima inconsapevoli – e agli stili di vita. Anche la malattia però è cambiata: tre decenni fa colpiva principalmente in età pediatrica e riguardava tra i 3 e i 5mila italiani (tanto che si parlava di patologia rara) oggi l’incidenza si aggira tra lo 0,5 e l’1,5% della popolazione. I più colpiti sono i bambini tra i 4 e gli 8 anni, gli adulti tra i 25 e i 35 anni e le donne, che prevalgono sugli uomini per un rapporto di 3 a 1.

«Esiste una tendenza reale all’aumento di questa patologia autoimmune» osserva Luca Elli, responsabile del Centro celiachia della Fondazione Irccs Cà-Granda di Milano «per molteplici cause molte delle quali ancora tutte da verificare. Per esempio i cambiamenti nelle tecniche di coltivazione, molto più intensiva e fertilizzata, gli stili di vita e l’uso di antibiotici anche in età pediatrica».

Poi c’è la faccia nascosta del pianeta celiachia: si stimano all’incirca 400mila non diagnosticati, cioè malati che non sanno di esserlo, da aggiungere ai 200mila italiani nei quali la patologia è stata accertata. E che oggi hanno seri problemi di aderenza al regime alimentare: il 20% circa, dicono alcuni studi internazionali, mangia alimenti con glutine senza saperlo. «Ora però c’è un nuovo test diagnostico» ha spiegato Maurizio Vecchi, direttore del convegno e direttore dell’unità operativa di Gastroenterologia del Policlinico di Milano «che misura la quantità di peptide del glutine presente nelle urine e nelle feci dei pazienti. Sarà possibile capire se si sta mangiando in maniera occulta qualunque alimento con glutine e intervenire».

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