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Cef: la farmacia indipendente non può ballare da sola. E alle reti serve anche senso di appartenenza

Filiera

Non è più il tempo dei lupi solitari, delle farmacie che oltre a mantenere l’indipendenza vogliono continuare anche a ballare da sole. Perché gli ultimi movimenti che arrivano dalle catene del capitale – la nuova campagna acquisti di Dr.Max o i progetti per l’Italia della tedesca Phoenix, con le controllate Comifar e Admenta-Lloyds – dicono una volta di più che le farmacie indipendenti possono può competere con le organizzate soltanto se a loro volta si organizzano davvero, senza localismi e con spirito di squadra. Anzi di rete.

Questo il messaggio lanciato da Cef (la prima cooperativa della distribuzione farmaceutica con oltre 2.350 soci, 1.450 farmacie in rete e ricavi che nel 2022 hanno superato i 1.450 milioni) nella convention nazionale che dall’1 al 4 giugno ha richiamato a Scicli, in provincia di Ragusa, oltre 400 farmacisti: «Siamo noi la vera alternativa alle catene del capitale» ha detto nel suo intervento di apertura il presidente Vittorino Losio «abbiamo investito tanto per supportare la farmacia indipendente e professionale ma oggi è indispensabile rendere ancora più coesa la rete, rafforzare il senso di appartenenza. Perché solo se siamo davvero uniti possiamo affrontare il cambiamento».

Di qui la parola d’ordine dell’evento: corporate identity, ossia identità aziendale. Oppure – per usare un termine più adatto – senso di appartenenza. Quello che la cooperativa sta iniettando nel suo network a due livelli di affiliazione Cef – La farmacia italiana, dove stanno progressivamente confluendo le due reti “anziane” +bene e FarmaciaINsieme. Attualmente sono oltre 420 le farmacie che hanno aderito al livello “premium” e poco meno di 300 quelle che hanno scelto il livello light, cui vanno aggiunte le 700 che ancora sono iscritte a FarmaciaINsieme e sono in procinto di passare a al network più recente.

Corporate identity, dunque, per incollare tra loro le diverse “anime” regionali della cooperativa, eredità delle fusioni e acquisizioni che Cef ha concluso in più di un decennio. lavora in tal senso – come ha spiegato alla convention il direttore generale di Cef, Alessandro Orano – il logo che da un paio di anni riconduce sotto un unico brand tutte le attività del gruppo (distribuzione, retail, private label eccetera), premiato l’anno scorso èal Wolda, il Worldwide Logo Design Award. E porta nella stessa direzione la già citata transizione dalle due reti +bene (già completata) e FarmaciaINsieme (ancora in corso) al network unitario Cef – La farmacia italiana. Dove appartenenza e identità sono amplificate dalla condizione di format, insegna, category, servizi e formazione.

I servizi, in particolare, sono la carta sulla quale Cef e il suo network intendono puntare per competere con il capitale. Ha portato argomenti a sostegno il vicepresidente di Doxa Pharma, Gadi Schoenheit, che alla convention ha presentato i risultati dell’ultima edizione di Barometro Farmacie, l’indagine con cui l’istituto di ricerche misura annualmente l’evoluzione del canale: per il 28% degli intervistati i servizi come esami e analisi di base sono ciò che differenziano la farmacia dagli altri esercizi del comparto salute. E ancora: il 49% vorrebbe usufruire o già usufruisce in farmacia di servizi di checkup, il 50% di test e screening per la prevenzione, il 41% di servizi per l’aderenza terapeutica.

Non è allora un caso che Cef riponga grande fiducia nella farmacia dei servizi, come testimoniano i numeri macinati dalle farmacie del suo network: nel 2022, ha ricordato Rossella Miracapillo, responsabile Servizi al cittadino della cooperativa, sono state effettuate più di 27mila prestazioni di telemedicina, 154 giornate di screening, quasi cinquemila noleggi di apparecchi per la magnetoterapia, 1.522 test natrix, 1.670 analisi chimiche e 148 breath test. Tra gli altri servizi che Cef mette a disposizione delle farmacie associate comprende inoltre teledermatologia, telemonitoraggio (per gli anziani), screening dell’occhio secco e test per lo streptococco.

L’esperienza, poi, dimostra che i servizi non portano soltanto traffico ma possono anche dare un contributo tutt’altro che irrisorio ai ricavi. A conferma Miracapillo ha citato la farmacia “best performer” per gli ecg: oltre mille elettrocardiogrammi in un anno, per un fatturato di circa 31mila euro. Stesso discorso per la farmacia Cef che ha erogato il maggior numero di holter cardiaci, 180 (sempre in un anno) per un fatturato di circa 13mila euro. Ma i servizi, ha ricordato ancora Orano, coltivano anche il senso di appartenenza e identità, perché riempiono il network di contenuti professionali qualificanti e distintivi. E che una farmacia indipendente ma solitaria fa tantissima fatica a offrire.

 

 

 

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